Un anziano a Scete sorprese dei briganti che stavano saccheggiando la sua cella. Disse loro: “fate in fretta prima che arrivino i fratelli e mi impediscano di adempire il comando di Cristo che dice A chi prende ciò che è tuo non lo richiedere( Lc 6,30)”.
Detti inediti dei Padri del deserto
Nulla possa turbare la mia pace ne farmi uscire da Te, o Immutabile; ma che ad ogni istante, io mi immerga sempre più nelle profondità del tuo mistero! Beata Elisabetta della Trinità
mercoledì 30 settembre 2009
NOVENA A SANTA TERESA DI LISIEUX 9° giorno:

LA PIOGGIA DI ROSE
La piccola Teresa ha promesso molte volte che dopo la sua morte avrebbe fatto piovere dal Cielo dei petali di rose. Ella dice a questo proposito: «Un'anima infiammata di amore non può restare inattiva». «Se voi sapeste quanti progetti faccio su tutte le cose che farò quando sarò in Cielo... Incomincerò la mia missione...» «Ma sento soprattutto che la mia missione sta per cominciare, la mia missione di far amare il buon Dio come io lo amo, di dare la mia piccola via alle anime. Se il buon Dio esaudisce i miei desideri, il mio Cielo trascorrerà sulla terra sino alla fine del mondo. Sì, voglio passare il mio Cielo a fare del bene sulla terra».
Proposito
Oggi invoca l'aiuto della piccola Teresa in tutte le intenzioni che ti si presentano durante il giorno, con la sicurezza di essere esaudito perché lei lo ha promesso. Padre Nostro... Ave Maria... Gloria al Padre...
«Ho sempre desiderato d'essere una santa, ma, ahimè, ho sempre constatato, quando mi sono confrontata con i Santi, che tra loro e me c'è la stessa differenza che esiste tra una montagna la cui vetta si perde nei cieli e il granello di sabbia, oscuro, calpestato dai piedi dei passanti. Invece di scoraggiarmi, mi sono detta: il Buon Dio non potrebbe ispirare desideri irrealizzabili; quindi, nonostante la mia piccolezza, posso aspirare alla santità. Farmi diversa da quello che sono, più grande, mi è impossibile: mi devo sopportare per quello che sono con tutte le mie imperfezioni; ma voglio cercare il modo di andare in Cielo per una piccola via tutta nuova. Vorrei trovare anch'io un ascensore per innalzarmi fina a Gesù, perché sono troppo piccola per salire la dura scala della perfezione. Allora ho cercato nei libri santi l'indicazione dell'ascensore, oggetto del mio desiderio; e ho letto queste parole uscite dalla bocca della Sapienza Eterna: ‘Se qualcuno è molto piccolo, venga a me’. Così sono arrivata a intuire che avevo trovato ciò che cercavo. E volendo sapere, o mio Dio, ciò che faresti al molto piccolo che rispondesse alla tua chiamata, ho continuato le mie ricerche ed ecco quello che ho trovato: ‘Come una madre accarezza il figlio, così io vi consolerò: vi porterò in braccio e vi cullerò sulle mie ginocchia!’ L'ascensore che mi deve innalzare fino al Cielo sono le tue braccia, o Gesù! Per questo non ho bisogno di crescere, anzi bisogna che io resti piccola, che lo diventi sempre più».
martedì 29 settembre 2009
NOVENA A SANTA TERESA DI LISIEUX 8° giorno

LA RICONOSCENZA
La piccola Teresa dice: «Ciò che attira maggiormente le grazie del Buon Dio, è la riconoscenza, perché se noi Lo ringraziamo per un beneficio, Egli è commosso e si affretta di darcene altri dieci e se Lo ringraziamo ancora con la stessa effusione, che incalcolabile moltiplicazione di grazie! Ne ho fatto l'esperienza, provate e vedrete. La mia gratitudine è infinita per tutto ciò che mi concede e gliene do la prova in mille modi».
Proposito
Oggi metti per iscritto venti ragioni per le quali vuoi ringraziare Dio. Non dimenticare di metterci concretamente un momento doloroso della tua vita. Farai sgorgare da questa sofferenza una grazia per tanti altri se sai offrirla per amore. Padre Nostro... Ave Maria... Gloria al Padre...
«Offriamo volentieri le nostre sofferenze a Gesù per salvare le anime. Povere anime! Esse hanno meno grazie di noi e tuttavia tutto il sangue di un Dìo è stato versato per salvarle».
Realizzazione: Famiglia di Maria
San Isacco di Antiochia Profezia e miracoli 3
Un uomo, tramite un garzone, mandò in dono al servo di Dio due sporte piene di pesce, raccomandandosi alle sue preghiere. Ma il garzone pensò che ne bastasse una e nascose l’altra per sé. Isacco gli disse: «Ringrazia molto il tuo signore, ma fai attenzione quando aprirai la sporta che hai nascosto per strada, perché vi è entrato un serpente che potrebbe ferirti». Il garzone, confuso, ritornò dove aveva lasciato la sporta e aprendola con molta cautela vide che il serpente effettivamente c’era!
http://www.conventosantansano.it/isacco.htm
http://www.conventosantansano.it/isacco.htm
lunedì 28 settembre 2009
San Isacco di Antiochia Profezia e miracoli 2
Due girovaghi un giorno, dopo aver nascosto i loro abiti buoni nella cavità di un albero, si presentarono ad Isacco con vesti talmente lacere da sembrare quasi nudi e chiesero con insistenza di essere rivestiti per amore di Cristo. L’eremita, dopo averli ascoltati in silenzio, chiamò un suo discepolo e lo mandò in segreto a prendere le vesti nascoste nell’albero; poi si recò di nuovo dai due vagabondi e, quasi divertendosi a rendere beffa per beffa, disse loro: «Venite, poveri ignudi, prendete e vestitevi». E, con grande meraviglia dei due falsi questuanti, gli regalò i loro stessi abiti!
http://www.conventosantansano.it/isacco.htm
http://www.conventosantansano.it/isacco.htm
NOVENA A SANTA TERESA DI LISIEUX 7° giorno

: ESSERE UNA MADRE PER I SACERDOTI
La piccola Teresa dice: «Ebbene, io sono la figlia della Chiesa... Le opere clamorose gli sono vietate: non può predicare il Vangelo, versare il suo sangue... Ma che importa? I suoi fratelli lavorano al posto suo e lui, piccolo bambino, si mette vicinissimo al Re e alla Regina, ama per i suoi fratelli che combattono... Ma come testimonierà il suo Amore, dal momento che l'Amore si prova con le opere? Non ho altro mezzo per provarti il mio amore che gettare fiori, cioè non lasciar sfuggire nessun piccolo sacrificio, nessuno sguardo, nessuna parola, approfittare di tutte le cose più piccole e farle per amore!... Voglio soffrire per amore e anche gioire per amore».
Ella scrive al Padre Roulland, che le è stato donato come fratello: «Tutto quanto chiedo a Gesù per me, lo chiedo anche per lei. Come Giosuè, lei combatte nella pianura. Io sono il suo piccolo Mosè e incessantemente il mio cuore è rivolto verso il Cielo per ottenere la vittoria. O fratello mio, come sarebbe da compiangere se Gesù stesso non sostenesse le braccia del suo Mosè!»
Proposito
Oggi sforzati di offrire coscientemente per il Santo Padre, tutte le situazioni spiacevoli e dolorose. Padre Nostro... Ave Maria... Gloria al Padre...
«Non potrei dimenticare di pregare per tutti, senza lasciar da parte i semplici sacerdoti... Insomma voglio essere figlia della Chiesa come lo era la nostra Madre Santa Teresa e pregare secondo le intenzioni del nostro Santo Padre il Papa, sapendo che le sue intenzioni abbracciano l'universo. Ecco lo scopo generale della mia vita».
Realizzazione: Famiglia di Maria
domenica 27 settembre 2009
San Isacco di Antiochia. Profezia e miracoli 1
Un giorno, verso sera, Isacco disse ai suoi discepoli: «Portate queste vanghe nell’orto e poi ritornate nelle vostre celle». Appena notte, alcuni ladri, che si erano proposti di invadere l’orto dell’eremita per rubare gli ortaggi, vi entrarono e trovarono una vanga per uno. Mentre Isacco rimaneva in preghiera, all’improvviso si sentirono interiormente mutati sicché, invece di rubare, si misero a dissodare con buona lena per tutta la notte il terreno rimasto incolto. La mattina seguente l’uomo di Dio, dopo aver ordinato ai suoi discepoli di apparecchiare e preparare da mangiare per tutti quegli operai, entrò nell’orto e disse ai lavoratori: «Allegri, fratelli! Avete lavorato abbastanza; ora riposatevi e mangiate». Dopo che si furono rifocillati, aggiunse: «Quando avete bisogno di qualche ortaggio, venite alla porta, bussate e chiedete, e vi sarà dato quanto vi occorre con la benedizione di Dio; ma non rubate più». Infine li salutò e li ricompensò del lavoro svolto congedandoli carichi dei vari prodotti del suo orto.
Fonte: http://www.conventosantansano.it/isacco.htm
Fonte: http://www.conventosantansano.it/isacco.htm
NOVENA A SANTA TERESA DI LISIEUX 6° giorno

LA VITA NASCOSTA
Secondo la sua esperienza, la piccola Teresa confessa che l'ultimo posto è il meno desiderato in una comunità. Tuttavia è sicuramente proprio lì che si trova Gesù. Per esprimere questo concetto ella prende l'immagine di un insignificante granello di sabbia su una grande spiaggia e dice alle sue novizie: «Soprattutto siamo piccole, così piccole che tutti possano calpestarci, senza neppure che noi mostriamo di sentirlo e soffrirne...» «Quale beatitudine essere nascosta così bene che nessuno pensa a te; essere sconosciuta perfino alle persone che vivono con te!» «Il granello di sabbia non desidera essere umiliato: sarebbe ancora troppo importante, giacché si sarebbe obbligati ad occuparsi di lui; egli non desidera che una cosa: essere dimenticato, non contare nulla! Ma desidera essere visto da Gesù! »
Proposito
Oggi sforzati di fare tutto per amore di Dio senza aspettarti nessuna riconoscenza da parte degli uomini, nella sola gioia che Dio lo veda. Padre Nostro... Ave Maria... Gloria al Padre...
«Sentii la carità entrarmi nel cuore, il bisogno di dimenticarmi per far piacere e da allora fui felice!»
Realizzazione: Famiglia di Maria
sabato 26 settembre 2009
NOVENA A SANTA TERESA DI LISIEUX 5° giorno

L’UMILTA’
La piccola Teresa dice: «Praticherete l'umiltà che non consiste a pensare e a dire che siete pieni di difetti, ma ad essere felice che altri lo pensino e perfino lo dicano».
Una delle sue sorelle dà la seguente testimonianza: «Una suora anziana non riusciva a capire come fosse possibile che Suor Teresa del Bambino Gesù, così giovane, si occupasse delle novizie e senza troppi complimenti le faceva sentire le sue riserve a questo proposito. Un giorno durante la ricreazione essa le disse delle parole molto dure, e fra l'altro che doveva piuttosto pensare a guidare se stessa che dirigere le altre. Io osservavo attentamente la scena da lontano, l'aria di dolcezza angelica della Serva di Dio contrastava fortemente con l'aria appassionata della sua interlocutrice e la sentii rispondere: "Ah! Sorella, lei ha proprio ragione e sono anche più imperfetta di quanto lei creda!"»
Proposito
Quanto è grande l'Amore di Dio per ogni uomo! Oggi sforzati di accettare l'altro così com'è, perché tu stesso ricevi costante¬mente la Misericordia di Dio, malgrado le tue debolezze e le tue imperfezioni. Padre Nostro... Ave Maria... Gloria al Padre...
«La Santità non è in questa o quella pratica, essa consiste in una disposizione del cuore che ci rende umili e piccoli tra le braccia del Buon Dio, coscienti della nostra debolezza e confidenti fino all'audacia nella sua bontà di Padre».
Realizzazione: Famiglia di Maria
venerdì 25 settembre 2009
NOVENA A SANTA TERESA DI LISIEUX 4° giorno

L’AMORE DEL PROSSIMO
«C'è in comunità una sorella che ha il talento di dispiacermi in tutto... ma non volevo cedere all'antipatia naturale che provavo. Mi sono detta che la carità non doveva consistere nei sentimenti, ma nelle opere, perciò mi sono impegnata a fare per questa sorella ciò che avrei fatto per la persona che amo di più. Ogni volta che la incontravo pregavo per lei il Buon Dio, offrendoGli tutte le sue virtù e i suoi meriti... Non mi limitavo a pregare molto per la sorella che mi procurava tante lotte: mi sforzavo di farle tutti i favori possibili e, quando avevo la tentazione di risponderle in modo sgarbato, mi limitavo a farle il mio più gentile sorriso e mi sforzavo di sviare il discorso... Spesso poi, quando non ero in ricreazione (voglio dire durante le ore di lavoro), avendo alcuni rapporti di ufficio con questa sorella, quando le mie lotte erano troppo violente, fuggivo come un disertore. Poiché ella ignorava assolutamente ciò che provavo per lei, mai ha supposto i motivi del mio comportamento ed è persuasa che il suo carattere mi sia simpatico. Un giorno in ricreazione mi disse con un'espressione contentissima press'a poco queste parole: "Vorrebbe dirmi, mia Suor Teresa di Gesù Bambino, cosa l'attira tanto verso di me, che ogni volta che mi guarda la vedo sorridere?" Ah, ciò che mi attirava era Gesù nascosto in fondo alla sua anima, Gesù che rende dolce ciò che c'è di più amaro!»
Proposito
Oggi sforzati di fare un atto di carità, una parola, un gesto verso qualcuno con cui forse fai fatica ad intenderti. Padre Nostro ... Ave Maria... Gloria al Padre...
«Una parola, un sorriso gentile, spesso bastano per rasserenare un'anima triste».
Realizzazione: Famiglia di Maria
giovedì 24 settembre 2009
NOVENA A SANTA TERESA DI LISIEUX 3° giorno

IL SORRISO
La piccola Teresa dice: «Il mio modo speciale è quello di essere gioiosa, di sorridere sempre, sia quando cado che quando ottengo una vittoria». «Quando non capisco niente degli avvenimenti sorrido e dico grazie».
«Quando soffro molto, invece di avere un'aria triste, reagisco con un sorriso. All'inizio non ci riuscivo molto bene, ma ora è un'abitudine che sono felice di aver preso».
Proposito
Oggi sforzati di offrire a Dio le situazioni dolorose della tua giornata reagendo con un sorriso. Padre Nostro ... Ave Maria... Gloria al Padre...
«Quando posso, faccio del mio meglio per essere gaia, per far piacere».
Realizzazione: Famiglia di Maria
mercoledì 23 settembre 2009
NOVENA A SANTA TERESA DI LISIEUX 2°giorno

LA FIDUCIA
La via della piccola Teresa è fondata sulla fiducia e sull'amore. Ella dice: «Custodite con cura la vostra fiducia, è impossibile che Dio non ne tenga conto, perché Egli misura sempre i suoi doni secondo la nostra fiducia».
Ella racconta la storia seguente: «Un re, partito per la caccia, stava inseguendo un coniglio bianco che i suoi cani stavano per raggiungere, quando il coniglietto, sentendosi perduto, ritornò rapidamente indietro e saltò nelle braccia del cacciatore. Costui, commosso da tanta fiducia, non volle più separarsi dal coniglio bianco, e non permise a nessuno di occuparsene, riservandosi perfino il compito di nutrirlo. Lo stesso farà con noi il Buon Dio se inseguiti dalla giustizia, rappresentata dai cani, cercheremo rifugio nelle braccia stesse del nostro Giudice...»
Proposito
Oggi, ogni volta che ti capita di fare uno sbaglio, sforzati di cercare rifugio nelle braccia del Padre Divino, come ha fatto il coniglietto. Poni anche una tale fiducia nella Sua Misericordia da non avere più alcuna tristezza per avere commesso questa imperfezione. Padre Nostro ... Ave Maria... Gloria al Padre...
«Più sarai povera, più Gesù ti amerà, Egli andrà lontano per cercarti, se talvolta ti smarrissi un po'».
Realizzazione: Famiglia di Maria
martedì 22 settembre 2009
NOVENA A SANTA TERESA DI LISIEUX 1°giorno

LA PICCOLEZZA
Celina racconta: «Tutta scoraggiata, con il cuore grosso per una lotta che mi sembrava insormontabile, andai a dire a Teresa: "Questa volta è impossibile, non ce la faccio a superarla!" "Non mi stupisce", mi rispose. "Noi siamo troppo piccole per superare le difficoltà, dobbiamo passarci sotto".
Ella mi ricordò allora un episodio della nostra infanzia. Eccolo. Ci trovavamo presso dei vicini ad Alençon; un cavallo ci sbarrava l'entrata del giardino. Mentre i grandi cercavano un altro accesso, la nostra amichetta non trovò di meglio che passare sotto l'animale. Si infilò per prima e mi tese la mano, la seguii con Teresa e senza dover piegare troppo la nostra piccola persona raggiungemmo la meta.
"Ecco che cosa si guadagna ad essere piccoli", concluse. "Non ci sono ostacoli per i piccoli, si intrufolano dappertutto. Le grandi anime possono superare i problemi, raggirare le difficoltà, arrivare a mettersi al di sopra di tutto con il ragionamento e la virtù, ma noi che siamo piccolissime, dobbiamo guardarci bene dal provarci. Passiamo sotto! Passare sotto ai problemi significa non affrontarli troppo da vicino, non ragionarci troppo sopra".»
Proposito
Oggi sforzati di accettare nell'amore tutte le situazioni che non sono conformi a ciò che desideri o ti aspetti, per conservare sempre nel tuo intimo la pace e la gioia. Padre Nostro ... Ave Maria... Gloria al Padre...
«Il mio Cielo è restare sempre in sua presenza, chiamarlo Padre mio ed essere sua figlia».
Realizzazione: Famiglia di Maria
lunedì 21 settembre 2009
Festa San Matteo
Dalle “Omelie” di san Beda il Venerabile, sacerdote
Gesù lo guardò con sentimento di pietà e lo scelse.
Gesù vide un uomo, chiamato Matteo, seduto al banco delle imposte, e gli disse: “Seguimi” (Mt 9, 9). Vide non tanto con lo sguardo degli occhi del corpo, quanto con quello della bontà interiore. Vide un pubblicano e, siccome lo guardò con sentimento di amore e lo scelse, gli disse: “Seguimi”. Gli disse “Seguimi”, cioè imitami. Seguimi, disse, non tanto col movimento dei piedi quanto con la pratica della vita. Infatti “ chi dice di dimorare in Cristo, deve comportarsi come lui si è comportato “ (1 Gv 2, 6).
“ Ed egli si alzò, prosegue, e lo seguì “ (Mt 9, 9). Non c’è da meravigliarsi che un pubblicano alla prima parola del Signore, che lo invitava, abbia abbandonato i guadagni della terra che gli stavano a cuore e, lasciate le ricchezze, abbia accettato di seguire colui che vedeva non avere ricchezza alcuna. Infatti lo stesso Signore che lo chiamò esternamente con la parola, lo istruì all’interno con un’invisibile spinta a seguirlo. Infuse nella sua mente la luce della grazia spirituale con cui potesse comprendere come colui che sulla terra lo strappava alle cose temporali, era capace di dargli in cielo tesori incorruttibili.
“Mentre Gesù sedeva a mensa in casa, sopraggiunsero molti pubblicani e peccatori e si misero a tavola con lui e con i discepoli” (Mt 9, 10). Ecco dunque che la conversione di un solo pubblicano servì di stimolo a quella di molti pubblicani e peccatori, e la remissione dei suoi peccati fu modello a quella di tutti costoro. Fu un autentico e magnifico segno premonitore di realtà future. Colui che sarebbe stato apostolo e maestro della fede, attirò a sé una folla di peccatori già fin dal primo momento della sua conversione. Egli cominciò, subito all’inizio, appena apprese le prime nozioni della fede, quella evangelizzazione che avrebbe portato avanti di pari passo col progredire della sua santità. Se desideriamo penetrare più a fondo nel significato di ciò che è accaduto, capiremo che egli non si limitò a offrire al Signore un banchetto per il suo corpo nella propria abitazione materiale ma, con la fede e l’amore, gli preparò un convito molto più gradito nell’intimo del suo cuore. Lo afferma colui che dice: “ Ecco sto alla porta e busso; se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò da lui, cenerò con lui ed egli con me “ (Ap 3, 20).Gli apriamo la porta per accoglierlo, quando udita la sua voce, diamo volentieri il nostro assenso ai suoi segreti o palesi inviti e ci applichiamo con impegno nel compito da lui affidatoci. Entra quindi per cenare con noi e noi con lui, perché con la grazia del suo amore viene ad abitare nei cuori degli eletti, per ristorarli con la luce della sua presenza. Essi così sono in grado di avanzare sempre più nei desideri del cielo. A sua volta, riceve anche lui ristoro mediante il loro amore per le cose celesti, come se gli offrissero vivande gustosissime.
Dalle “Omelie” di san Beda il Venerabile, sacerdote
Testo tratto dalla Liturgia delle Ore
Gesù lo guardò con sentimento di pietà e lo scelse.
Gesù vide un uomo, chiamato Matteo, seduto al banco delle imposte, e gli disse: “Seguimi” (Mt 9, 9). Vide non tanto con lo sguardo degli occhi del corpo, quanto con quello della bontà interiore. Vide un pubblicano e, siccome lo guardò con sentimento di amore e lo scelse, gli disse: “Seguimi”. Gli disse “Seguimi”, cioè imitami. Seguimi, disse, non tanto col movimento dei piedi quanto con la pratica della vita. Infatti “ chi dice di dimorare in Cristo, deve comportarsi come lui si è comportato “ (1 Gv 2, 6).
“ Ed egli si alzò, prosegue, e lo seguì “ (Mt 9, 9). Non c’è da meravigliarsi che un pubblicano alla prima parola del Signore, che lo invitava, abbia abbandonato i guadagni della terra che gli stavano a cuore e, lasciate le ricchezze, abbia accettato di seguire colui che vedeva non avere ricchezza alcuna. Infatti lo stesso Signore che lo chiamò esternamente con la parola, lo istruì all’interno con un’invisibile spinta a seguirlo. Infuse nella sua mente la luce della grazia spirituale con cui potesse comprendere come colui che sulla terra lo strappava alle cose temporali, era capace di dargli in cielo tesori incorruttibili.
“Mentre Gesù sedeva a mensa in casa, sopraggiunsero molti pubblicani e peccatori e si misero a tavola con lui e con i discepoli” (Mt 9, 10). Ecco dunque che la conversione di un solo pubblicano servì di stimolo a quella di molti pubblicani e peccatori, e la remissione dei suoi peccati fu modello a quella di tutti costoro. Fu un autentico e magnifico segno premonitore di realtà future. Colui che sarebbe stato apostolo e maestro della fede, attirò a sé una folla di peccatori già fin dal primo momento della sua conversione. Egli cominciò, subito all’inizio, appena apprese le prime nozioni della fede, quella evangelizzazione che avrebbe portato avanti di pari passo col progredire della sua santità. Se desideriamo penetrare più a fondo nel significato di ciò che è accaduto, capiremo che egli non si limitò a offrire al Signore un banchetto per il suo corpo nella propria abitazione materiale ma, con la fede e l’amore, gli preparò un convito molto più gradito nell’intimo del suo cuore. Lo afferma colui che dice: “ Ecco sto alla porta e busso; se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò da lui, cenerò con lui ed egli con me “ (Ap 3, 20).Gli apriamo la porta per accoglierlo, quando udita la sua voce, diamo volentieri il nostro assenso ai suoi segreti o palesi inviti e ci applichiamo con impegno nel compito da lui affidatoci. Entra quindi per cenare con noi e noi con lui, perché con la grazia del suo amore viene ad abitare nei cuori degli eletti, per ristorarli con la luce della sua presenza. Essi così sono in grado di avanzare sempre più nei desideri del cielo. A sua volta, riceve anche lui ristoro mediante il loro amore per le cose celesti, come se gli offrissero vivande gustosissime.
Dalle “Omelie” di san Beda il Venerabile, sacerdote
Testo tratto dalla Liturgia delle Ore
domenica 20 settembre 2009
Il Carmelo
«Non c'è nessuno nella Chiesa
che non debba qualcosa al Carmelo»
Thomas Merton
che non debba qualcosa al Carmelo»
Thomas Merton
"La lettura delle Scritture
"La lettura delle Scritture
rafforza l'intelletto e irriga la preghiera,
è aiuto nella veglia ed è compagna;
è luce per l'intelligenza, guida nel cammino...
e ottiene all'intelletto sapienza e finezza...
Semina nell'anima la memoria continua di Dio
la lettura della Scrittura è certamente
la sorgente della preghiera e ciò che la genera,
e da ambedue noi siamo trasportati verso l'amore di Dio,
la cui dolcezza, simile a quella del miele e del favo,
è versata nel nostro cuore continuamente".
Isacco di Ninive
rafforza l'intelletto e irriga la preghiera,
è aiuto nella veglia ed è compagna;
è luce per l'intelligenza, guida nel cammino...
e ottiene all'intelletto sapienza e finezza...
Semina nell'anima la memoria continua di Dio
la lettura della Scrittura è certamente
la sorgente della preghiera e ciò che la genera,
e da ambedue noi siamo trasportati verso l'amore di Dio,
la cui dolcezza, simile a quella del miele e del favo,
è versata nel nostro cuore continuamente".
Isacco di Ninive
Umiltà e grandezza del Verbo incarnato
Non è ovviamente, senza motivo il fatto che i tre magi, condotti dallo splendore di una nuova stella ad adorare Gesú, non lo abbiano visto in procinto di comandare ai demoni, di risuscitare i morti, di ridare la vista ai ciechi, o la deambulazione agli storpi, o la parola ai muti; né in procinto di compiere qualche altro gesto rivelatore della potenza divina; no, videro un bimbo silenzioso, tranquillo, affidato alle cure di sua madre; in lui non appariva alcun segno esterno del suo potere, offrendo invece alla vista un solo grande prodigio: la sua umiltà. Cosí, lo spettacolo stesso di quel santo bambino al quale Dio, il Figlio di Dio, si era unito, impartiva all`occhio quell`insegnamento che piú tardi doveva essere proclamato all`orecchio, e quanto non proferiva ancora il suono della sua voce, lo insegnava già il semplice fatto di guardarlo. Tutta la vittoria del Salvatore, infatti - vittoria che ha soggiogato il demonio e il mondo -, è iniziata dall`umiltà ed è stata consumata nell`umiltà. Egli ha inaugurato nella persecuzione i suoi giorni predestinati, e nella persecuzione li ha portati a termine; al bambino non è mancata la sofferenza, e a colui che era chiamato a soffrire non è mancata la dolcezza dell`infanzia; infatti, il Figlio unico di Dio ha accettato, con un unico atto di abbassamento della sua maestà, tanto di nascere volontariamente come uomo che di poter essere ucciso dagli uomini.
(…)Chi si troverà sí indenne da colpa che la giustizia non abbia niente da rimproverargli in lui, o che la misericordia non debba perdonargli? Per cui, o carissimi, tutta la pratica della sapienza cristiana non consiste né in abbondanza di parole, né in abilità nel discutere, né in appetiti di lode e di gloria, bensí nella sincera e volontaria umiltà che il Signore Gesú Cristo ha scelto e insegnato con ogni mezzo, dal seno materno fino al supplizio della croce. Infatti, un giorno che i suoi discepoli disputavano, come dice l`evangelista, per stabilire "chi, tra di loro dovesse essere il più grande nel regno dei cieli, egli chiamò a sé un bambino e postolo in mezzo a loro, disse: In verità, in verità vi dico, se non vi convertirete e non diventerete come bambini, non entrerete nel regno dei cieli. Chi dunque si farà piccolo come questo bambino, sarà il piú grande nel regno dei cieli" (Mt 18,1-4). Cristo ama l`infanzia che egli ha dapprima vissuto sia nell`anima che nel corpo. Cristo ama l`infanzia, maestra di umiltà, regola di innocenza, modello di dolcezza. Cristo ama l`infanzia e verso di lei orienta il modo di agire degli adulti; verso di lei riconduce gli anziani; egli attrae al suo esempio personale coloro che egli innalza al regno eterno.
Leone Magno, Sermo VII, in Epiphan., 2-4
(…)Chi si troverà sí indenne da colpa che la giustizia non abbia niente da rimproverargli in lui, o che la misericordia non debba perdonargli? Per cui, o carissimi, tutta la pratica della sapienza cristiana non consiste né in abbondanza di parole, né in abilità nel discutere, né in appetiti di lode e di gloria, bensí nella sincera e volontaria umiltà che il Signore Gesú Cristo ha scelto e insegnato con ogni mezzo, dal seno materno fino al supplizio della croce. Infatti, un giorno che i suoi discepoli disputavano, come dice l`evangelista, per stabilire "chi, tra di loro dovesse essere il più grande nel regno dei cieli, egli chiamò a sé un bambino e postolo in mezzo a loro, disse: In verità, in verità vi dico, se non vi convertirete e non diventerete come bambini, non entrerete nel regno dei cieli. Chi dunque si farà piccolo come questo bambino, sarà il piú grande nel regno dei cieli" (Mt 18,1-4). Cristo ama l`infanzia che egli ha dapprima vissuto sia nell`anima che nel corpo. Cristo ama l`infanzia, maestra di umiltà, regola di innocenza, modello di dolcezza. Cristo ama l`infanzia e verso di lei orienta il modo di agire degli adulti; verso di lei riconduce gli anziani; egli attrae al suo esempio personale coloro che egli innalza al regno eterno.
Leone Magno, Sermo VII, in Epiphan., 2-4
sabato 19 settembre 2009
mercoledì 16 settembre 2009
le grate del carmelo
Le grate del Carmelo non sono fatte per separare i cuori che si amano in Gesù:
servono piuttosto a rendere più forti i vincoli che li uniscono.
S. Teresa di Gesù Bambino
servono piuttosto a rendere più forti i vincoli che li uniscono.
S. Teresa di Gesù Bambino
L'umiltà
Gli umili, essendo lontanissimi
dal voler far da maestri,
sono pronti a camminare
e a prendere una via diversa
da quella su cui si trovano,
qualora sia loro comandato,
perche' non credono
di riuscire in qualche cosa.
San Giovanni della Croce
dal voler far da maestri,
sono pronti a camminare
e a prendere una via diversa
da quella su cui si trovano,
qualora sia loro comandato,
perche' non credono
di riuscire in qualche cosa.
San Giovanni della Croce
Simeone il Nuovo Teologo: rispondere con l’amore all’odio e con il perdono all'offesa
Papa ricorda Simeone il Nuovo Teologo: rispondere con l’amore all’odio e con il perdono all'offesa
Pastorale & Spiritualità - mercoledì 16 settembre 2009
Pastorale & Spiritualità - mercoledì 16 settembre 2009
martedì 15 settembre 2009
La Madre di Gesù stava presso la croce
"Il martirio della Vergine viene celebrato tanto nella profezia di Simeone, quanto nella storia stessa della passione del Signore. Egli é posto, dice del bambino Gesù il santo vegliardo, quale segno di contraddizione, e una spada, dice poi rivolgendosi a Maria, trapasserà la tua stessa anima (cfr. Lc 2, 34-35). Una spada ha trapassato veramente la tua anima, o santa Madre nostra! Del resto non avrebbe raggiunto la carne del Filgio se non passando per l’anima della Madre. Certamente dopo che il tuo Gesù, che era di tutti, ma specialmente tuo, era ispirato, la lancia crudele, non poté arrivare alla sua anima. Quando, infatti, non rispettando neppure la sua morte, gli aprì il costato, ormai non poteva più recare alcun danno al Filgio tuo.
Ma a te sì. A te trapassò l’anima. L’anima di lui non era più là, ma la tua non se ne poteva assolutamente staccare. Perciò la forza del dolore trapassò la tua anima, e così non senza ragione ti possiamo chiamare più che martire, perché in te la partecipazione alla passione del Figlio, supererò di molto, nell’intensità, le sofferenze fisiche del martirio. Non fu forse per te più che una spada quella parola che davvero trapassò l’anima ed arrivò fino a dividere anima e spirito? Ti fu detto infatti: «Donna, ecco il tuo figlio» (Gv 19, 26). Quale scambio! Ti viene dato Giovanni al posto di Gesù, il servo al posto del Signore, il discepolo al posto del maestro, il figlio di Zebedeo al posto del Filgio di Dio, un semplice uomo al posto del Dio vero. Come l’ascolto di queste parole non avrebbe trapassato la tua anima tanto sensibile, quando il solo ricordo riesce a spezzare anche i nostri cuori, che pure sono di pietra e di ferro? Non meravigliatevi, o fratelli, quando si dice che Maria é stata martire nello spirito. Si meravigli piuttosto colui che non ricorda d’aver sentito Paolo includere tra le più grandi colpe dei pagani che essi furono privi di affetto. Questa colpa é stata ben lontana dal cuore di Maria, e sia ben lontana anche da quello dei suoi umili devoti.
Qualcuno potrebbe forse obiettare: Ma non sapeva essa in antecedenza che Gesù sarebbe morto? Certo. Non era forse certa che sarebbe ben presto risorto? Senza dubbio e con la più ferma fiducia. E nonostante ciò soffrì quando fu crocifisso? Sicuramente e in modo veramente terribile. Del resto chi sei mai tu, fratello, e quale strano genere di sapienza é il tuo, se ti meravigli della solidarietà nel dolore della Madre col Filgio, più che del dolore del Flgio stesso di Maria? Egli ha potuto morire anche nel corpo, e questa non ha potuto morire con lui nel suo cuore? Nel Figlio operò l’amore superiore a ogni altro amore. Nella Madre operò l’amore, al quale dopo quello di Cristo nessuno altro amore si può paragonare. (Disc. nella domenica fra l’ottava dell’Assunzione 14-15; Opera omnia, ed. Cisterc. 5 [1968] 273-274).
Sequenza Liturgica di Stabat Mater (prima dell’Alleluia)
Stava Madre dolorosa a la croce lagrimosa, dov’era il suo Figlio;
la cui anima piangente, abattuta e dolente trapassò il gladio.
O quanto trista e afflitta fue quella beneditta Madre de l’Unigenito.
che piangeva e doleva e tremava, ché vedeva le pene al Figliuol inclito!
Qual è l’uom che non piagnesse se questa Madre vedesse nel tormento asprissimo?
Chi non si può contristare, pia Madre, contemplare il tuo dolor grandissimo?
Pe’ peccati di sue genti Iesù vide ne’ tormenti e ne’ flagelli suddito
Vide il suo dolce nato morïente desolato quando amise il spirito
E però, fonte d’amore, fa ch’io senta il tuo dolore, fammi teco piagnere;
fa ch’egli arda il cor mio in amare Cristo Dio e 'l suo compiacer cogliere.
Santa Madre, fammi questo: le suo piaghe io abbia presto al cor si ch’elle vagliano;
del tuo nato traforato, al morir per me degnato, le pene in me compartano.
Fammi sempre piagner teco, al Crocifisso doler meco, mentre ch’io viverò;
a la Croce teco stare volentieri acompagnare pianto con desiderio.
Virgo de le vergine preclara, a me non esser avara, fammi teco piagnere.
Fa ch’io porti in Cristo morte de al sua passion la sorte e le piaghe raccogliere;
da le piaghe essere piagato, da la Croce inebriato, ne l’amor del Filio.
Infiamato ed acceso, per te, Madre, io sia diffeso nel dì del iudicio.
Fa che la Croce mi guardi e la passion raguardi a ciò ch’io trovi grazia.
Quando il corpo serà morto, fa che l’anima abbia porto di Paradiso e gloria."
Dai “Discorsi” di San Bernardo, abate.
Ma a te sì. A te trapassò l’anima. L’anima di lui non era più là, ma la tua non se ne poteva assolutamente staccare. Perciò la forza del dolore trapassò la tua anima, e così non senza ragione ti possiamo chiamare più che martire, perché in te la partecipazione alla passione del Figlio, supererò di molto, nell’intensità, le sofferenze fisiche del martirio. Non fu forse per te più che una spada quella parola che davvero trapassò l’anima ed arrivò fino a dividere anima e spirito? Ti fu detto infatti: «Donna, ecco il tuo figlio» (Gv 19, 26). Quale scambio! Ti viene dato Giovanni al posto di Gesù, il servo al posto del Signore, il discepolo al posto del maestro, il figlio di Zebedeo al posto del Filgio di Dio, un semplice uomo al posto del Dio vero. Come l’ascolto di queste parole non avrebbe trapassato la tua anima tanto sensibile, quando il solo ricordo riesce a spezzare anche i nostri cuori, che pure sono di pietra e di ferro? Non meravigliatevi, o fratelli, quando si dice che Maria é stata martire nello spirito. Si meravigli piuttosto colui che non ricorda d’aver sentito Paolo includere tra le più grandi colpe dei pagani che essi furono privi di affetto. Questa colpa é stata ben lontana dal cuore di Maria, e sia ben lontana anche da quello dei suoi umili devoti.
Qualcuno potrebbe forse obiettare: Ma non sapeva essa in antecedenza che Gesù sarebbe morto? Certo. Non era forse certa che sarebbe ben presto risorto? Senza dubbio e con la più ferma fiducia. E nonostante ciò soffrì quando fu crocifisso? Sicuramente e in modo veramente terribile. Del resto chi sei mai tu, fratello, e quale strano genere di sapienza é il tuo, se ti meravigli della solidarietà nel dolore della Madre col Filgio, più che del dolore del Flgio stesso di Maria? Egli ha potuto morire anche nel corpo, e questa non ha potuto morire con lui nel suo cuore? Nel Figlio operò l’amore superiore a ogni altro amore. Nella Madre operò l’amore, al quale dopo quello di Cristo nessuno altro amore si può paragonare. (Disc. nella domenica fra l’ottava dell’Assunzione 14-15; Opera omnia, ed. Cisterc. 5 [1968] 273-274).
Sequenza Liturgica di Stabat Mater (prima dell’Alleluia)
Stava Madre dolorosa a la croce lagrimosa, dov’era il suo Figlio;
la cui anima piangente, abattuta e dolente trapassò il gladio.
O quanto trista e afflitta fue quella beneditta Madre de l’Unigenito.
che piangeva e doleva e tremava, ché vedeva le pene al Figliuol inclito!
Qual è l’uom che non piagnesse se questa Madre vedesse nel tormento asprissimo?
Chi non si può contristare, pia Madre, contemplare il tuo dolor grandissimo?
Pe’ peccati di sue genti Iesù vide ne’ tormenti e ne’ flagelli suddito
Vide il suo dolce nato morïente desolato quando amise il spirito
E però, fonte d’amore, fa ch’io senta il tuo dolore, fammi teco piagnere;
fa ch’egli arda il cor mio in amare Cristo Dio e 'l suo compiacer cogliere.
Santa Madre, fammi questo: le suo piaghe io abbia presto al cor si ch’elle vagliano;
del tuo nato traforato, al morir per me degnato, le pene in me compartano.
Fammi sempre piagner teco, al Crocifisso doler meco, mentre ch’io viverò;
a la Croce teco stare volentieri acompagnare pianto con desiderio.
Virgo de le vergine preclara, a me non esser avara, fammi teco piagnere.
Fa ch’io porti in Cristo morte de al sua passion la sorte e le piaghe raccogliere;
da le piaghe essere piagato, da la Croce inebriato, ne l’amor del Filio.
Infiamato ed acceso, per te, Madre, io sia diffeso nel dì del iudicio.
Fa che la Croce mi guardi e la passion raguardi a ciò ch’io trovi grazia.
Quando il corpo serà morto, fa che l’anima abbia porto di Paradiso e gloria."
Dai “Discorsi” di San Bernardo, abate.
lunedì 14 settembre 2009
Esaltazione della Croce
La croce é gloria ed esaltazione di Cristo
"Noi celebriamo la festa della santa croce, per mezzo della quale sono state cacciate le tenebre ed é ritornata la luce. Celebriamo la festa della santa croce, e così, insieme al Crocifisso, veniamo innalzati e sublimati anche noi. Infatti ci distacchiamo dalla terra del peccato e saliamo verso le altezze. E’ tale e tanta la ricchezza della croce che chi la possiede ha un vero tesoro. E la chiamo giustamente così, perché di nome e di fatto é il più prezioso di tutti i beni. E’ in essa che risiede tutta la nostra salvezza. Essa é il mezzo e la via per il ritorno allo stato originale.
Se infatti non ci fosse la croce, non ci sarebbe nemmeno Cristo crocifisso. Se non ci fosse la croce, la Vita non sarebbe stata affissa al legno. Se poi la Vita non fosse stata inchiodata al legno, dal suo fianco non sarebbero sgorgate quelle sorgenti di immortalità, sangue e acqua, che purificano il mondo. La sentenza di condanna scritta per il nostro peccato non sarebbe stata lacerata, noi non avremmo avuto la libertà, non potremmo godere dell’albero della vita, il paradiso non sarebbe stato aperto per noi. Se non ci fosse la croce, la morte non sarebbe stata vinta, l’inferno non sarebbe stato spogliato.
E’ dunque la croce una risorsa veramente stupenda e imareggiabile, perché, per suo mezzo, abbiamo conseguito molti beni, tanto più numerosi quanto più grande ne é il merito, dovuto però in massima parte ai miracoli e alla passione del Cristo. E’ preziosa poi la croce perché é insieme patibolo e trofeo di Dio. Patibolo per la sua volontaria morte su di essa. Trofeo perché con essa fu vinto il diavolo e col diavolo fu sconfitta la morte. Inoltre la potenza dell’inferno venne fiaccata, e così la croce é diventata la salvezza comune di tutto l’universo. La croce é gloria di Cristo, esaltazione di Cristo. La croce é il calice prezioso e inestimabile che raccoglie tutte le sofferenze di Cristo, é la sintesi completa della sua passione. Per convincerti che la croce é la gloria di Cristo, senti quello che egli dice: «Ora il figlio dell’uomo é stato glorificato e anche Dio é stato glorificato in lui, e lo glorificherà subito» (Gv 13, 31-32). E di nuovo: «Glorificami, Padre, con quella gloria che avevo presso di te prima che il mondo fosse» (Gv 17, 5). E ancor: «Padre glorifica il tuo nome. Venne dunque una voce dal cielo: L’ho glorificato e di nuovo lo glorificherò» (Gv 12, 28), per indicare quella glorificazione che fu conseguita allora sulla croce. Che poi la croce sia anche esaltazione di Cristo, ascolta ciò che egli stesso dice: Quando sarò esaltato, allora attirerò tutti a me (cfr. Gv 12, 32). Vedi dunque che la croce é gloria ed esaltazione di Cristo.(Disc. 10 sull’Esaltazione della santa croce."
Dai «Discorsi» di sant’Andrea di Creta, vescovo
"Noi celebriamo la festa della santa croce, per mezzo della quale sono state cacciate le tenebre ed é ritornata la luce. Celebriamo la festa della santa croce, e così, insieme al Crocifisso, veniamo innalzati e sublimati anche noi. Infatti ci distacchiamo dalla terra del peccato e saliamo verso le altezze. E’ tale e tanta la ricchezza della croce che chi la possiede ha un vero tesoro. E la chiamo giustamente così, perché di nome e di fatto é il più prezioso di tutti i beni. E’ in essa che risiede tutta la nostra salvezza. Essa é il mezzo e la via per il ritorno allo stato originale.
Se infatti non ci fosse la croce, non ci sarebbe nemmeno Cristo crocifisso. Se non ci fosse la croce, la Vita non sarebbe stata affissa al legno. Se poi la Vita non fosse stata inchiodata al legno, dal suo fianco non sarebbero sgorgate quelle sorgenti di immortalità, sangue e acqua, che purificano il mondo. La sentenza di condanna scritta per il nostro peccato non sarebbe stata lacerata, noi non avremmo avuto la libertà, non potremmo godere dell’albero della vita, il paradiso non sarebbe stato aperto per noi. Se non ci fosse la croce, la morte non sarebbe stata vinta, l’inferno non sarebbe stato spogliato.
E’ dunque la croce una risorsa veramente stupenda e imareggiabile, perché, per suo mezzo, abbiamo conseguito molti beni, tanto più numerosi quanto più grande ne é il merito, dovuto però in massima parte ai miracoli e alla passione del Cristo. E’ preziosa poi la croce perché é insieme patibolo e trofeo di Dio. Patibolo per la sua volontaria morte su di essa. Trofeo perché con essa fu vinto il diavolo e col diavolo fu sconfitta la morte. Inoltre la potenza dell’inferno venne fiaccata, e così la croce é diventata la salvezza comune di tutto l’universo. La croce é gloria di Cristo, esaltazione di Cristo. La croce é il calice prezioso e inestimabile che raccoglie tutte le sofferenze di Cristo, é la sintesi completa della sua passione. Per convincerti che la croce é la gloria di Cristo, senti quello che egli dice: «Ora il figlio dell’uomo é stato glorificato e anche Dio é stato glorificato in lui, e lo glorificherà subito» (Gv 13, 31-32). E di nuovo: «Glorificami, Padre, con quella gloria che avevo presso di te prima che il mondo fosse» (Gv 17, 5). E ancor: «Padre glorifica il tuo nome. Venne dunque una voce dal cielo: L’ho glorificato e di nuovo lo glorificherò» (Gv 12, 28), per indicare quella glorificazione che fu conseguita allora sulla croce. Che poi la croce sia anche esaltazione di Cristo, ascolta ciò che egli stesso dice: Quando sarò esaltato, allora attirerò tutti a me (cfr. Gv 12, 32). Vedi dunque che la croce é gloria ed esaltazione di Cristo.(Disc. 10 sull’Esaltazione della santa croce."
Dai «Discorsi» di sant’Andrea di Creta, vescovo
domenica 13 settembre 2009
Per me il vivere é Cristo e il morire un guadagno
Ogg la Chiesa fa memoria di San Giovanni Crisostomo.
"Molti marosi e minacciose tempeste ci sovrastano, ma non abbiamo paura di essere sommersi, perché siamo fondati sulla roccia. Infuri pure il mare, non potrà sgretolare la roccia. S’innalzino pure le onde, non potranno affondare la navicella di Gesù. Cosa, dunque, dovremmo temere? La morte? «Per me il vivere é Cristo e il morire un guadagno» (Fil 1, 21). Allora l’esilio? «Del Signore é la terra e quanto contiene» (Sal 23, 1). La confisca de beni? «Non abbiamo portato nulla in questo mondo e nulla possiamo portarne via» (1 Tm 6, 7). Disprezzo le potenze di questo mondo e i suoi beni mi fanno ridere. Non temo la povertà, non bramo ricchezze non temo la morte, né desidero vivere, se non per il vostro bene. E’ per questo motivo che ricordo le vicende attuali e vi prego di non perdere la fiducia.
Non senti il Signore che dice: «Dove sono due o tre riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro»? (Mt 18, 20). E non sarà presente là dove si trova un popolo così numeroso, unito dai vincoli della carità? Mi appoggio forse sulle mie forze? No, perché ho il suo pegno, ho con me la sua parola: questa é il mio bastone, la mia sicurezza, il mio porto tranquillo. Anche se tutto il mondo é sconvolto, ho tra le mani la sua Scrittura, leggo, la sua parola. Essa é la mia sicurezza e la mia difesa. Egli dice: «Io sono con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo» (Mt 28, 20)-
Cristo é con me, di chi avrò paura? Anche se si alzano contro di me i cavalloni di tutti i mari o il furore dei principi, tutto questo per me vale di meno di semplici ragnatele. Se la vostra carità non mi avesse trattenuto, non avrei indugiato un istante a partire per altra destinazione oggi stesso. Ripeto sempre: «Signore, sia fatta la tua volontà» (Mt 26, 42). Fraò quello che vuoi tu, non quello che vuole il tale o il tal altro. Questa é la mia torre, questa la pietra inamovibile, il bastone del mio sicuro appoggio. Se Dio vuole quetso, bene! Se vuole ch’io rimanga, lo ringrazio. Dovunque mi vorrà, gli rendo grazie.
Dove sono io, là ci siete anche voi. Dove siete voi, ci sono anch’io. Noi siamo un solo corpo e non si separa il capo dal corpo, né il corpo dal capo. Anche se siamo distanti, siamo uniti dalla carità; anzi neppure la morte ci può separare. Il corpo morrà, l’anima tuttavia vivrà e si ricorderà del popolo. Voi siete i miei concittadini, i miei genitori, i miei fratelli, i miei figli, le mie membra, il mio corpo, la mia luce, più amabile della luce del giorno. Il raggio solare può recarmi qualcosa di più giocondo della vostra carità? Il raggio mi é utile nella vita presente, ma la vostra carità mi intreccia la corona per la vita futura."
Dalle «Omelie» di san Giovanni Crisostomo, vescovo
Prima dell’esilio, nn. 1-3; PG 52, 427*-430
"Molti marosi e minacciose tempeste ci sovrastano, ma non abbiamo paura di essere sommersi, perché siamo fondati sulla roccia. Infuri pure il mare, non potrà sgretolare la roccia. S’innalzino pure le onde, non potranno affondare la navicella di Gesù. Cosa, dunque, dovremmo temere? La morte? «Per me il vivere é Cristo e il morire un guadagno» (Fil 1, 21). Allora l’esilio? «Del Signore é la terra e quanto contiene» (Sal 23, 1). La confisca de beni? «Non abbiamo portato nulla in questo mondo e nulla possiamo portarne via» (1 Tm 6, 7). Disprezzo le potenze di questo mondo e i suoi beni mi fanno ridere. Non temo la povertà, non bramo ricchezze non temo la morte, né desidero vivere, se non per il vostro bene. E’ per questo motivo che ricordo le vicende attuali e vi prego di non perdere la fiducia.
Non senti il Signore che dice: «Dove sono due o tre riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro»? (Mt 18, 20). E non sarà presente là dove si trova un popolo così numeroso, unito dai vincoli della carità? Mi appoggio forse sulle mie forze? No, perché ho il suo pegno, ho con me la sua parola: questa é il mio bastone, la mia sicurezza, il mio porto tranquillo. Anche se tutto il mondo é sconvolto, ho tra le mani la sua Scrittura, leggo, la sua parola. Essa é la mia sicurezza e la mia difesa. Egli dice: «Io sono con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo» (Mt 28, 20)-
Cristo é con me, di chi avrò paura? Anche se si alzano contro di me i cavalloni di tutti i mari o il furore dei principi, tutto questo per me vale di meno di semplici ragnatele. Se la vostra carità non mi avesse trattenuto, non avrei indugiato un istante a partire per altra destinazione oggi stesso. Ripeto sempre: «Signore, sia fatta la tua volontà» (Mt 26, 42). Fraò quello che vuoi tu, non quello che vuole il tale o il tal altro. Questa é la mia torre, questa la pietra inamovibile, il bastone del mio sicuro appoggio. Se Dio vuole quetso, bene! Se vuole ch’io rimanga, lo ringrazio. Dovunque mi vorrà, gli rendo grazie.
Dove sono io, là ci siete anche voi. Dove siete voi, ci sono anch’io. Noi siamo un solo corpo e non si separa il capo dal corpo, né il corpo dal capo. Anche se siamo distanti, siamo uniti dalla carità; anzi neppure la morte ci può separare. Il corpo morrà, l’anima tuttavia vivrà e si ricorderà del popolo. Voi siete i miei concittadini, i miei genitori, i miei fratelli, i miei figli, le mie membra, il mio corpo, la mia luce, più amabile della luce del giorno. Il raggio solare può recarmi qualcosa di più giocondo della vostra carità? Il raggio mi é utile nella vita presente, ma la vostra carità mi intreccia la corona per la vita futura."
Dalle «Omelie» di san Giovanni Crisostomo, vescovo
Prima dell’esilio, nn. 1-3; PG 52, 427*-430
Prenda la sua croce, e mi segua

L'unione con Cristo è la nostra beatitudine e l'approfondimento della nostra unione con lui ci rende felici in questo mondo. L'amore della croce, quindi, non è per nulla in contraddizione con la nostra gioia di essere figli di Dio. Aiutare a portare la croce di Cristo procura una gioia forte e pura a coloro che vi sono chiamati e possono farlo; coloro che partecipano in questo modo all'edificazione del Regno di Dio sono veramente i figli di Dio. Allo stesso modo, la predilezione per la via crucis non significa che si debba provare riluttanza vedendo finire il Venerdì santo e compiersi l'opera della Redenzione. Solo dei riscattati, dei figli della grazia, possono veramente portare la croce di Cristo; è soltanto dall'unione con il Capo divino che la sofferenza umana riceve la propria forza redentrice.
Soffrire e essere beati nella sofferenza, stare in piedi sulla terra, camminare sulle vie polverose e sassose di questa terra pur sedendo con Cristo alla destra del Padre (cfr Col 3,1), ridere e piangere con i figli di questo mondo senza smettere di cantare lode al Signore con i cori angelici, ecco la vita del cristiano; finché non sorgerà l'aurora dell'eternità.
Santa Teresa Benedetta della Croce
L'Espiazione mistica / Amore della Croce, 24/11/1934
sabato 12 settembre 2009
Santissimo Nome di Maria
Ave Maria, madre di Dio tutta santa, meraviglioso e splendido tesoro di tutto il mondo, luce irradiante, abitazione dell`Incomprensibile, tempio puro del Creatore di tutte le cose! Ave, perché per tuo tramite ci è stato annunziato colui che ha tolto i peccati del mondo e lo ha redento... Come ti loderemo, o umile, tu che sei tutta santa, tu che concedi a tutti i fedeli aiuto e forza! Noi tutti in questo mondo guardiamo su e aspettiamo la speranza della salvezza da te, o umile. Rinforza la nostra fede e dona pace a tutto il mondo. Per questo noi fedeli ti lodiamo come trono cherubico e come aula di Dio nel tempo. Prega e implora per noi tutti, affinché la nostra anima sia salvata dall`ira ventura.
O madre purissima, aiuta noi poveri, come è tuo solito. Tu vedi come noi, figli della terra, ci avviciniamo alla fine e ci perdiamo. Impetraci perciò la grazia con la tua intercessione, o Vergine pura e santa. Supplica continuamente per noi, affinché la nostra malvagità non ci mandi in rovina e rivolgiti a noi, o benedetta., mentre preghi il tuo Unigenito, il Figlio uscito da te, affinché abbia pietà di noi per la tua santa preghiera. Ave, o nave che porta agli uomini la nuova vita. Ave, o rocca santa, in cui scese il re dei re per abitarvi. Ave o umile Vergine, madre di Dio. Orsù benedetta, orsù beata! Porgi per noi al tuo Unigenito, al Figlio uscito da te, tutte le tue suppliche, affinché abbia pietà di noi per la tua santa preghiera.
O santa, intercedi presso il tuo Unigenito per i peccatori che in te cercano rifugio. Perché tutti i flagelli, da cui fu colpita la precedente generazione, sono pronti per noi e ci colpiscono. Vedi come il corruttore ha teso l`arco e pone le saette sulla corda per colpire, come egli usa. Vedi tutti questi segni premonitori nel cielo e sulla terra e i colpi che stringono il cuore. Per questo ci rifugiamo in te, per poter gridare al tuo Figlio dicendogli: Tu che punisci i cuori superbi, o Cristo, tu che colpisci e risani, correggici con la tua misericordia e acquistaci con la tua grazia: usa indulgenza e abbi misericordia di noi!
Rabbula di Edessa, Inni liturgici, 1-5
O madre purissima, aiuta noi poveri, come è tuo solito. Tu vedi come noi, figli della terra, ci avviciniamo alla fine e ci perdiamo. Impetraci perciò la grazia con la tua intercessione, o Vergine pura e santa. Supplica continuamente per noi, affinché la nostra malvagità non ci mandi in rovina e rivolgiti a noi, o benedetta., mentre preghi il tuo Unigenito, il Figlio uscito da te, affinché abbia pietà di noi per la tua santa preghiera. Ave, o nave che porta agli uomini la nuova vita. Ave, o rocca santa, in cui scese il re dei re per abitarvi. Ave o umile Vergine, madre di Dio. Orsù benedetta, orsù beata! Porgi per noi al tuo Unigenito, al Figlio uscito da te, tutte le tue suppliche, affinché abbia pietà di noi per la tua santa preghiera.
O santa, intercedi presso il tuo Unigenito per i peccatori che in te cercano rifugio. Perché tutti i flagelli, da cui fu colpita la precedente generazione, sono pronti per noi e ci colpiscono. Vedi come il corruttore ha teso l`arco e pone le saette sulla corda per colpire, come egli usa. Vedi tutti questi segni premonitori nel cielo e sulla terra e i colpi che stringono il cuore. Per questo ci rifugiamo in te, per poter gridare al tuo Figlio dicendogli: Tu che punisci i cuori superbi, o Cristo, tu che colpisci e risani, correggici con la tua misericordia e acquistaci con la tua grazia: usa indulgenza e abbi misericordia di noi!
Rabbula di Edessa, Inni liturgici, 1-5
venerdì 11 settembre 2009
la via, la morte, l'eternità
La vita ci è stata data per cercare Dio; la morte per trovarlo; l’eternità per possederlo
P. Konet
P. Konet
La carità cristiana
"Crescete sempre e mai vi stancate di avanzarvi nella regina di tutte le virtù, la carità cristiana. Considerate che non è mai troppo il crescere in questa bellissima virtù. Abbiatela cara assai, più ancora della pupilla degli occhi vostri, poiché è dessa propriamente la più cara al nostro divin Maestro che con una frase tutta divina suole chiamarla "precetto mio". Oh! sì, teniamolo in gran pregio questo precetto del divin Maestro e tutte le difficoltà saranno superate... Chiediamola insistentemente a Gesù questa virtù e adoperiamoci con sempre nuove forze per crescere in essa.
San Pio da Pietralcina
Epist. II, 383-384
San Pio da Pietralcina
Epist. II, 383-384
giovedì 10 settembre 2009
Santa Teresina: Vorrei trovare anch'io un ascensore...
"Siamo in un secolo di invenzioni: oggi non vale più la pena di salire i gradini di una scala: nelle case dei ricchi un ascensore la sostituisce vantaggiosamente. Vorrei trovare anch'io un ascensore per innalzarmi fino a Gesù, perché sono troppo piccola per salire la dura scala della perfezione. Allora ho cercato nei libri santi l'indicazione dell'ascensore, oggetto del mio desiderio; e ho letto queste parole uscite dalla bocca della Sapienza Eterna: Se qualcuno è molto piccolo, venga a me. Allora sono arrivata a intuire che avevo trovato ciò che cercavo. E volendo sapere, o mio Dio, ciò che faresti al molto piccolo che rispondesse alla tua chiamata, ho continuato le mie ricerche ed ecco quello che ho trovato: « Come una madre accarezza il figlio, così io vi consolerò: vi porterò in braccio e vi cullerò sulle mie ginocchia! ». Ah, mai parole più tenere, più melodiose hanno rallegrato la mia anima! L'ascensore che mi deve innalzare fino al Cielo sono le tue braccia, o Gesù! Per questo non ho bisogno di crescere, anzi bisogna che io resti piccola, che lo diventi sempre più. O mio Dio, hai superato ogni mia aspettativa e io voglio cantare le tue misericordie. « Tu mi hai istruito fin dalla giovinezza e ancora oggi proclamo i tuoi prodigi e continuerò ad annunziarli nella vecchiaia e nella canizie »"
"Storia di un'anima-C" n. 271-272
"Storia di un'anima-C" n. 271-272
martedì 8 settembre 2009
Natività della B. Vergine Maria
Oggi il Dio che siede sui troni spirituali si è preparato un trono santo sulla terra; Colui che nella sua sapienza ha stabilito i cieli, nel suo amore per gli uomini crea un cielo vivente… Ecco il giorno del Signore, rallegratevi popoli! Infatti la camera nuziale della luce, e il libro del Verbo di vita è uscita da un grembo. La porta dell’Oriente è nata e attende l’ingresso del gran Sacerdote, unica a introdurre nell’universo l’unico Cristo, per la salvezza delle nostre anime… La sterilità della nostra natura è abolita, perché una dona sterile è divenuta madre di colei che resterà vergine dopo la nascita del suo Creatore…
Fonte: Anthologhion
Fonte: Anthologhion
venerdì 4 settembre 2009
Dio Padre sferza la Chiesa perchè cresca più vigorosa e feconda
" Così Dio colpisce e percuote colui che ama: infatti sferza chiunque riconosce come figlio(sal 127,3). Il vignaiolo ama la vigna chea suo tempo produce frutto,perciò all'epoca della potaturanon lascia in essa nessuna parte arida e secca. Allora scava intorno fino alle radici più profonde, scalza la terra con una zappa appuntita, e se mette fuori qualche altra radichetta, la recide col coltello del potatore; e quanto più la vite perde in tal modo le parti meno utili, anzi vane, tanto più cresce e produce fruttti rigogliosi e abbondanti......Accogliere la correzione qui sulla terra è proprio di coloro ai quali è dato di godere l'eternità; ma chi mormora della correzione non si avvicina a colui che è lassù. Anzi se non accoglie pazientemente e con amore il castigo di Dio Padre, perde l'eredità della felicità celeste. E se avrà mormorato a causa della correzione del Signore, stia certo che incorrà nella pena dei mormoratori"
Dai "Discorsi" del beato Oglerio,abate
Dai "Discorsi" del beato Oglerio,abate
giovedì 3 settembre 2009
Non temere, d'ora in poi sarai pescatore di uomini
«Sulla tua parola getterò le reti». Sull'ordine della grazia celeste, dell'ispirazione soprannaturale dobbiamo gettare le reti della predicazione. Altrimenti, il predicatore getterà invano gli ami delle sue parole. La fede dei popoli non viene ottenuta con dei discorsi dottamente composti, bensì con la grazia della vocazione divina... O fruttuosa umiltà! Quando coloro, che fino ad ora non avevano preso nulla, si fidano della parola di Cristo, prendono una moltitudine di pesci.
«Sulla tua parola getterò le reti». Ogni volta che le ho gettate per mio conto, ho voluto tenere per me ciò che appartiene a te. Ho predicato me, e non te; le mie parole e non le tue. Per questo non ho preso nulla. Oppure, se ho preso qualche cosa non si trattava di pesce ma di rane, capaci di blaterare le mie lode...
«Sulla tua parola getterò le reti». Gettare le reti sulla parola di Cristo, significa non attribuire nulla a se stessi, bensì attribuire tutto a lui; è vivere conformamente a ciò che predichiamo. Allora si prende una quantità enorme di pesci.
Sant'Antonio di Padova, Omelie per la domenica e le feste dei santi
«Sulla tua parola getterò le reti». Ogni volta che le ho gettate per mio conto, ho voluto tenere per me ciò che appartiene a te. Ho predicato me, e non te; le mie parole e non le tue. Per questo non ho preso nulla. Oppure, se ho preso qualche cosa non si trattava di pesce ma di rane, capaci di blaterare le mie lode...
«Sulla tua parola getterò le reti». Gettare le reti sulla parola di Cristo, significa non attribuire nulla a se stessi, bensì attribuire tutto a lui; è vivere conformamente a ciò che predichiamo. Allora si prende una quantità enorme di pesci.
Sant'Antonio di Padova, Omelie per la domenica e le feste dei santi
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