Le parole non sono state inventate perché gli uomini s’ingannino tra loro ma perché ciascuno passi all’altro la bontà dei propri pensieri. San Agostino

martedì 30 giugno 2009

Tra silenzio e parola

Tra silenzio e parola vi è lo stesso legame interiore e la stessa distinzione che v'è tra solitudine e comunione. L'una non può esistere senza l'altro. La giusta parola nasce dal silenzio, e il giusto silenzio nasce dalla parola."

Dietrich Bonhoeffer

"L'alba di un nuovo giorno"

O mio Dio, Trinità che adoro 2

O Verbo eterno, Parola del mio Dio, voglio passare la mia vita ad ascoltarti, voglio rendermi docilissima ad ogni tuo insegnamento, per imparare tutto da te; e poi, nelle notti dello spirito, nel vuoto, nell'impotenza, voglio fissarti sempre e starmene sotto il tuo grande splendore.

Elisabetta della Trinità

DA ROMA A CORINTO

Ciò che spinse Prisca e Aquila a sbarcare nella città di Corinto non fu l’ansia missionaria tipica degli apostoli. Inizialmente è da supporre che, nonostante la loro fede e il battesimo che avevano ricevuto a Roma, essi non possedevano quella santa fretta di annunciare il Vangelo. L’incontro con san Paolo determinò in loro questo cambiamento di mentalità e la disponibilità a partecipare alla missione evangelizzatrice della chiesa nascente.

Testo citato pag.24

lunedì 29 giugno 2009

Gli evangelizzatori di Corinto : Priscilla e Aquila


L’inizio della storia di questi due infaticabili missionari viene vista in questo cruciale incontro che essi ebbero con san Paolo nella città di Corinto nell’anno 51. Essi erano arrivati da poco nella capitale dell’Acaia provenienti da Roma, loro abituale dimora, in seguito ad uno sprovveduto provvedimento governativo dell’imperatore Claudio, che ordinava l’espulsione da Roma di tutti i Giudei, fossero essi cristiani o meno. Con ogni probabilità si erano convertiti e avevano ricevuto il battesimo prima del loro incontro con Paolo a Corinto, come sembra suggerire la familiarità che subito nacque tra di loro.(…)
L’Apostolo intuì subito le buone qualità dei coniugi e l’utilità che ne poteva trarre per la sua difficile missione a Corinto e chiese o accettò di essere loro ospite. Esercitando essi il medesimo mestiere di Paolo (costruttori di tende), diedero all’apostolo agio di poter lavorare e provvedersi il necessario alla vita senza essere di peso alla loro casa.(…) La lunga permanenza dell’Apostolo nella casa dei coniugi dovette avere su di loro un’influenza spirituale molto determinante se, anche con il loro aiuto egli fondò la grandiosa chiesa di Corinto e se, come raccontano gli Atti, alla fine della sua missione in terra di Grecia, s’imbarcò diretto in Siria in loro compagnia .

Onoriamo il martirio di Pietro Paolo


Celebriamo i grandi astri della Chiesa, Pietro e Paolo, perché più del sole hanno brillato nel firmamento della fede, e con i raggi dell’annunzio hanno tratto dall’ignoranza le genti.
L’uno, inchiodato sulla croce, ha fatto il suo viaggio verso il cielo, dove gli sono state affidate da Cristo le chiavi del regno; l’altro decapitato dalla spada, se ne andato al salvatore e degnamente è detto beato.
Entrambi hanno accusato Israele di aver ingiustamente messo le mani sul Signore stesso.
Per le loro preghiere dunque, o Cristo Dio nostro, abbatti quanto si avversano e rafforza la fede ortodossa, perché sei amico degli uomini.

Con la triplice domanda : Pierto, mi ami tu?, Cristo ha corretto il triplice rinnegamento. er questo dice Simone a colui che conosce le cose segrete: Signore, tutto tu conosci, tutto sai, tu lo sai che io ti amo. E’ per questo il Salvatore gli risponde: Pasci le mie pecore, pasci il mio gregge eletto, pasci i miei agnelli che mi sono acquistati col mio sangue, per salvarli. Supplicalo, o apostolo beato in Dio, perché ci doni la grande misericordia.


Il Cristo che, per scienza divina, chiama come esistenti le cose che non sono, o Paolo beatissimo, egli stesso ti ha scelto dal grembo materno per portare davanti alle genti il suo divino nome che è al di sopra del suo nome: perché egli si è grandemente glorificato.
Per mostrarti, o Paolo, il futuro splendore della pietà e la distruzione dell’errore, Cristo, che sul monte si manifestò sfolgorante, ti ottenebra l’occhio della carne, ma rende intelligente l’anima con la conoscenza della Triade perché egli si è grandemente glorificato.
Circonciso l’ottavo giorno, ardente sostenitore della tradizione dei padri, o Paolo, ebreo quanto alla stirpe, della tribù di Beniamino fariseo secondo la legge, tutto hai considerato spazzatura e hai guadagnato Cristo: perché egli si è grandemente glorificato.

Anthologhion

Giovanni Paolo TV Santi Pietro e Paolo

domenica 28 giugno 2009

O mio Dio, Trinità che adoro 1


O mio Dio, Trinità che adoro, aiutami a dimenticarmi interamente, per fissarmi in te, immobile e quieta come se la mia anima già fosse nell'eternità.
Nulla possa turbare la mia pace ne farmi uscire da Te, o Immutabile; ma che ad ogni istante, io mi immerga sempre più nelle profondità del tuo mistero!
Pacifica l'anima mia; rendila tuo cielo, tua prediletta dimora e luogo del tuo riposo.
Che, qui, io non ti lasci mai solo; ma tutto io vi sia, vigile e attivo nella mia fede, immerso nell'adorazione, pienamente abbandonato alla tua azione creatrice.

Elisabetta della Trinità

Resurrezione

Il cristianesimo è stato dichiarato morto infinite volte. Ma, alla fine, è sempre risorto, perchè è fondato sulla fede in un Dio che conosce bene la strada per uscire dal sepolcro (Chesterton).

LA FEDE, FONTE DI GIOIA

Chi non ha la fede ha l’anima ben più cieca di coloro che non hanno occhi… Viviamo in questo mondo come avvolti nella nebbia; ma la fede è il vento che dilegua la nebbia e che fa splendere sulla nostra anima un bel sole…Guardate come per i protestanti tutto è triste e freddo! E’ un lungo inverno. Per noi, invece, tutto è gaio, gioioso e consolante.

Lasciamo che la gente mondana dica quello che vuole. Ahimè! Come potrebbe vedere? E’ cieca. Se anche Nostro Signore Gesù Cristo facesse oggi tutti i miracoli che ha fatto in Giudea, ancora non verrebbe creduto.

Vedete, figli miei: quello che manca, è la fede…Quando non si ha fede, si è ciechi. Chi non vede, non conosce; chi non conosce, non ama; chi non ama Dio, ama se stesso e i piaceri della vita. Lega il suo cuore a cose che passano come una nube di fumo. Non può conoscere né la verità, né alcun bene; può conoscere soltanto la menzogna, perché non ha in sé la luce. Se avesse in sé la luce, vedrebbe chiaramente che tutto ciò che ama può solamente portarlo alla morte eterna.

Quando diciamo: “Mio Dio, io credo, credo fermamente, vale a dire senza il minimo dubbio, senza la minima esitazione…” oh! Se ci lasciassimo inondare da queste parole: “Credo fermamente che tu sei presente ovunque, che tu mi vedi, che il tuo sguardo è su di me che un giorno ti vedrò chiaramente di persona, che godrò di tutti i beni che mi hai promesso!…Mio Dio, spero che mi ricompenserai di tutto ciò che avrò fatto per esserti gradito!…Mio Dio, ti amo! E’ per amare te che ho un cuore!…” oh! Basterebbe questo atto di fede, che è al tempo stesso anche un atto d’amore!…

Fonte http://www.curatodars.com/scritti.html

LA FEDE, FONTE DI GIOIA

Chi non ha la fede ha l’anima ben più cieca di coloro che non hanno occhi… Viviamo in questo mondo come avvolti nella nebbia; ma la fede è il vento che dilegua la nebbia e che fa splendere sulla nostra anima un bel sole…Guardate come per i protestanti tutto è triste e freddo! E’ un lungo inverno. Per noi, invece, tutto è gaio, gioioso e consolante.

Lasciamo che la gente mondana dica quello che vuole. Ahimè! Come potrebbe vedere? E’ cieca. Se anche Nostro Signore Gesù Cristo facesse oggi tutti i miracoli che ha fatto in Giudea, ancora non verrebbe creduto.

Vedete, figli miei: quello che manca, è la fede…Quando non si ha fede, si è ciechi. Chi non vede, non conosce; chi non conosce, non ama; chi non ama Dio, ama se stesso e i piaceri della vita. Lega il suo cuore a cose che passano come una nube di fumo. Non può conoscere né la verità, né alcun bene; può conoscere soltanto la menzogna, perché non ha in sé la luce. Se avesse in sé la luce, vedrebbe chiaramente che tutto ciò che ama può solamente portarlo alla morte eterna.

Quando diciamo: “Mio Dio, io credo, credo fermamente, vale a dire senza il minimo dubbio, senza la minima esitazione…” oh! Se ci lasciassimo inondare da queste parole: “Credo fermamente che tu sei presente ovunque, che tu mi vedi, che il tuo sguardo è su di me che un giorno ti vedrò chiaramente di persona, che godrò di tutti i beni che mi hai promesso!…Mio Dio, spero che mi ricompenserai di tutto ciò che avrò fatto per esserti gradito!…Mio Dio, ti amo! E’ per amare te che ho un cuore!…” oh! Basterebbe questo atto di fede, che è al tempo stesso anche un atto d’amore!…

Fonte http://www.curatodars.com/scritti.html

"L'alba di un nuovo giorno"

"L'alba di un nuovo giorno"

sabato 27 giugno 2009

Pregare con i salmi

"..Nei salmi Gesù continua a pregare per noi come nostro sacerdote, continua a pregare in noi come nostro capo, è pregato da noi come nostro Dio"

San Agostino

Il meglio di te - Madre Teresa di Calcutta - by Soraya

Priscilla e Acquila Apostoli di vita coniugale

Cari amici, lettori del blog” sete di infinito” il prossimo otto luglio la chiesa celebrerà la figura degli sposi Priscilla e Aquila.
In questo spazio di tempo che ci separa dal giorno della festa vorrei, inseme a voi, riflettere su questa straordinaria figura di coniugi.
Vorrei ripercorrere la loro esperienza cristiana attraverso la lettura di alcuni brani di un libro dal titolo “Priscilla e Aquila Apostoli di vita coniugale” scritto dal collega Giuseppe Gangale, insegnante di Religione
Cattolica nella scuola secondaria.
A lui mi stringe una fraterna amicizia; tanti ricordi legati ai corsi di teologia, tante ore ore di studio, di ricerca teologica, discussioni intorno a testi scritturistici, e patristici sul modello delle Jeschiva ebraiche.
Da una attenta lettura del testo scaturisce una vera è propria “spiritualità della vita coniugale” ispirata alla loro figura infatti essi furono : “due infaticabili coniugi che seppero adattare la loro vita alle esigenze della missione evangelizzatrice della chiesa appena nascente, offrendo la loro casa al servizio del Vangelo come punto di riferimento fondamentale per le comunità cristiane di Corinto, Efeso e Roma.”(dall’introduzione pag 7).
Emerge dalla riflessione, fatta dall’autore, il grande ruolo che ebbe la coppia nella Chiesa nascente : “i primi ad interpretare le esigenze del Vangelo nella vita matrimoniale e saperlo incarnare nell’ordinario e nella ferialità di tutti i giorni, contestualmente alla particolare situazione di quell’epoca che voleva tutti i cristiani al servizio della missione evangelizzatrice.”( pag 7)
In quanto cristiani, è soprattutto chi come me, coppia cristiana, non può non essere interpellata da questa straordinaria coppia di sposi santi, che: “divenuta credente, era tale perché offriva la sua piena disponibilità al servizio del Vangelo. E, agli inizi della chiesa, porsi al servizio del Vangelo significava porsi al servizio della grande missione appena iniziata. Il carattere missionario della nuova “religione” investiva tutti i credenti, sposati e non, di una speciale vocazione alla quale essi erano chiamati a dare soddisfazione perché intrinsecamente legata al Vangelo di Cristo e, perciò, alla salvezza.”(7)
In questo periodo di riflessione sulla santa coppia delle origini cristiane avremo la disponibilità dell'autore, che interverrà nel blog e sarà a disposizione di tutti gli amici che vorranno rivolgergli domande, presentare quesiti o usufruire, nello spirito di comunione cristiana, della sua esperienza di vita coniugale. Inoltre, chiunque vorrà potrà dialogare privatamente tramite posta elettronica con l'autore

venerdì 26 giugno 2009

Eucarestia

preghiera da recitarsi dopo la comunione

Invocazioni di San Ignazio

Anima di Cristo, santificami.
Corpo di Cristo, custodiscimi.
Sangue di Cristo, inebriami.
Acqua del costato di Cristo, purificami.
Passione di Cristo, confortami.
O buon Gesù, esaudiscimi.

Dietro le tue piaghe nascondimi
E non permettermi che io sia separato da te.

Dal nemico diabolico difendimi.

Nell’ora della mia morte chiamami
ed ordinami di venire presso di Te
per lodarti insieme ai Tuoi Angeli
ed ai Tuoi Santi per l’eternità. Amen

Contemplare il tuo volto

" Concedi che io possa sedere tranquillo a faccia a faccia con te.
Lontano dalla vista del tuo volto
il mio lavro è una pena senza fine
un mare sconfinato di dolore"

R Tagore

giovedì 25 giugno 2009

Visite al santissimo Sacramento ed a Maria Santissima

"I sovrani della terra non sempre, nè facilmente danno udienza; invece il Re del Cielo, nascosto sotto i veli eucaristici, è pronto a ricevere chiunque"

San Alfonso Maria de Liguori

Direzione spirituale

"Se non trovi una buona guida, allora devi affidarti alla volontà di Dio in umilltà e il Signore con la sua grazia ti ammaestrerà.; perchè il Signore ci ama a tal punto che è impossibile esprimerlo con parole e la nostra intelligenza non può comprenderlo, ma solo nello Spirito Santo si conosce l'amore di Dio con la fede, mentre con l'intelligenza non lo si conosce."

Silvano del monre Athos

mercoledì 24 giugno 2009

Il Pastore buono e premuroso

"Facciamo in mdo da non allontanarci nè perdere di vista il nostro caro pastore Gesù, perchè le pecorelle che stanno vicine al loro pastore sono preferite, ricevono più carezze è spesso anche qualche bocconcino del cibo di cui egli si nutre.
Se il pastore dorme è la pecorella gli rimane vicino finchè si sveglia oppure è lei che lo svglia, allora l'affetto del tenero animale viene premiato con nuovi regali"
Santa Teresa

Nascita di san Giovanni Battista

Lode a te, Cristo Dio nostro. Tu hai manifestato chiaramente alla tua Santa Chiesa il mistero della tua economia, la tua venuta ci riempie di gioia. Essa ci ha liberati dalla schiavitù del peccato e per la tua misericordia ci ha fatti figli tuoi. Quando arrivò il tempo della tua vera manifestazione, hai mandato Gabriele, il primo degli angeli, al sacerdote Zaccaria per dargli la buona novella della nascita di Giovanni il tuo precursore; Egli gli disse: “Non temere Zaccaria, poiché la tua preghiera è stata esaudita e la tua moglie partorirà un figlio e lo chiamerai Giovanni. Molti si rallegreranno della sua nascita poiché porterà loro alla conoscenza del Signore Dio di Israele”

Testi siri

Silenzio

"Mentre un profondo silenzio
avvolgeva tutte le cose,
e la notte era a metà del suo corso,
la tua parola onnipotente dal cielo...
si lanciò in mezzo alla terra"
Sap 18,14-16

Memoria della natività del venerabile e glorioso profeta , precursore e battista Giovanni


Procedendo dal grembo sterile di Elisabetta è apparso oggi il grande precursore, il profeta più grande di tutti i profeti, al quale nesuuno è ne mai sarà simile: poichè alla lampada del precursore succede la luce sfolgorante, alla voce, il Verbo, e lo sposo del paraninfo che prepara al Signore un popolo di suo peculiare possesso e in anticipo lo purifica mediante l'acqua, in vista dello Spirito.
Questi è il germpglio di Zaccaria, l'ottimo figlio del deserto, l'araldo della conversione, la purificazione dei delitti, colui che annuncia nll'ade la resurrezione dei morti e intercede per le anime nostre

Liturgia Bizantina

sabato 20 giugno 2009

La promessa del Cuore Immacolato di Maria

Evagelium Vitae

«La vita umana è sacra perché, fin dal suo inizio, comporta "l'azione creatrice di Dio" e rimane per sempre in una relazione speciale con il Creatore, suo unico fine. Solo Dio è il Signore della vita dal suo inizio alla sua fine: nessuno, in nessuna circostanza, può rivendicare a sé il diritto di distruggere direttamente un essere umano innocente». […]La vita umana presenta, pertanto, un carattere sacro ed inviolabile, in cui si rispecchia l'inviolabilità stessa del Creatore. (EV 53)

venerdì 19 giugno 2009

S. Margherita Maria Alacoque. Festa del Sacro Cuore di Gesù

Dall' autobiografiascritta nell'ottava della festa del Corpus Domini del 1675:
“Una volta, in un giorno dell'ottava, mentre ero da¬vanti al santo Sacramento, ricevetti dal mio Dio grazie straordinarie del suo amore e mi sentii tocca¬ta dal desiderio di ricambiarlo in qualche modo e di rendergli amore per amore. Lui mi disse: «Non puoi darmi amore più grande che fare quanto già tante volte ti ho chiesto». Allora, rivelandomi il suo Cuo¬re divino, aggiunse: «Ecco questo Cuore che ha tan¬to amato gli uomini, che non si è mai risparmiato, fino a spossarsi e a consumarsi al fine di testimoniar loro il suo amore. Per riconoscenza ricevo dalla maggior parte degli uomini solo ingratitudini, irrive¬renze e sacrilegi, insieme alla freddezza e al disprez¬zo che mi usano in questo sacramento d'amore. Ma ciò che mi è ancora più doloroso è che, a trattarmi così, siano cuori che mi sono consacrati. Perciò ti chiedo che il primo venerdì dopo l'ottava del santo Sacramento sia dedicato a una festa particolare per onorare il mio Cuore. In quel giorno ti comuniche¬rai e gli tributerai un'ammenda d'onore, per ripara¬re le indegnità che ha ricevuto durante il periodo in cui è stato esposto sugli altari. Ti prometto che il mio Cuore si dilaterà per effondere abbondantemente le grazie del suo divino amore su coloro che Gli renderanno quest'onore e procureranno che anche altri glielo rendano».

Nada te turbi

Evangelium Vitae

Il comandamento di Dio non è mai separato dal suo amore: è sempre un dono per la crescita e la gioia dell'uomo. Come tale, costituisce un aspetto essenziale e un elemento irrinunciabile del Vangelo, anzi esso stesso si configura come «vangelo», ossia buona e lieta notizia. Anche il Vangelo della vita è un grande dono di Dio e insieme un compito impegnativo per l'uomo. Esso suscita stupore e gratitudine nella persona libera e chiede di essere accolto, custodito e valorizzato con vivo senso di responsabilità. […]L'uomo, immagine vivente di Dio, è voluto dal suo Creatore come re e signore. […] L'uomo è re e signore non solo delle cose, ma anche ed anzitutto di se stesso 39 e, in un certo senso, della vita che gli è donata e che egli puó trasmettere mediante l'opera generatrice compiuta nell'amore e nel rispetto del disegno di Dio. […]La vita viene affidata all'uomo come un tesoro da non disperdere, come un talento da trafficare. (EV 52)

Le Promesse del Sacro Cuore di Gesù

giovedì 18 giugno 2009

Dedico questo post a tutte quelle persone visitate dalla malattia.
Nella logica cristina, la malattia può essere vissuta come "un passare di Dio".
Il Sigore percorre strade misteriose,difficili da capire ancor più da accettare .
Il Signore ci chiama ad essere sacerdoti nella sofferenza, offrire la malattia al Signore per il bene della chiesa. Sofferenza: grande mistero nascosto nel cuore di Dio.

Anche nel momento della malattia, l'uomo è chiamato a vivere lo stesso affidamento al Signore e a rinnovare la sua fondamentale fiducia in lui.[…] La malattia non lo spinge alla disperazione e alla ricerca della morte, ma all'invocazione piena di speranza. […] La missione di Gesù, con le numerose guarigioni operate, indica quanto Dio abbia a cuore anche la vita corporale dell'uomo.
Certo, la vita del corpo nella sua condizione terrena non è un assoluto per il credente, tanto che gli può essere richiesto di abbandonarla per un bene superiore. […] Nessun uomo, tuttavia, può scegliere arbitrariamente di vivere o di morire; di tale scelta, infatti, è padrone assoluto soltanto il Creatore, colui nel quale «viviamo, ci muoviamo ed esistiamo» (At 17, 28). (EV 46-47)

La certosa di Serra san Bruno

Cari amici del blog, vale la pena sostare qualque manciata di minuti a guardare questi quattro video che ho scelto.
Nell'89 ho visitato personalmente questa Certosa, cisono ritornato varie volte; ho avuto la grazie di parlare con un anziano monaco, passato ormai da tempo alla gloria del Padre.
Si respita un'aria di contemplazione veramente celestiale. Scoprire il carisma certosino, una grande realtà nella Chiesa, apre al desiderio della contemplazione del cielo. Consiglio vivamente anche la lettura di testi certosini.
Una nota di per sè edificante : quando un certosino scrive un libro non lascia mai traccia di sè, scrive "un certosino".

Visiting a Carthusian monastery - part 1

Visiting a Carthusian monastery - part 2

Visiting a Carthusian monastery - part 3

Visiting a Carthusian monastery - part 4.

Padre Pio e la preghiera

" Si cerca Dio ne i libri, si trova nella preghiera : se oggi non si crede più, si deve alla mancanza di preghiera. Dio non si rova nei libri, si trova nell'orazione; più si prega, più aumenta la fede e si trova Dio. Voi figlioli, non tralasciate mai la preghiera; pregate spesso durante la giornata.Fate anche un po di meditazione. Troverete e vedrete Dio.
San Pio da Pietralcina.

mercoledì 17 giugno 2009

Il treno della vita

Evangelium Vitae

Non è un caso che oggi, giorno del tutto speciale per la mia vita, io abbia deciso di citare questo brano.
Il presente testo da una risposta, seppur indiretta al senso che ha avuto la mia nascita.
Sin dall'eernità Dio mi aveva pensato per un progetto d'amore, chiamato cioè "alla donazione della vita mediante la generazione da parte dell'uomo e della donna nel matrimonio […]la generazione del figlio sia un evento profondamente umano e altamente religioso, in quanto coinvolge i coniugi che formano «una sola carne» (Gn 2, 24) ed insieme Dio stesso che si fa presente.
Questa frase che ho estratto dal brano di sotto è la sintesi della chiamata alla vita.
Amo pensare la mia vita come un io che si spezza; è cetamente difficile, un strada in salita,ma nella fatica assaporo sempre quella gioia che si prova nell'esperienza dell'amore.
Grazie Signore per avermi creato, in me rifletta quella scintilla di eternità che tu hai infuso nel mio cuore.



Una certa partecipazione dell'uomo alla signoria di Dio si manifesta anche nella specifica responsabilità che gli viene affidata nei confronti della vita propriamente umana. È responsabilità che tocca il suo vertice nella donazione della vita mediante la generazione da parte dell'uomo e della donna nel matrimonio […]la generazione del figlio sia un evento profondamente umano e altamente religioso, in quanto coinvolge i coniugi che formano «una sola carne» (Gn 2, 24) ed insieme Dio stesso che si fa presente. Come ho scritto nella Lettera alle Famiglie, «quando dall'unione coniugale dei due nasce un nuovo uomo, questi porta con sé al mondo una particolare immagine e somiglianza di Dio stesso: nella biologia della generazione è inscritta la genealogia della persona. Affermando che i coniugi, come genitori, sono collaboratori di Dio Creatore nel concepimento e nella generazione di un nuovo essere umano non ci riferiamo solo alle leggi della biologia; intendiamo sottolineare piuttosto che nella paternità e maternità umane Dio stesso è presente in modo diverso da come avviene in ogni altra generazione "sulla terra". Infatti soltanto da Dio può provenire quella "immagine e somiglianza" che è propria dell'essere umano, così come è avvenuto nella creazione. La generazione è la continuazione della creazione». (EV 43)

martedì 16 giugno 2009

Evangelium Vitae

Dalla sacralità della vita scaturisce la sua inviolabilità, inscritta fin dalle origini nel cuore dell'uomo, nella sua coscienza. […] Il comandamento relativo all'inviolabilità della vita umana risuona al centro delle «dieci parole» nell'Alleanza del Sinai (cf. Es 34, 28). […] Il messaggio complessivo, che spetterà al Nuovo Testamento di portare alla perfezione, è un forte appello al rispetto dell'inviolabilità della vita fisica e dell'integrità personale, ed ha il suo vertice nel comandamento positivo che obbliga a farsi carico del prossimo come di se stessi: «Amerai il tuo prossimo come te stesso» (Lv 19, 18). […] Vertice di questo amore è la preghiera per il nemico. Il comandamento di Dio a salvaguardia della vita dell'uomo ha il suo aspetto più profondo nell'esigenza di venerazione e di amore nei confronti di ogni persona e della sua vita. (EV 42)

ogni uomo semplice

Siate voi perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste

Oggi, San Agostino ci propone la sintesi di tutto il Vangelo. La chiamata dell'amore al nemico, certamente, non è un'opera che si può realizzare in base alle nostre forze.
Si perviene all'amore al nemico solo attraverso l'inabitazione dello Spirito Santo; non è assolutamente grazie allo sforzo umano che si passa all'altro,ma la consapevolezza che Cristo ci ha amati per primo: "ci ha amati quando ancora eravamo malvagi è peccatori" dirà San Paolo.

«A questo segno noi conosciamo di essere in lui, se in lui saremo perfetti» (1 Gv 4,17). Egli parla di perfetti nell'amore. Ma qual'è la perfezione dell'amore? E' amare anche i nemici ed amarli perché diventino fratelli. Il nostro amore infatti non deve essere carnale... Ama i tuoi nemici con l'intento di renderli fratelli; amali fino a farli entrare nella tua cerchia.

Cosí ha amato colui che, pendendo sulla croce, disse: «Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno» (Lc 23, 34)... Egli li volle preservare da una morte perpetua con una preghiera piena di misericordia e di forza. Molti tra essi credettero e fu loro perdonato di aver versato il sangue di Cristo. Quando si mostrarono crudeli, versarono quel sangue; quando credettero, lo bevvero. «In questo noi conosciamo che siamo in lui, se in lui saremo perfetti». Il Signore ci ammonisce ad essere perfetti quando ci parla del dovere di amare i nemici: «Siate dunque perfetti, come è perfetto il vostro Padre celeste».

lunedì 15 giugno 2009

Sono profondamente convinto che lo Spirito Santo nella Chiesa crea la comunione,al di la di ogni spazio e tempo.
Oggi, entrando nel blog, mi sono accinto a leggere un commento alla frase di San Pio da poche ore inserita. Ho trovato, postato da Miriam, assidua lettrice del blog, le beatitudini composte da San Tommaso Moro "Beati quelli".
Ho letto con attenzione tutto il testo e mi sono soffermato su una frase che mi ha colpito particolarmente. Solo alla fine ho letto chi era l'autore.
Leggere che l'aveva composta San Tommaso Moro mi ha lasciato un po’interdetto. "Perché?" vi chiederete. La ragione è semplice : proprio ieri ne parlavo con un collega, profondo conoscitore della figura e delle opere del Santo inglese.
Ricorrendo il 22 giugno la sua festa, avrei voluto prepararmi in qualche modo, per presentare un testo su cui riflettere!
Siamo partiti dalla considerazione che quella di S. Tommaso Moro è una figura poco conosciuta, non molti infatti sanno che fu marito è padre : è quindi una figura che può parlare tanto a tutti, in particolar modo a noi educatori (egli fu infatti precettore), sposati ed allo stesso tempo impegnati.
Capite dunque che il fatto di essere stato anticipato dalla collega Miriam , ha rafforzato questa mia idea!
È a dir poco sorprendente l’unità di pensiero che può portare diversi di noi a riflettere su una stessa tematica, o su uno stesso testimone della fede. Credo che se ci lasciamo guidare dallo Spirito potremo crescere sempre di più in quella comunione con Dio che Tommaso Moro ha sperimentato e testimoniato in tutta la sua vita e potremo aiutarci gli uni gli altri a crescere nella comunione tra di noi, indispensabile in ogni cammino di santità.

In compaginia di San Pio da Pietralcina

Sii umile di cuore, parco nel parlare, prudente nelle risoluzioni, benevolo con tutti, attento ai tuoi lavori, assudio nelle buone letture. Tutto il tuo esteriore sia una viva immagine della compostezza della tua anima.

Pdre Pio

Evangelim Vitae

L'amore che ogni essere umano ha per la vita non si riduce alla semplice ricerca di uno spazio in cui esprimere se stesso ed entrare in relazione con gli altri, ma si sviluppa nella gioiosa consapevolezza di poter fare della propria esistenza il «luogo» della manifestazione di Dio, dell'incontro e della comunione con Lui. […]La vita e la morte dell'uomo sono, dunque, nelle mani di Dio, in suo potere: «Egli ha in mano l'anima di ogni vivente e il soffio d'ogni carne umana», esclama Giobbe (12, 10). «Il Signore fa morire e fa vivere, scendere agli inferi e risalire» (1 Sam 2, 6). Egli solo può dire: «Sono io che do la morte e faccio vivere» (Dt 32, 39). Ma questo potere Dio non lo esercita come arbitrio minaccioso, bensì come cura e sollecitudine amorosa nei riguardi delle sue creature. Se è vero che la vita dell'uomo è nelle mani di Dio, non è meno vero che queste sono mani amorevoli come quelle di una madre che accoglie, nutre e si prende cura del suo bambino: «Io sono tranquillo e sereno come bimbo svezzato in braccio a sua madre, come un bimbo svezzato è l'anima mia» (EV 39)

Dolce sentire

Auguro a tutti voi una buona giornata nel Signore.

domenica 14 giugno 2009

PAROLE DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI


Nel Cenacolo il mistero di grazia e di salvezza, del quale siamo destinatari ed anche araldi e ministri, può essere espresso solamente in termini di amore. Poiché Egli ci ha amati per primo e continua ad amarci, noi possiamo rispondere con l’amore (cfr Deus caritas est, 2). La nostra vita come cristiani non è semplicemente uno sforzo umano di vivere le esigenze del Vangelo imposte a noi come doveri. Nell'Eucaristia noi siamo attratti nel mistero dell’amore divino. Le nostre vite diventano un'accettazione grata, docile ed attiva del potere di un amore che ci viene donato. Questo amore trasformante, che è grazia e verità (cfr Gv 1,17), ci sollecita, come individui e come comunità, a superare la tentazione di ripiegarci su noi stessi nell'egoismo o nell’indolenza, nell’isolamento, nel pregiudizio o nella paura, e a donarci generosamente al Signore ed agli altri. Questo ci porta come comunità cristiane ad essere fedeli alla nostra missione con franchezza e coraggio (cfr At 4,13). Nel Buon Pastore che dona la sua vita per il suo gregge, nel Maestro che lava i piedi ai suoi discepoli, voi, miei cari Fratelli, trovate il modello del vostro stesso ministero nel servizio del nostro Dio che promuove amore e comunione.


PELLEGRINAGGIO
DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI
IN TERRA SANTA
(8-15 MAGGIO 2009)
Cenacolo di Gerusalemme Martedì, 12 maggio 2009

Nato per noi da Maria Vergine

Un tratto veramente originale dell'amore a Maria lo offre,ancora una volta GP II;
"Li ha preparati Lei quella Carne e quel Sangue, prima di offrirli al Verbo come dono di tutta la famiglia umana"; ecco la frase che mi invita veramente alla riflessione; quanto ci hai amato Maria!

Nella festa del Santissimo Corpo e Sangue di Cristo, il nostro “grazie” sale riconoscente al Padre, che ci ha donato il Verbo divino, Pane vivo disceso dal cielo, e si eleva con gioia alla Vergine, che ha offerto al Signore la Carne innocente e il Sangue prezioso che riceviamo all’Altare. “ Ave verum Corpus” : Corpo vero, veramente concepito per opera di Spirito Santo, portato in grembo con ineffabile amore, nato per noi da Maria Vergine: “natum de Maria Vergine”.
Quel Corpo e quel Sangue divino, che dopo la consacrazione è presente sull’Altare, e viene offerto al Padre, e diventa comunione d’amore per tutti, rinsaldandoce nell’unità dello Spirito per fondare la Chiesa, conserva la sua originaria matrice da Maria. Li ha preparati Lei quella Carne e quel Sangue, prima di offrirli al Verbo come dono di tutta la famiglia umana, perché Egli se ne rivestisse diventando nostro Redentore, sommo sacerdote e Vittima.

Giovanni Paolo II, Un anno con Maria, meditazioni quotidiane,Piemme.

«Sono frumento di Dio: sarò macinato dai denti delle fiere».

Oggi,giorno in cui la Chiesa celebra la festa del Santissimo Sacramento, voglio condividere con voi una delle più belle pagine dei Padri Apostolici;lessi la prima questo testo al corso di patristica e storia della chiesa;non lo più abbandonato, ci ritorno spesso come ad una fonte.
Possa ognuno di noi , mosso dallo Spirito Santo affermare con San Ignazio: "Non mi diletto più di un cibo corruttibile, né dei piaceri di questa vita. Voglio il pane di Dio, che é la carne di Gesù Cristo, della stirpe di David; voglio per bevanda il suo sangue che é la carità incorruttibile."

Scrivo a tutte le chiese, e a tutti annunzio che morrò volentieri per Dio, se voi non me lo impedirete. Vi scongiuro, non dimostratemi una benevolenza inopportuna. Lasciate che io sia pasto delle belve, per mezzo delle quali mi sia dato di raggiungere Dio. Sono frumento di Dio e sarò macinato dai denti delle fiere per divenire pane puro di Cristo. Supplicate Cristo per me, perché per opera di queste belve io divenga ostia per il Signore. A nulla mi gioveranno i godimenti del mondo né i regni di questa terra. E’ meglio per me morire per Gesù Cristo che estendere il mio impero fino ai confini della terra. Io cerco colui che é morto per noi, voglio colui che per noi é risorto. E’ vicino il momento della mia nascita.
Abbiate compassione di me, fratelli. Non impeditemi di vivere, non vogliate che io muoia. Non abbandonate al mondo e alle seduzioni della materia chi vuol essere di Dio. Lasciate che io raggiunga la pura luce; giunto là, sarò veramente un uomo. Lasciate che io imiti la passione del mio Dio. Se qualcuno lo ha in sé, comprenda quello che io voglio e mi compatisca, pensando all’angoscia che mi opprime. Il principe di questo mondo vuole portarmi via e soffocare la mia aspirazione verso Dio. Nessuno di voi gli dia mano; state piuttosto dalla mia parte, cioè da quella di Dio. Non siate di quelli che professano Gesù Cristo e ancora amano il mondo. Non trovino posto in voi sentimenti meno buoni. Anche se vi supplicassi, quando sarà tra voi, non datemi ascolto: credete piuttosto a quanto vi scrivo ora nel pieno possesso della mia vita. Vi scrivo che desidero morire.
Ogni mio desiderio terreno é crocifisso e non c’é più in me nessun’aspirazione per le realtà materiali, ma un’acqua viva mormora dentro di me e mi dice: «Vieni al Padre». Non mi diletto più di un cibo corruttibile, né dei piaceri di questa vita. Voglio il pane di Dio, che é la carne di Gesù Cristo, della stirpe di David; voglio per bevanda il suo sangue che é la carità incorruttibile. Non voglio più vivere la vita di quaggiù. E il mio desiderio si realizzerà, se voi lo vorrete. Vogliatelo, vi prego, per trovare anche voi benevolenza. Ve lo domando con poche parole: credetemi. Gesù Cristo vi farà comprendere che dico il vero: egli é la bocca verace per mezzo della quale il Padre ha parlato in verità. Chiedete per me che io possa raggiungerlo. Non vi scrivo secondo la carne, ma secondo il pensiero di Dio. Se subirò il martirio, ciò significherà che mi avete voluto bene. Se sarò rimesso in libertà, sarà segno che mi avete odiato.

Dalla «Lettera ai Romani», Sant’Ignazio di Antiochia, vescovo e martire
((Capp. 4, 1-2; 6, 1 - 8, 3

sabato 13 giugno 2009

CLAUSURA: UN MONDO A PARTE - di Rita Rocca

Voglio dedicare questo video alla comunità monastica delle monache carmelitane scalze della mia città, vera roccaforte di santità, della mia città.
Nei momenti in cui sento il bisogno di ritornare alla sorgente, mi immergo in quella oasi di pace e di silenzo.
Fare lì eucaristica, insieme a loro,è un'esperienza meravigliosa;
La vita di queste sorelle, non è diversa da quella del video; stessa gioia, stesso zelo, stesso amore alla chiesa.
Due grandi ricordi legano la mia famiglia a questa comunità : il primo alla nascita della prima figlia, il secondo l'accompagnamento con la preghiera nel nostro viaggio cileno per l'adozione della seconda.
Proprio lì nel Cile ci attendeva con la sua materna intercessione la prima santa carmelitana cilena morta ad appena 21 anni :santa Teresa de Los Andes. Tutta la comunità ci affidò alla sua materna intrcessione.

Anima di Cristo

S. Antonio di Padova,


Oggi la chiesa ricorda la nascita al cielo di San Antonio da Padova, Dottore della Chiesa.
Lo vogliamo ricordare con questo brano tratto dai suoi discorsi.

Chi è pieno di Spirito Santo parla in diverse lingue. Le diverse lingue sono le varie testimonianze su Cristo: così parliamo agli altri di umiltà, di povertà, di pazienza e obbedienza, quando le mostriamo presenti in noi stessi. La predica è efficace, ha una sua eloquenza,quando parlano le opere. Cessino, ve ne prego, le parole, parlino le opere. Purtroppo siamo ricchi di parole e vuoti opere, e così siamo maledetti dal Signore, perché egli maledì il fico, in cui non trovò frutto, ma solo foglie. «Una legge,dice Gregorio si imponga al predicatore:metta in atto ciò che predica». Inutilmente vanta la conoscenza della legge colui che con le opere distrugge la sua dottrina.
Gli apostoli «cominciarono a parlare in altre lingue come lo Spirito Santo dava loro il potere di esprimersi» (At 2, 4). Beato dunque chi parla secondo il dettame di questo Spirito Santo e non secondo l’inclinazione del suo animo.Vi sono infatti alcuni che parlano secondo il loro spirito, rubano le parole degli altri e le propalano come proprie. Di costoro e dei loro simili il Signore dice a Geremia: « Perciò,eccomi contro i profeti, oracolo del Signore i quali si rubano gli uni gli altri le mie parole. Eccomi contro i profeti, oracolo del signore, che muovono la lingua per dare oracoli.
Eccomi contro i profeti di sogni menzogneri, dice il Signore, che li raccontano e traviano il mio popolo con menzogne e millanterie. Io non li ho inviati né ho dato alcun ordine. Essi non gioveranno affatto a questo popolo. Parola del Signore»(Ger23, 30-32).Parliamo quindi secondo quanto ci è dato dallo Spirito Santo, e supplichiamolo umilmente che ci infonde la sua grazia per realizzare di nuovo il giorno di Pentecoste nella perfezione dei cinque sensi e nell’osservanza del decalogo. Preghiamolo che ci ricolmi di un potente spirito di contrizione e che accenda in noi le lingue di fuoco per la professione della fede, perché, ardenti e illuminati negli splendori dei santi, meritiamo di vedere Dio uno e trino.


Dai «Discorsi » di sant’ Antonio di Padova, sacerdote.

Alla radice dell’Eucaristia la vita di Maria

Prepararsi alla festa del Crpus Domini con Maria, per noi cristiani, è di estrema importanza; oggi ce lo ricorda il nostro venerabile Giovanni Paolo II,sempre vivo nella memoria di noi fedeli. Leggendolo ,sentivo la freschezza è la vivacità di questo testo.Insegnamento autorevole ed esortazione ad amore Maria.

Alla radice dell’Eucaristia c’è la vita verginale è materna di Maria, la sua trabboccante esperienza di Dio, il suo cammino di fede è di amore,che fece, per opera dello Spirito Santo, della sua carne un tempio,del suo cuore un altare: poiché non concepì secondo natura, ma mediante la fede, con un atto libero è cosciente: un atto di obbedienza.
E se il corpo che noi mangiamo e il Sangue che beviamo è il dono inestimabile del Signore risorto a noi viatori, esso porta ancora in sé, come Pane fragante, il sapore è il profumo della Vergine Maria.
“Vere passum immolatum in cruce pro homine”
Quel corpo ha veramente patito, ed è stato immolato sulla croce per l’uomo.

Fonte:Giovanni Paolo II, Un anno con Maria, meditazioni quotidiane.Piemme 1987

Il miracolo di lanciano

LETTERA ENCICLICA ECCLESIA DE EUCHARISTIA DEL SOMMO PONTEFICE GIOVANNI PAOLO II

Siamo alla viglia della festa del Corpus Domini, è vorrei condividere con voiun piccolo brano della Enclica ECCLESIA DE EUCHARISTIA .
Questo,ci aiterà ad entrare nel clima della festa!


3. Dal mistero pasquale nasce la Chiesa. Proprio per questo l'Eucaristia, che del mistero pasquale è il sacramento per eccellenza, si pone al centro della vita ecclesiale. Lo si vede fin dalle prime immagini della Chiesa, che ci offrono gli Atti degli Apostoli: « Erano assidui nell'ascoltare l'insegnamento degli Apostoli e nell'unione fraterna, nella frazione del pane e nelle preghiere » (2,42). Nella « frazione del pane » è evocata l'Eucaristia. Dopo duemila anni continuiamo a realizzare quell'immagine primigenia della Chiesa. E mentre lo facciamo nella Celebrazione eucaristica, gli occhi dell'anima sono ricondotti al Triduo pasquale: a ciò che si svolse la sera del Giovedì Santo, durante l'Ultima Cena, e dopo di essa. L'istituzione dell'Eucaristia infatti anticipava sacramentalmente gli eventi che di lì a poco si sarebbero realizzati, a partire dall'agonia del Getsemani. Rivediamo Gesù che esce dal Cenacolo, scende con i discepoli per attraversare il torrente Cedron e giungere all'Orto degli Ulivi. In quell'Orto vi sono ancor oggi alcuni alberi di ulivo molto antichi. Forse furono testimoni di quanto avvenne alla loro ombra quella sera, quando Cristo in preghiera provò un'angoscia mortale « e il suo sudore diventò come gocce di sangue che cadevano a terra » (Lc 22,44). Il sangue, che aveva poco prima consegnato alla Chiesa come bevanda di salvezza nel Sacramento eucaristico, cominciava ad essere versato; la sua effusione si sarebbe poi compiuta sul Golgota, divenendo lo strumento della nostra redenzione: « Cristo [...] venuto come sommo sacerdote dei beni futuri, [...], entrò una volta per sempre nel santuario non con sangue di capri e di vitelli, ma con il proprio sangue, dopo averci ottenuto una redenzione eterna » (Eb 9,11- 12).

venerdì 12 giugno 2009

« Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore..., con tutta la tua forza »

Molti sono coloro che cercano in Dio le loro consolazioni e i loro interessi, e desiderano che Sua Maestà li colmi dei suoi favori e dei suoi doni; ma il numero di coloro che cercano a piacergli e a dargli qualche cosa a loro spese è piccolissimo.
Sono pochi gli uomini spirituali, anche tra coloro che sono considerati molto progrediti nella virtù, che acquistano una perfetta determinazione per il bene. Non riescono mai a rinunciare interamente a se stessi su qualche punto dello spirito del mondo o della natura, né a disprezzare quello che si dirà o penserà di loro, quando si tratta di compiere per amore di Gesù Cristo delle opere di perfezione e di distaccamento...

San Giovanni della Croce (1542-1591), carmelitano, dottore della Chiesa
Avvisi e sentenze 121-143

Il sorriso di Dio

Evangelum Vitae

Siamo arrivati al decimo giorno di lettura di questo splendido documento pontificio.
Oggi al centro della nostra riflessione c'è l'uomo.
Mi piace introdurla attraverso una citazione di San Ireneo : "La gloria di Dio è l'uomo vivente"

Soltanto l'uomo, fra tutte le creature visibili, è «capa-ce di conoscere e di amare il proprio Creatore». La vita che Dio dona all'uomo è ben più di un esistere nel tempo. È tensione verso una pienezza di vita; è germe di una esistenza che va oltre i limiti stessi del tempo. […] Quando ascolta l'aspirazione profonda del suo cuore, ogni uomo non può non fare propria la parola di verità espressa da sant'Agostino: «Tu ci hai fatti per te, o Signore, e il nostro cuore è inquieto sino a quando non riposa in Te». […]. Di fronte all'immensità dell'universo, egli è ben piccola cosa; ma proprio questo contrasto fa emergere la sua grandezza. La gloria di Dio risplende sul volto dell'uomo. In lui il Creatore trova il suo riposo. […] Quando non si riconosce Dio come Dio, si tradisce il senso profondo dell'uomo e si pregiudica la comunione tra gli uomini. Il progetto di vita consegnato al primo Adamo trova finalmente in Cristo il suo compimento. Mentre la disobbedienza di Adamo rovina e deturpa il disegno di Dio sulla vita dell'uomo e introduce la morte nel mondo, l'obbedienza redentrice di Cristo è fonte di grazia che si riversa sugli uomini spalancando a tutti le porte del regno della vita […] A quanti accettano di porsi alla sequela di Cristo viene donata la pienezza della vita: in loro l'immagine divina viene restaurata, rinnovata e condotta alla perfezione. Solo così, nello splendore di questa immagine, l'uomo può essere liberato dalla schiavitù dell'idolatria, può ricostruire la fraternità dispersa e ritrovare la sua identità. (EV 34-36)

Confidenze tra alunno è maestro

La fine dell'anno scolastico, per i prof, è tempo di sintesi.
Questa volta la sintesi l'ha offerta Gianluca, un mio caro alunno di quinta
elementare.
I colleghi potranno immaginare la gioia che ho provato nel ricevere questa lettera.
E' stato simpatico scoprire che lui visita d frequente miei due blog: quello di Irc 2.0, usato da me per le lezioni in classe, è quello da cui scrivo.
Quella dell'informatica è una vera passione.
Spesso è capitata un'inversione di ruoli:lui il mio maestro di informatica ed io l'alunno.
Noterete nella lettera che Gianluca non ha certamente dimenticato le altre colleghe del Team.
Dimostrazione, questa,che il lavoro di squadra, lascia un segno indelebile nella vita del bambino.
Che dire sono veramente contento!
Grazie Gianluca è buon cammino sulle strade del mondo.

5 anni di scuola elementare sono tanti , è vero, si comincia dalla prima elementare

per arrivare alla quinta .

Il primo anno di scuola è quello in cui si lavora di più anche perchè bisogna

imparare a leggere e a scrivere , devo dire , per i prof costa .

Nel secondo anno si cominciano a sviluppare le materie essenziali , quindi

l'italiano e l'inglese .

Le altre materie vengono invece sviluppate con metodi più semplici; infatti le

lezioni, soprattutto quelle del mio prof preferito:"Emilio Parrilla" , vengono

eseguite con metodi semplici ,ma dettagliati .

Ora io , a settembre farò la prima media , mi mancheranno di sicuro le lezioni

bellissime del prof Emilio , anche perchè lui in qualche modo ci faceva sempre

divertire .

Una cosa è certa lui sarà sempre il mio maestro.

Una cosa brutta e ingiusta è che nella quinta elementare le lezioni del prof Emilio

erano solo il lunedì e il sabato .

Un 'altra invece è che duravano solo un ora.

Era un peccato avere una sola ora di religione .

Ricordo con affetto la professoressa Rita con le sue interessanti

lezioni di italiano ,lei è simpatica quanto il maestro Emilio.

Mi mancano anche ,a dire la verità ,le lezioni della prof Mimma e della prof Daniela .
In particolare la prof Mimma che ha una caratteristica che non perderà mai : vuole

sempre tutto in ordine!!!!!!!!!

Una cosa è certa , gli anni della della scuola elementare sono

veramente unici .

Con affetto

Gianluca

giovedì 11 giugno 2009

la Vita è "semplicemente"stupenda!!!!!

Rita Pintas stasera ha voluto regalarmi questa bella poesia
sicuramente scritta la lei.
Provate a leggerla anche voi , vi renderete conto che in ogni momento dell'esistenza,"la Vita è "semplicemente"stupenda!!!!!"



Per la carezza ad un bambino mentre dorme,
per la carezza di una mamma,
per la sofferenza dell'amore,
per una lacrima,
per un sorriso,
per un abbraccio,
per i sogni che si fanno,
per i sogni che si realizzano,
per i sogni che mai si realizzeranno,
per Dio che ci da la Forza attraverso lo Spirito,
per tutto questo... la Vita è "semplicemente"stupenda!!!!!

CHIAMATI AD AMARE I FIGLI CON IL CUORE DI DIO

Oggi ho ricevuto dalla collega Sabriana Z. questa bellissima preghiera.
Mi sono reso conto attraverso la pubblicazione di quei piccoli pensieri sulle mie due figlie che l’amore per la vita, quando lo si ha dentro, non può certamente essere nascosto.
L’invio di questa bellissima preghiera ne è la conferma.
Grazie a lei, leggendo avremo la possibilità di fermarci ancora una volta a riflettere sul grande dono che Dio ci fa.
Concludo questa mia breve introduzione citando a ” memoria” un detto ebraico presente nel Talmud : chi salva una vita salva il mondo!
Grazie Sabrina del tuo prezioso contributo.

CHIAMATI AD AMARE I FIGLI CON IL CUORE DI DIO
Il vostro bambino "è" figlio di Dio. Dio Padre lo ama di un amore infinito ed eterno. Egli, l'Invisibile, vuole comunicargli il suo amore attraverso il vostro amore.


Dio non ha occhi,
ha solo i vostri occhi per contemplare
il vostro bambino e farsi riconoscere da lui.

Dio non ha mani,
ha solo la vostre mani per accarezzarlo,
per fargli sentire il calore della sua tenerezza.

Dio non ha braccia,
ha solo le vostre braccia per stringerlo al petto
e fargli sentire il suo cuore che batte per lui.

Dio non ha labbra,
ha solo le vostre labbra per baciarlo e fargli
sentire l'infinita dolcezza del suo amore.

Dio non ha bocca,
ha solo la vostra bocca per sorridergli
e comunicargli la sua gioia.

Dio non ha voce,
ha solo la vostra voce per parlare con lui
e dirgli quanto gli vuole bene.

Evangelium Vitae

La vita è sempre un bene. […] La vita che Dio dona all'uomo è diversa e originale di fronte a quella di ogni altra creatura vivente, in quanto egli, pur imparentato con la polvere della terra è nel mondo manifestazione di Dio, segno della sua presenza, orma della sua gloria, nell'uomo risplende un riflesso della stessa realtà di Dio. […] Tutto nel creato è ordinato all'uomo e tutto è a lui sottomesso. […] Nella narrazione biblica la distinzione dell'uomo dalle altre creature è evidenziata soprattutto dal fatto che solo la sua creazione è presentata come frutto di una speciale decisione da parte di Dio, di una deliberazione che consiste nello stabilire un legame particolare e specifico con il Creatore: «Facciamo l'uomo a nostra immagine, a nostra somiglianza» (Gn 1, 26). La vita che Dio offre all'uomo è un dono con cui Dio partecipa qualcosa di sé alla sua creatura. (EV 34)

La vita è un dono

A Fernanda Belèn

...............l'amore di una famiglia per te!



Oh dolce fiorellino
sbocciato tra le nevi candide
della lontana patagonia cilena.

Li ti ha posto il Signore ,
nel suo infinito amore ti ha custodito.

Degli angeli hanno annunziato
la tua esistenza.

Papà e mamma ti abbiamo cercata,
la sorellina ti ha desiderata,
trovata,accolta, amata.

Eri così fragile,
ma presto forte sei diventata.
Figlia nostra dall’eternità!

Come un uccellino in gabbia
cercavi la libertà.

Insieme a noi il volo hai spiccato.
Il tuo angelo ti guidi
là dove Gesù ti ha chiamata

A MariaChiara

Questa piccola dedica la scrissi il giorno della nascita di mia figlia MariaChiara. La caratteristica del testo è di far parlare lei. La bimba si presenta come un dono di Dio per noi in risposta all'atto d'amore coniugale dei due ministri del matrimonio: gli sposi.
Quando mi capita di rileggerla provo una grande gioia.
La mia mente ritorna al momento in cui io e Sandra siamo diventati famiglia. Ecco il testo:

Pensata da Dio dall'eternità
e con la collaborazione dei suoi ministri
papà Emilio e mamma Sandra
oggi 18 novembre 1996 alle 17,55 vengo al mondo.
Sono l' opera delle sue mani,
vi sono stata affidata,
custoditemi.
Da oggi cammineremo insieme,
vostra figlia MariaChiara

mercoledì 10 giugno 2009

Il Silenzio di Dio

….Un sms per riflette………


E’ veramente simpatica l’idea di Rita, una collega insegnante di Religione Cattolica, di utilizzare l’sms come metodo per comunicare piccole frasi che aiutino i giovani a riflettere.
Lei ne propone alcuni ma possono essere veramente tanti.

Riconosci la tua dignità………. i tuoi talenti e carismi
……ti aiuteranno ad aver fiducia in te e negli altri.

Puoi fare tante piccole cose : falle!
…..dipende anche da te se il mondo crescerà.

“ad ognuno il suo”
Ma con il cuore grande.

“adegua il tuo amore all’essere di ciascuna realtà”
Rosmini.

Un po meno di io, un po più di noi”
J. F.Kennedy

“Lascia il mondo un po meglio
Di come lo hai trovato”.
Baden Pawell
Negli anni della mia carriera di insegnante, quindici per l'sattezza,mi sono reso conto che gli alunni delle nuove generazioni parlano un linguaggio molto diverso rispetto alle precedenti.
Siamo in un'epoca in cui si deve fare i conti con i nuovi modelli di comunicazione; io la chiamerei la "comunicazione del tempo reale."
Per noi educatori la sfida si gioca dunque sul nuovo modo di comunicare con loro!
Il più immediato mezzo pare sia l'sms;parte del tempo libero infatti i ragazzi lo passano, per usare un loro termine," messaggiando".

Questa citazione è stata tratta dal libro di
David Grossman
Che tu sia per me il coltello
................
Quando la parola si farà corpo
e il corpo aprirà la bocca e
pronuncerà la parola che l'ha creato,
abbraccerò questo corpo e
lo adagerò al mio fianco.


Hezi Leskli
Quinta lezione d'ebraico

Gesù è con te

Non temere, Gesù è con te; tu sei con Lui.Ti vedi nelle tenebre è nell'abbandono:cerchi il tuo Dio, lo sospiri, lo chiami e non puoi rinvenire le sue tracce. Sembra che Dio si celi, che ti abbandoni! Ma...si cela, si nasconde per acuire sempre l'amore.
Padre Pio.

Evangelium Vitae

La parola chiave di queso brano di oggi è il concetto di dono.
Gesù stesso lo vivrà pienamente, ma in una logica di abbandono filiale al Padre.
Infatti "il bisogno fondamentale dell'uomo è sentirsi qualcuno per qualcuno",Questo si realizza quando l'altro sà donarsi.


È nella vita stessa di Gesù, dall'inizio alla fine, che si ritrova questa singolare «dialettica» tra l'esperienza della precarietà della vita umana e l'affermazione del suo valore. Infatti, la precarietà segna la vita di Gesù fin dalla sua nascita. […]Contraddizioni e rischi della vita vengono assunti pienamente da Gesù[…]Gesù vive questa povertà lungo tutto il corso della sua vita, fino al momento culminante della Croce: «umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce. […] È proprio nella sua morte che Gesù rivela tutta la grandezza e il valore della vita, in quanto il suo donarsi in croce diventa fonte di vita nuova per tutti gli uomini (cf. Gv 12, 32). In questo peregrinare nelle contraddizioni e nella stessa perdita della vita, Gesù è guidato dalla certezza che essa è nelle mani del Padre. Per questo sulla Croce può dirgli: «Padre nelle tue mani consegno il mio spirito» (Lc 23, 46), cioè la mia vita. (EV 33)

martedì 9 giugno 2009

San Efrem Siro Inni su Maria


Oggi la Chiesa celebra la memoria di san Efrem il Siro, diacono è dottore della chisa.

"Teologo della tradizione siriaca, Efrem nacque a Nisibi, nella Mesopotamia settentrionale all'inizio del IV secolo, probabilmente nel 306. Aveva sette anni quando Costantino emanò l'editto di Milano. Pare tuttavia che della libertà di culto Efrem non potesse godere in famiglia, perché suo padre (sacerdote pagano) era poco propenso ad accettare la formazione cristiana che al figlio impartiva la madre. Efrem fu cacciato di casa. A 18 anni ricevette il battesimo e visse a Edessa, come inserviente in un bagno pubblico. Nel 338 Nisibi venne attaccata dai Persiani ed Efrem accorse in suo aiuto. Quando Nisibi cadde sotto il dominio persiano, Efrem, divenuto diacono, nel 365 si stabilì definitivamente a Edessa, dove diresse una scuola. Vi morì il 9 giugno 373. La tradizione ce lo ricorda come uomo austero. Non conosceva il greco e probabilmente questa fu la ragione per cui non troviamo nella sua opera letteraria quell'influsso teologico contemporaneo, caratterizzato dalle controversie trinitarie. (Avvenire)

Etimologia: Efrem = che porta frutto, fertile, dall'ebraico

Martirologio Romano: Sant’Efrem, diacono e dottore della Chiesa, che dapprima in patria a Nisibi esercitò il ministero della predicazione e dell’insegnamento della sacra dottrina, poi, rifugiatosi a Edessa nell’Osroene con i suoi discepoli dopo l’invasione di Nisibi da parte dei Persiani, pose le fondamenta di una scuola teologica. Esercitò il suo ministero con la parola e con gli scritti e rifulse a tal punto per austerità di vita e dottrina da meritare per l’eleganza degli inni da lui composti l’appellativo di cetra dello Spirito Santo.
http://santiebeati.it

Per celebrare degnamente la sua nascita al cielo voglio offrirvi come oggetto di riflessione un Inno dedicato alla Vergine.


Venite voi tutti che avete discernimento, ammiriamo
la vergine madre, la figlia di Davide.
Essa, la bellissima, dette nascita al Meravigliso;
sorgente della Fontana,
nave della gioia, che ha portato dal Padre
Colui che reca i buoni annunzi;nel suo ventre puro
Essa ha preso è scortato
Il gra Tesoriere della creazione
attraverso cui regna la pace
sulla terra è nel cielo.

Venite ammiriamo la vergine purissima
Meraviglia in se stessa,
unica nella creazione,
essa dette nascita senza aver conosciuto uomo;
la sua pura anima era piena di meraviglia,
ogni giorno il suo spirito dava lode
nella gioia di una doppia meraviglia:
la sua verginità preservata, il bambino più amato.
Benedetto Colui che da lei ha brillato!

(…)

La tua dimora figlio mio, è più alta di tutte,
è tuttavia hai voluto fare di me la tua dimora,
il cielo è troppo piccolo per contenere il tuo splendore,
ma io, la più povera delle creature, ti porto.
Che Ezechiele venga è ti veda sulle mie ginocchia;
che si inginocchi e ti adori e riconosca
che era Te che vide allora portato dai cherubini
sul carro, e che mi chiami beata
perché ora ti porto
(…)

Il profeta Isaia proclamò
“la vergine concepirà è partorirà”.
Vieni, Isaia, a vedermi, rallegriamoci insieme,
perché io ho partorito cn la mia verginità ancora sigillata.
O profeta dello spirito,ricco delle tue visioni,
guarda all’Emmanuele che era nascsto ai tui occhi;
alza la voce è rimprovera la prostituta
Sion che ti respinse è rifiutò di credere
Che avrei partorito nella mia verginità,
secondo la tua testimonianza.

Venite, voi tutti che sapete discernere,
difensori dello Spirito,
profeti che vedete le cose nascoste
nelle vostre vere visioni;
voi, contadini, che avee seminato il seme e dormito nella speranza,
alzatevi e gioite al raccolto;guardate ,nelle mie braccia
io tengo il covone della vita
che procura il pane agli affamati
e nutre i bisognosi. Rallegratevi con me, perché io porto
un covone pieno di gioie.

Inno n 7 tratto da, L’arpa dello spirito, 18 poemi di sant’Efrem, Lipa

Don Tonino Bello poeta di Dio

Il silenzio

"Sta in silenzio davanti al Signore è spera in Lui"
Samo 36

Evangelium Viatae

Quando sembra ormai votato allo sterminio, perché su tutti i suoi neonati maschi incombe la minaccia di morte (cf. Es 1, 15-22), il Signore gli si rivela come salvatore, capace di assicurare un futuro a chi è senza speranza. Nasce così in Israele una precisa consapevolezza: la sua vita non si trova alla mercé di un faraone che può usarne con dispotico arbitrio; al contrario, essa è l'oggetto di un tenero e forte amore da parte di Dio. La liberazione dalla schiavitù è il dono di una identità, il riconoscimento di una dignità indelebile e l'inizio di una storia nuova, in cui la scoperta di Dio e la scoperta di sé vanno di pari passo. (EV 31)

lunedì 8 giugno 2009

Se non ami

Il silenzio di Dio

Ho pensato di aggiungere questo spazio "Un pensiero per pensare".
Difronte al frastuono di questo tempo abbiamo bisogno di un'oasi di pace per poter riflettere.
Certamente quello della preghiera individuale rimane unico;questo protebbe aiutarci, di tanto in tanto, a riflettere sui grandi temi della nostra esistenza.


Per chi vive nella ricerca del Signore,un giorno dopo l'altro, come itinerario della fede ciò che più sconcerta è il silenzio di Dio." Dio è colui che sempre tace, fin dal principio del mondo : qui sta il fondo della tragedia" diceva Unamuno.
Ignatio Larranaga

Evangelium Vitae

Il sangue di Cristo, mentre rivela la grandezza dell'amore del Padre, manifesta come l'uomo sia prezioso agli occhi di Dio e come sia inestimabile il valore della sua vita.[…] Il sangue di Cristo, inoltre, rivela all'uomo che la sua grandezza, e quindi la sua vocazione, consiste nel dono sincero di sé. […]È ancora nel sangue di Cristo che tutti gli uomini attingono la forza per impegnarsi a favore della vita. Proprio questo sangue è il motivo più forte di speranza, anzi è il fondamento dell'assoluta certezza che secondo il disegno di Dio la vittoria sarà della vita.(EV 25)

Non abbiate paura

domenica 7 giugno 2009

Marialis cultus,

È sommamente conveniente, anzitutto, che gli esercizi di pietà verso la Vergine Maria esprimano chiaramente la nota trinitaria... Il culto cristiano infatti è, per sua natura, culto al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo... Nella Vergine Maria tutto è relativo a Cristo e tutto da Lui dipende: in vista di Lui Dio Padre, da tutta l’eternità, la scelse Madre tutta santa e la ornò di doni dello Spirito... La riflessione teologica e la liturgia hanno rilevato, infatti, come l’intervento santificatore dello Spirito nella Vergine di Nàzaret sia stato un momento culminante della sua azione nella storia della salvezza. Così, ad esempio, alcuni santi Padri e scrittori ecclesiastici2 attribuirono all’opera dello Spirito la santità originale di Maria, da Lui “quasi plasmata e resa nuova creatura”; riflettendo sui testi evangelici... scorsero nell’intervento dello Spirito un’azione che consacrò e rese feconda la verginità di Maria e lei trasformò in Palazzo del Re o Talamo del Verbo, Tempio o Tabernacolo del Signore, Arca dell’Alleanza o della Santificazione, titoli ricchi di risonanze bibliche. Approfondendo ancora il mistero dell’Incarnazione, essi videro nell’arcano rapporto Spirito Santo-Maria un aspetto sponsale, poeticamente ritratto così da Prudenzio: “La Vergine non sposata si sposa allo Spirito”, e la chiamarono Santuario dello Spirito Santo, espressione che sottolinea il carattere sacro della Vergine, divenuta stabile dimora dello Spirito di Dio... da Lui, come da sorgente, erano scaturite la pienezza di grazia (cfr. Lc 1,28) e l’abbondanza di doni che la ornavano: allo Spirito, quindi, attribuirono la fede, la speranza e la carità che animavano il cuore della Vergine, la forza che ne sosteneva l’adesione alla volontà di Dio, il vigore che la sorreggeva nella sua “compassione” ai piedi della croce; segnalarono nel cantico profetico di Maria (cfr. Lc 1,46-55) un particolare influsso di quello Spirito che aveva parlato per bocca dei profeti. Considerando, infine, la presenza della Madre di Gesù nel Cenacolo, dove lo Spirito scese sulla Chiesa nascente (cfr. At 1,12ss; 2,1-4), arricchirono di nuovi sviluppi l’antico tema Maria-Chiesa, e, soprattutto, ricorsero all’intercessione della Vergine per ottenere dallo Spirito la capacità di generare Cristo nella propria anima (MC 25-26)3.

Papa Paolo VI, Marialis cultus,25-26

Sii l'espressione della bontà di Dio

Non permettere mai che qualcuno venga a te e vada via senza essere migliore e più contento. Sii l’espressione della bontà di Dio. Bontà sul tuo volto e nei tuoi occhi, bontà nel tuo sorriso e nel tuo saluto. Ai bambini, ai poveri e a tutti coloro che soffrono nella carne e nello spirito offri sempre un sorriso gioioso. Dai a loro non solo le tue cure ma anche il tuo cuore.
(Beata Teresa di Calcutta)

Il Mistero della Santissima Trinità, della Santissima Madre di Dio e della Chiesa


Nel celebrare il mistero della SS.Trinità, il nostro pensiero si volge inesorabilmente a Maria.Lei è stata la prima creatura nella quale ha preso dimora la Santa è consustanziale Trinità.


(…) La Vergine Maria, piena di grazia, è una persona umana chè ha il piu profondo e forte legame con la Santissima Trinità (cf. Luca 1, 35), perchè da essa ha presso la natura umana il Figlio di Dio, con la benevolenza del Padre eterno e con la presenza attiva dello Spirito Santo: “In te Mistero della Trinità si loda e si glorifica, Sempre Vergine, perche il Padre a benvoluto e il Verbo si è incarnato in te e lo Spirito divino ti a addombrito”4. Così,il legame tra la Santissima Trinità (Panaghia Trias) e la Santissima Madre di Dio (Panghia Teotokos) diventa l’icona viva della vita della Chiesa una, santa,universale ed apostolica, che testimoniamo nel Simbolo della fede niceocostantinopolitano,subito dopo la fede nel Dio Padre, Fighlio e lo Spirito Santo.
Il Mistero della Santissima Vergine Maria, Madre del nostro Dio Gesù Cristo,
diventa l’icona mistica della Chiesa, inquanto la Chiesa è la follà delle persone
umane unite dal Santo Battesimo con la Santissima Trinità. In questo modo, la
Vergine Maria, Madre di Dio, “piena di grazia” e “benedetta fra le donne” ( Luca
1, 28-42) è l’icona della Chiesa che esiste e cresce spiritualmente dalla benedizione di Dio, cioè dalla “grazia del Signore Gesù Cristo, l’amore di Dio e la
comunione dello Spirito Santo” ( 2 Corinzi 13, 13 ), cosi come ci insegna San
Paolo Apostolo. Perchè la Chiesa è piena della vita e l’amore della Santissima
Trinità, essa è nominata nella Santa Scrittura: “popolo di Dio” ( 1 Pietro 2, 10),
“corpo di Cristo” ( 1 Corinzi 12, 27) e “tempio dello Spirito Santo” ( 1 Corinzi 6,
19), e tutte le sue opere sacramentali e le preghiere della Chiesa si operano con
l’invocazione del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Perchè Gesù Cristo,
Colui che naque eternamente dal Padre senza Madre, ed e nato nel tempo dalla
Madre senza padre, è il capo della Chiesa, “per mezzo di Lui possiamo
presentarci, gli uni e gli altri, al Padre in un solo Spirito ” ( Efesini 2, 18), e la
Santissima Vergine Maria, Madre di Dio, chè sempre prega (oranta) ed è la
nostra mediatrice spirituale ( advocata nostra ) più vicina di Cristo. Questa verità
si è vista nelle nozze della Cana di Galileia, quando, la preghiera della Sua
Madre, Cristo Dio, che ha benedetto la famiglia con la Sua presenza, compiendo
il Suo primo miracolo, trasfomando l’acqua in vino, mostrando ai Suoi discepoli
la Sua gloria e portando tanta gioia ai presenti ( Giovanni 2, 1-19). “Perche la
Chiesa Ortodossa, mediatrice della Vergine e dei Santi non si aggiunge al
mediatore Cristo, ma si inserisce all’interno di questo ”5, cioè mediante la Madre
di Dio e dei Santi si realizza nella grazia donata loro in Cristo ( Givanni 1, 16-17).

Predica tenutasi durante il vespro della festa dedicata alla Nascita della Madre di Dio, nella catedrale metropolitana di Sibiu (Romania), 7 settembre 2007 dal Metropolita Daniel Ciobotea di Romania

Luce, splendore e grazia della Trinità

Non sarebbe cosa inutile ricercare l'antica tradizione, la dottrina e la fede della Chiesa cattolica, quella s'intende che il Signore ci ha insegnato, che gli apostoli hanno predicato, che i padri hanno conservato. Su di essa infatti si fonda la Chiesa, dalla quale, se qualcuno si sarà allontanato, per nessuna ragione potrà essere cristiano, né venir chiamato tale.
La nostra fede è questa: la Trinità santa e perfetta è quella che è distinta nel Padre e nel Figlio e nello Spirito Santo, e non ha nulla di estraneo o di aggiunto dal di fuori, né risulta costituita del Creatore e di realtà create, ma è tutta potenza creatrice e forza operativa. Una è la sua natura, identica a se stessa. Uno è il principio attivo e una l'operazione. Infatti il Padre compie ogni cosa per mezzo del Verbo nello Spirito Santo e, in questo modo, è mantenuta intatta l'unità della santa Trinità. (:::) Questa stessa cosa insegna Paolo nella seconda lettera ai Corinzi, con queste parole: «La grazia del Signore Gesù Cristo, l'amore di Dio e la comunione dello Spirito Santo siano con tutti voi» (2 Cor 13, 13). Infatti la grazia è il dono che viene dato nella Trinità, è concesso dal Padre per mezzo del Figlio nello Spirito Santo. Come dal Padre per mezzo del Figlio viene data la grazia, così in noi non può avvenire la partecipazione del dono se non nello Spirito Santo. E allora, resi partecipi di esso, noi abbiamo l'amore del Padre, la grazia del Figlio e la comunione dello stesso Spirito.

Dalle «Lettere» di sant'Atanasio, vescovo
(Lett. 1 a Serap. 28-30; PG 26, 594-595. 599)

sabato 6 giugno 2009

Inno all'amore

Possa il mio destino essere la ferma testimonianza di una fede che non ammette dubbi



Con i primi vespri della Domenica entriamo nella gioia del riposo.
La Chiesa ci invita a celebrare la festa della Santa e indivisa Trinità.
Eleviamo, con tutto noi stessi,a Dio questa bellissima confessione di fede trinitaria.

Possa il mio destino essere la ferma testimonianza di una fede che non ammette dubbi.
Serba incontaminatati prego, padre,la santità di questa mia fede e, fino alla dipartita della mia anima, concedimi di udire questa voce della mia coscienza.
Fa che io mi mantenga sempre fedele alla verità che ho professato nel Simbolo della mia rigenerazione, quando sono stato battezzato nel Padre, nel Figlio e nello Spirito Santo.
Fa che io adori te, nostro Padre,e insieme con te il Figlio tuo; che io meriti il tuo Spirito Santo, il quale procede da te mediante il tuo Unigenito.
Infatti io ho un valido testimone alla mia fede : egli dice "Padre tutte le cose mie sono tue e le tue mie(Gv 17,10).
Questo testimone è il mio Signore Gesù Cristo, che abita in te, procede da te e con te è Dio eternamente: egli è benedetto nei secoli dei secoli.

Dal trattato "Sulla Trinità" di San Ilario, Vescovo

Il grande dono

Dal discorso di un autore ignoto attribuito a san Cipriano vescovo e martire

L'ufficio delle letture di ieri, secondo il ciclo biennale,offriva questo bellissimo testo patristico che definisce con estrema semplicità l'dentità del cristiano.
Un testo veramente disarmante,che ci offre la freschezza delle origini del cristianesimo

Cristiano è colui che rivive la vita di Cristo, che in ogni circostanza è misericordioso, incapace di offendere.
Egli non permette che in sua presenza si opprima il povero; viene in aiuto al bisognoso, piange con chi piange, sente come suo il dolore degli altri, si commuove è piange con chi piange. A tutti apre la sua casa, a nessuno chiude la porta, accoglie i poveri alla sua tavola.
Tutti conoscono la sua bontà è nessuno mai riceve da lui offesa.
Egli serve Dio giorno è notte con un’anima semplice pura, con coscienza integra e fedele; la sua mente è sempre rivolta a Dio, è non fa conto delle cose terrene per il desiderio di quelle celesti.

Evangelium Vitae

Meditavo questo passo della evangelum vitae è pensavo quanto si attuale quello che il Papa scriveva anni fa. La mia vita ha valore nella misura in riesco ad essere produttivo, fonte di guadagno per l'altro. La logica cristiana che vede l'uomo creatura unica è irripetibile, preziosa per il solo fatto di esistere viene superata dalla logica dell' efficenza, della funzionalità, dell'utilità


Nella prospettiva materialistica fin qui descritta, le relazioni interpersonali conoscono un grave impoverimento. I primi a subirne i danni sono la donna, il bambino, il malato o sofferente, l'anziano. Il criterio proprio della dignità personale — quello cioè del rispetto, della gratuità e del servizio — viene sostituito dal criterio dell'efficienza, della funzionalità e dell'utilità: l'altro è apprezzato non per quello che «è», ma per quello che «ha, fa e rende». È la supremazia del più forte sul più debole. […] È in questione, anzitutto, la coscienza di ciascuna persona, che nella sua unicità e irripetibilità si trova sola di fronte a Dio. Ma è pure in questione, in un certo senso, la «coscienza morale» della società: […] La coscienza morale, sia individuale che sociale, è oggi sottoposta, anche per l'influsso invadente di molti strumenti della comunicazione sociale, a un pericolo gravissimo e mortale: quello della confusione tra il bene e il male in riferimento allo stesso fondamentale diritto alla vita. (EV 23-24)

venerdì 5 giugno 2009

I Figli.

Oggi ho ricevuto da Miriam questa bellissima omelia.
Suo desiderio è condividerla con noi.
Buona lettura.

In fondo volevo commentare K.Gibran, attraverso un'omelia che ho meditato tempo fà.

Genitori e figli: alleanze educative
Il rapporto genitori-figli è un dono reciproco. Voi educate i vostri figli, ma anche i figli educano voi.
E' vero che il bambino per vivere e crescere bene ha bisogno di voi eppure egli è per voi una benedizione e una grazia,
una speranza di futuro, una risposta al desiderio di avere qualcuno per cui vivere.
Vi libera dalla solitudine, dall'egoismo a due, dalla tristezza di sentirvi inutili. Suscita tenerezza e vi rende buoni anche se avete un carattere scorbutico.
In lui intuite qualcosa di sacro. "Se volete conoscere Dio, guardatevi intorno e lo vedrete giocare con i vostri bambini e sorridere nei fiori" (K.Gibran).
Chi sa di essere amato, ama, e chi è amato ottiene tutto...affermava don Bosco.
Fate sentire ai vostri figli che sono amati e apprezzati, perchè possano sviluppare in se stessi la fiducia di fondo verso la realtà,
la riconoscenza, la gratutidine, la gioia.
Sappiate dire sì o no al momento giusto e di comune accordo tra voi.
Aiutateli a passare dall'amore ricevuto all'amore donato, a sperimentare che è bello fare il bene, essere onesti, sinceri, laboriosi, pacifici...
Il vostro amore non sia possessivo ma disinteressato.
Abbiate cura dei vostri figli come di un dono che vi è stato affidato e che dovete restituire.
"...potete dare alloggio al loro corpo, non alla loro anima,
perchè l'anima loro dimora nella casa del domani, che voi non potete visitare neanche in sogno"(K.Gibran).
Educare è chiamare alla luce potenzialità nascoste, è far nascere pienamente i figli,
aiutarli ad essere se stessi secondo il disegno che Dio ha su di loro.

Dall'omelia del card. E. Antonelli al IV incontro mondiale delle famiglie a Città del Messico.

Discernimento

“Colui che interpreta le Scritture deve possedere la stessa preparazione spirituale di colui che le ha scritte. Colui che non è agricoltore non è capace di giudicare il lavoro agricolo... Ma io constato che non è permesso a nessuno di cercare da sé stesso le parole dello Spirito. Lo può fare solo colui che possiede lo Spirito di discernimento”.
(San Basilio Magno, Omelia sull’Esamerone, Lev. 1.1)

I figli

Non passa un giorno della mia vita che non mi fermi a pensare sull’immenso dono che insieme a mia moglie abbiamo ricevuto da Dio: i figli.
Si, proprio un dono affidato è da custodire; non lo possiamo assolutamente possedere. Essi sono come una freccia tesa sull’arco della nostra vita che trova la sua ragione di essere solo le lanciata.
Infatti:
“i tuoi figli non sono tuoi,
sono i figli e i fratelli della Vita
che appartiene a se stessa.
Essi vengono attraverso di te ma non da te,
e benché stiano con te non ti appartengono.
Tu puoi trasmettere loro il tuo amore
ma non i tuoi progetti,
poiché essi hanno i loro progetti.
Tu puoi ospitare i loro corpi,
ma non sequestrare il loro spirito
perché i loro spiriti abitano nella casa del domani,
che tu non puoi visitare, neanche nei tuoi sogni…”

K. GIBRAN, Il profeta, Guanda, Milano 1980, p.36.

Evangelium Vitae

La cosiddetta «qualità della vita» è interpretata in modo prevalente o esclusivo come efficienza economica, consumismo disordinato, bellezza e godibilità della vita fisica, dimenticando le dimensioni più profonde — relazionali, spirituali e religiose — dell'esistenza. In un simile contesto la sofferenza, inevitabile peso dell'esistenza umana ma anche fattore di possibile crescita personale, viene «censurata», respinta come inutile, anzi combattuta come male da evitare sempre e comunque. Quando non la si può superare e la prospettiva di un benessere almeno futuro svanisce, allora pare che la vita abbia perso ogni significato e cresce nell'uomo la tentazione di rivendicare il diritto alla sua soppressione. (EV 23)

giovedì 4 giugno 2009

Il 'segno della Croce' CONFESSIONE 'APERTA' DELLA FEDE IN GESU' E NEL MISTERO DI DIO UNO E TRINO


Un breve ma intenso testo di un Padre della Chiesa che ci ricorda quanto sia antico l'uso di segnare, più volte al giorno, il proprio corpo, con il segno di croce.
Testimonianza viva della confessione di fede trinitria dei cristiani.

«Sia quando arriviamo che quando partiamo, sia
quando ci calziamo i sandali che quando siamo a
tavola, sia quando accendiamo le nostre candele
che quando ci riposiamo o ci sediamo, qualunque
lavoro intraprendiamo, ci segniamo con il segno
della Croce».
Tertulliano (160- 225), De cor. Mil., III.

Evangelium Vitae

Leggendo questo brano il pensiero mi ritorna idealmente, alla meravigliosa figura di Giovanni Paolo II. Egli fu un vero conoscitore del cuore dell’uomo, perché amò profondamente il gregge affidatogli da Dio!
A distanza di anni uno spaccato autentico della condizione dell’uomo contemporaneo.
Un invito pressante ad interrogarsi “sul senso più autentico dell’esistenza”

[…]Chiuso nel ristretto orizzonte della sua fisicità, si riduce in qualche modo a «una cosa» e non coglie più il carattere «trascendente» del suo «esistere come uomo». Non considera più la vita come uno splendido dono di Dio, una realtà «sacra» affidata alla sua responsabilità e quindi alla sua amorevole custodia, alla sua «venerazione». Essa diventa semplicemente «una cosa», che egli rivendica come sua esclusiva proprietà, totalmente dominabile e manipolabile. Così, di fronte alla vita che nasce e alla vita che muore, non è più capace di lasciarsi interrogare sul senso più autentico della sua esistenza, assumendo con vera libertà questi momenti cruciali del proprio «essere». Egli si preoccupa solo del «fare» e, ricorrendo ad ogni forma di tecnologia, si affanna a programmare, controllare e dominare la nascita e la morte. Queste, da esperienze originarie che chiedono di essere «vissute», diventano cose che si pretende semplicemente di «possedere» o di «rifiutare». (EV 22)

mercoledì 3 giugno 2009

Una frase di humor per sorridere un po'...

- Questo pomeriggio ci saranno celebrazioni alle estremità Nord e Sud della chiesa. Verranno battezzati bambini a entrambe le estremità.

Evangelim Vitae

Oggi, leggendo questo breve testo, mi sono soffermato semplicemente sulla frase " l'uomo guardiano di suo fratello"!
Penso proprio che accompagnerà la mia riflessione in questo giorno.


Ogni uomo è «guardiano di suo fratello», perché Dio affida l'uomo all'uomo. Ed è anche in vista di tale affidamento che Dio dona a ogni uomo la libertà, che possiede un'essenziale dimensione relazionale. Essa è grande dono del Creatore, posta com'è al servizio della persona e della sua realizzazione mediante il dono di sé e l'accoglienza dell'altro; quando invece viene assolutizzata in chiave individualistica, la libertà è svuotata del suo contenuto originario ed è contraddetta nella sua stessa vocazione e dignità. La libertà rinnega sé stessa, si autodistrugge e si dispone all'eliminazione dell'altro quando non riconosce e non rispetta più il suo costitutivo legame con la verità. La persona finisce con l'assumere come unico e indiscutibile riferimento per le proprie scelte non più la verità sul bene e sul male, ma solo la sua soggettiva e mutevole opinione o, addirittura, il suo egoistico interesse e il suo capriccio. (EV 20)

I miei primi passi con Gesù



Quella che oggi vi presento è una esperienza vissuta personalmente da una coollega IRC di nome Paola ,impegnata in parrocchia,la quale ha voluto condividere con me è con i lettori del mio blog questa bellissima esperienza di fede a cui mi permetto di dare dare il titolo: I miei primi passi con Gesù.

Qualcuno a settembre forse si sarà chiesto: chi è quel pazzo che pensa di poter fare catechismo con dei bimbi di tre, quattro e cinque anni? Che utilità potrà mai avere? Forse anche noi catechisti ci siamo sentiti un po’ folli ad iniziare per la prima volta questo percorso, ma l’amore che abbiamo verso questi piccoli e il desiderio di condividere con loro e le loro famiglie fin d’ora i primi passi nella fede, ci hanno spinti a lanciarci in questa nuova avventura… Dopo nove mesi eccoci qui, al compimento di un intero anno pastorale, a fermarci e considerare come sono andate le cose…
L’assiduità e l’entusiasmo di ciascuno dei nostri “cuccioli” ci ha commosso e, a sentire qualche mamma, ha stupito anche loro. La loro innocenza ci ha permesso di aprire un grande pacco regalo in cui abbiamo scoperto i doni immensi del creato e di noi stessi. Abbiamo accompagnato Maria e Giuseppe a Betlemme e abbiamo visto, insieme a Magi e Pastori, nascere Gesù Bambino.
Siamo andati con lui nel suo paese, Nazareth , dove è cresciuto, giorno dopo giorno, come noi…
E quando è diventato grande ha conosciuto i suoi primi amici: Simone, Andrea, Giacomo e Giovanni e ha raccontato a tanti quanto Dio ci vuole bene. Ha calmato la tempesta e ha insegnato agli apostoli a pregare il Padre nostro.
Siamo poi andati a Gerusalemme, dove Gesù è arrivato in groppa all’asino accolto con gioia da tutti, lo abbiamo visto spezzare il pane e lavare i piedi agli amici, per insegnare loro che tutti dobbiamo imparare ad aiutarci, lo abbiamo accompagnato fino alla croce e abbiamo scoperto che tre giorni dopo è risorto.
Ha ancora incontrato gli apostoli per tanti giorni e, dopo essere andato in cielo, ha lasciato loro un dono grande: lo Spirito Santo che non ci lascia mai soli e ci permette di dire a tutti quanto è bello essere amici di Gesù e tra di noi.
Che dire di più? Gesù non va in vacanza, quindi ci siamo dati appuntamento ogni domenica alla Messa anche durante l’estate e, a settembre… riprenderemo questo splendido viaggio insieme con Gesù!

martedì 2 giugno 2009

Il trionfo della natura

In Cristo Dio ci fa passare dalla sua immagine alla sua somiglianza

Nelle mie letture quotidiane ogni giorno c'è sempre uno spazio dedicato alla lettura el padri della Chiesa.
Stamattina leggevo un bellissimo passo di San Pietro Crisologo:una lettura che mette nel cuore il desideio di elevare a Dio un grazie infinito per aver creato l'uomo a sua immagine e somiglianza.

O uomo, perché hai di te un concetto così basso, quando sei tanto prezioso per Dio? Perché mai, tu che sei così onorato da Dio, ti spogli irragionevolmente del tuo onore? Perché indaghi da che cosa sei stato tratto e non ricerchi per qual fine sei stato creato? Tutto questo edificio del mondo, che i tuoi occhi contemplano, non è stato forse fatto per te? La luce in te scaccia le tenebre e ti circondano. Per te è stata regolata la notte, per te definito il giorno, per te il cielo è stato illuminato dal diverso splendore del sole, della luna e delle stelle. Per te la terra è dipinta di fiori, di boschi e di frutti. Per te è stata creata la mirabile e bella famiglia di animali che popolano l'aria, i campi e l'acqua, perché una desolata solitudine non appannase la gioia del mondo appena fatto...

Tuttavia il tuo Creatore trovò ancora qualcosa da aggiungere per onorarti. Ha stampato in te la sua immagine (Gen 1,27), perché l'immagine visibile rendesse presente al mondo il Creatore invisibile, e ti ha posto in terra a fare le sue veci, perché un possedimento così vasto, qual è il mondo, non fosse privo di un vicario del Signore... Dio, nella sua infinita bontà, prese in sé ciò che aveva fatto in te per sé. Volle essere visto nell'uomo direttamente e in se stesso. Egli, che nell'uomo aveva prima voluto essere visto per riflesso, fece sì che diventasse sua proprietà l'uomo che prima aveva ottenuto di essere solo sua immagine riflessa... Nasce dunque Cristo, per reintegrare con la sua nascita la natura decaduta.
San Pietro Crisologo (circa 406-450), vescovo di Ravenna, dottore della Chiesa
Discorsi, 148, PL 52, 596-598