Nella festa di tutti i Santi la mia memori a va al grande Karol "il santo del nostro tempo", non quello del Santorale ma quello scolpito nel cuore di tutti. Grazie karol prega per noi nella comunione dei Santi
Nulla possa turbare la mia pace ne farmi uscire da Te, o Immutabile; ma che ad ogni istante, io mi immerga sempre più nelle profondità del tuo mistero! Beata Elisabetta della Trinità
sabato 31 ottobre 2009
venerdì 30 ottobre 2009
Beatitudini degli educatori
Beati gli educatori "poveri in spirito"
che, per educare alla fede i ragazzi, tirano fuori e spendono tutto ciò che Dio ha dato loro: tempo, energie, fantasia...
Beati gli educatori "miti"
che evitano la tentazione delle scorciatoie, delle minacce, dei ricatti e prediligono la convinzione, il dialogo, la pazienza.
Beati gli educatori "affamati e assetati di giustizia"
che non si rifugiano nel passato ma lottano per un'educazione alla fede adeguata ai ragazzi di oggi.
Beati gli educatori "misericordiosi"
che, comprendendo le difficoltà dei ragazzi e delle loro famiglie, non sentenziano ma ricercano soluzioni equilibrate.
Beati gli educatori "operatori di pace"
di quella pace che nasce "dalla spada e dal fuoco" del Vangelo contro tutto ciò che può danneggiare il cammino dei ragazzi verso la fede.
Beati gli educatori "perseguitati"
dal tempo che non basta mai; da quei bambini che "se non ci fossero" e invece ci sono; dalla tentazione di lasciare, ma che ricominciano sempre.
Beati gli educatori così!
Avranno un posto bellissimo in cielo.
E in più, la gioia di incontrare "lassù" qualcuno che sta lì perché anche grazie a loro ha imboccato la strada per arrivarci.
che, per educare alla fede i ragazzi, tirano fuori e spendono tutto ciò che Dio ha dato loro: tempo, energie, fantasia...
Beati gli educatori "miti"
che evitano la tentazione delle scorciatoie, delle minacce, dei ricatti e prediligono la convinzione, il dialogo, la pazienza.
Beati gli educatori "affamati e assetati di giustizia"
che non si rifugiano nel passato ma lottano per un'educazione alla fede adeguata ai ragazzi di oggi.
Beati gli educatori "misericordiosi"
che, comprendendo le difficoltà dei ragazzi e delle loro famiglie, non sentenziano ma ricercano soluzioni equilibrate.
Beati gli educatori "operatori di pace"
di quella pace che nasce "dalla spada e dal fuoco" del Vangelo contro tutto ciò che può danneggiare il cammino dei ragazzi verso la fede.
Beati gli educatori "perseguitati"
dal tempo che non basta mai; da quei bambini che "se non ci fossero" e invece ci sono; dalla tentazione di lasciare, ma che ricominciano sempre.
Beati gli educatori così!
Avranno un posto bellissimo in cielo.
E in più, la gioia di incontrare "lassù" qualcuno che sta lì perché anche grazie a loro ha imboccato la strada per arrivarci.
I dieci comandamenti dell’insegnante IRC
Io sono il Signore che conosce per nome ogni tuo alunno :
1 Riconosci la mia impronta divina in ogni tuo alunno e non sottomettere la sua personalità all’idolo della tua persona e delle tue idee.
2 Non fare del mio nome uno strumento disciplinare a tuo vantaggio.
3 Fa festa con i tuoi alunni, apprezzandoli non per il profitto, ma per quello che ognuno do loro è.
4 Sii per loro padre e madre perché imparino ad onorarti.
5 Non uccidere la loro autostima con parole offensive e giudizi chiusi alla speranza.
6 Insegna loro il valore del corpo, della reciprocità e dell’amore.
7 Non derubarli della loro autostima, fantasia e creatività.
8 Non diffamarli con valutazioni incomplete e affrettate.
9 Non desiderare la classe del collega.
10 Non desiderare le sue strutture didattiche, i suoi colleghi e il suo capo d’istituto.
Fonte non pervenuta
1 Riconosci la mia impronta divina in ogni tuo alunno e non sottomettere la sua personalità all’idolo della tua persona e delle tue idee.
2 Non fare del mio nome uno strumento disciplinare a tuo vantaggio.
3 Fa festa con i tuoi alunni, apprezzandoli non per il profitto, ma per quello che ognuno do loro è.
4 Sii per loro padre e madre perché imparino ad onorarti.
5 Non uccidere la loro autostima con parole offensive e giudizi chiusi alla speranza.
6 Insegna loro il valore del corpo, della reciprocità e dell’amore.
7 Non derubarli della loro autostima, fantasia e creatività.
8 Non diffamarli con valutazioni incomplete e affrettate.
9 Non desiderare la classe del collega.
10 Non desiderare le sue strutture didattiche, i suoi colleghi e il suo capo d’istituto.
Fonte non pervenuta
giovedì 29 ottobre 2009
Maria vita dolcezza speranza nostra
Umile ancella
accolse la tua parola
e la custodiva nel suo cuore;
mirabilmente unita
al mistero della redenzione,
peseverò con gli Apostoli in preghiera
nel'attesa dello Spirito Santo;i consolazione
ora risplende sul nostro cammino
segno di consolazione
e di sicura speranza
dalla Liturgia
accolse la tua parola
e la custodiva nel suo cuore;
mirabilmente unita
al mistero della redenzione,
peseverò con gli Apostoli in preghiera
nel'attesa dello Spirito Santo;i consolazione
ora risplende sul nostro cammino
segno di consolazione
e di sicura speranza
dalla Liturgia
mercoledì 28 ottobre 2009
"Maria" SPOSA NELLO SPIRITO SANTO
SPOSA NELLO SPIRITO SANTO
Dello Spirito, si è detto che è l’umiltà di Dio. In effetti, Egli è totalmente correlato agli altri: al Padre, del quale è lo Spirito di paternità; e al Figlio, del quale è lo Spirito di filiazione. Di fronte all’altro non si afferma mai; è la sua interiorità, la sua profondità. Egli non è né il generante né il generato; non è l’amante né l’amato, né il rivelatore né il rivelato. Egli è la generazione, l’amore, la rivelazione, tutto al servizio del Padre e del Figlio. Maria, invasa da questo mistero, vive in riferimento al Padre, per il quale lei è madre; a Cristo, del quale è madre. Come lo Spirito non ha nome, così Maria nel Vangelo di Giovanni non ha nome, si eclissa nella sua missione ed è chiamata “la donna” o “la madre di Gesù”. Ma l’umiltà è sempre esaltata. Lo Spirito, che è l’umiltà di Dio, è anche la sua gloria, “Spirito di Gloria” (1Pt 4,14). In Lui brilla l’immensa grandezza di Dio, la sua potenza di paternità infinita, di amore illimitato. L’umiltà è l’accoglienza che Maria dà alla potenza di Dio. Nella sua nudità, si lascia vestire di sole. “Lo Spirito Santo, che per la sua potenza coprì con la sua ombra il corpo verginale di Maria, dando inizio in lei alla divina maternità, allo stesso tempo rese il suo cuore perfettamente obbediente a quella autocomunicazione di Dio, che superava ogni pensiero e ogni capacità dell’uomo”22. Lo Spirito Santo è, in Maria, il sigillo dell’amore personale del Padre e del Figlio.
Fonte: EMILIANO JIMÉNEZ HERNÁNDEZ MARIA, MADRE DEL REDENTORE
Dello Spirito, si è detto che è l’umiltà di Dio. In effetti, Egli è totalmente correlato agli altri: al Padre, del quale è lo Spirito di paternità; e al Figlio, del quale è lo Spirito di filiazione. Di fronte all’altro non si afferma mai; è la sua interiorità, la sua profondità. Egli non è né il generante né il generato; non è l’amante né l’amato, né il rivelatore né il rivelato. Egli è la generazione, l’amore, la rivelazione, tutto al servizio del Padre e del Figlio. Maria, invasa da questo mistero, vive in riferimento al Padre, per il quale lei è madre; a Cristo, del quale è madre. Come lo Spirito non ha nome, così Maria nel Vangelo di Giovanni non ha nome, si eclissa nella sua missione ed è chiamata “la donna” o “la madre di Gesù”. Ma l’umiltà è sempre esaltata. Lo Spirito, che è l’umiltà di Dio, è anche la sua gloria, “Spirito di Gloria” (1Pt 4,14). In Lui brilla l’immensa grandezza di Dio, la sua potenza di paternità infinita, di amore illimitato. L’umiltà è l’accoglienza che Maria dà alla potenza di Dio. Nella sua nudità, si lascia vestire di sole. “Lo Spirito Santo, che per la sua potenza coprì con la sua ombra il corpo verginale di Maria, dando inizio in lei alla divina maternità, allo stesso tempo rese il suo cuore perfettamente obbediente a quella autocomunicazione di Dio, che superava ogni pensiero e ogni capacità dell’uomo”22. Lo Spirito Santo è, in Maria, il sigillo dell’amore personale del Padre e del Figlio.
Fonte: EMILIANO JIMÉNEZ HERNÁNDEZ MARIA, MADRE DEL REDENTORE
martedì 27 ottobre 2009
La vita è.......
"la vita è così lunga e così piena di sofferenze che per sopportarle con perfezione, si ha sempre bisogno di considerare come le ha sopportate Cristo nostro modello
S.Teresa D'avila, Castello interiore
S.Teresa D'avila, Castello interiore
lunedì 26 ottobre 2009
domenica 25 ottobre 2009
La preghiera
"Nella preghiera, egli dice, si purifica l'anima dai peccati, si alimenta la carità, si conferma la fede, si rafforza la speranza, si rallegra lo spirito, si struggono le viscere, si purifica il cuore, si scopre la verità, si vince la tentazione, fugge la tristezza, si rinnovano i sensi, si vivifica la virtù infiacchita, si allontana la tiepidezza, si consuma la ruggine dei vizi; in essa non mancano scintille vive di desiderio del ciclo, tra le quali arde la fiamma del divino amore. Grandi sono i meriti della preghiera! Grandi i suoi privilegi! A essa sono aperti i cieli. A essa si scoprono i segreti, a essa è sempre attento l'orecchio di Dio".
San Lorenzo Giustiniani, In ligno vitae: De oratione, cap. 2
San Lorenzo Giustiniani, In ligno vitae: De oratione, cap. 2
sabato 24 ottobre 2009
Contemplare Maria
Chi contempla Maria rimane confortato in ogni suo affanno, tribolazione e pena e vinciore di ogni tentazione. Chi non sa cosa sia Dio, ricorra a Maria.Chi non trova misericordia in Dio ricorra a Maria. Chi non ha conformità di volontà ricorra a Maria. Chi viene meno per la debolezza, ricorra a Maria, che è tutta forte e potente. Chi sta in un continuo combattimento, ricorra a Maria, che è mare pacifico. Chi è soffocato dagli affanni di questo mondo, ricorri a Maria..Maria..ricorri a MAria...
Fonte: Santa Maria Maddalena De Pazzi
Fonte: Santa Maria Maddalena De Pazzi
La preghiera
"Se vuoi sopportare con pazienta le avversità e le miserie di questa vita, sii uomo di preghiera. Se vuoi conseguire virtù e forze per vincere le tentazioni del nemico, sii uomo di preghiera. Se vuoi mortificare la tua volontà con tutte le sue passioni e i suoi desideri, sii uomo di preghiera. Se vuoi conoscere le astuzie di Satana e difenderti dai suoi inganni, sii uomo di preghiera. Se vuoi vivere lietamente e procedere dolcemente per la strada della penitenza e dell'affanno, sii uomo di preghiera. Se vuoi allontanare dalla tua anima le mosche importune di vani pensieri e sollecitudini, sii uomo di preghiera. Se vuoi sostentare la tua anima con la pienezza della devozione e tenerla sempre piena di buoni pensieri e desideri, sii uomo di preghiera. Se vuoi rafforzare e rinsaldare il tuo cuore sulla strada di Dio, sii uomo di preghiera. Infine, se vuoi sradicare dalla tua anima tutti i vizi e piantare al loro posto la virtù, sii uomo di preghiera, poiché nella preghiera si riceve l'unzione e la grazia dello Spirito Santo, che insegna ogni cosa. Inoltre, se vuoi salire alle altezze della contemplazione e godere dei dolci abbracci, dello sposo, impegnati nella preghiera, perché questa è la strada per cui l'anima sale alla contemplazione e al piacere delle cose celesti. Vedi dunque quanto grandi siano le virtù e il potere della preghiera? A comprovare tutto ciò (a parte la testimonianza delle Sacre Scritture) basta per ora la prova dell'aver visto e sentito ogni giorno molte persone semplici, che hanno raggiunto tutte le cose che abbiamo detto e altre ancora più grandi, mediante l'esercizio della preghiera".
Fonte: San Bonaventura in La vita di Cristo
Fonte: San Bonaventura in La vita di Cristo
Se non vi convertite
Mettiamoci all'opera, fratelli ! Dobbiamo compiere ogni sforzo per trovarci partecipi della risurrezione di Cristo, passando così dalla morte alla vita mentre siamo ancora in questo corpo. Per chiunque passi da un modo di vivere a un altro, qualunque sia la sua trasformazione, lo scopo non è quello di rimanere ciò che era, ma di rinascere quale non era. Fondamentale, però, è conoscere per chi si vive o si muore : perché vi è una morte che è fonte di vita, e una vita che è causa di morte.
E solo nel tempo presente si può scegliere l'una o l'altra : dalla natura delle azioni compiute in questa vita che passa, dipende una differente retribuzione per l'eternità. Si deve perciò morire al diavolo e vivere per Dio ; venir meno al male per risorgere alla giustizia. Che scompaia l'uomo vecchio, perché sorga l'uomo nuovo. E poiché, come dice la stessa Verità, nessuno può servire a due padroni (Mt 6,24), il Signore non sia per noi colui che abbatte i superbi, ma piuttosto colui che esalta gli umili alla gloria.
San Leone Magno ( ?-circa 461), papa e dottore della Chiesa
Discorso 20 sulla Passione del Signore ; SC 74bis, 245
Fonte: http://www.vangelodelgiorno.org/
E solo nel tempo presente si può scegliere l'una o l'altra : dalla natura delle azioni compiute in questa vita che passa, dipende una differente retribuzione per l'eternità. Si deve perciò morire al diavolo e vivere per Dio ; venir meno al male per risorgere alla giustizia. Che scompaia l'uomo vecchio, perché sorga l'uomo nuovo. E poiché, come dice la stessa Verità, nessuno può servire a due padroni (Mt 6,24), il Signore non sia per noi colui che abbatte i superbi, ma piuttosto colui che esalta gli umili alla gloria.
San Leone Magno ( ?-circa 461), papa e dottore della Chiesa
Discorso 20 sulla Passione del Signore ; SC 74bis, 245
Fonte: http://www.vangelodelgiorno.org/
venerdì 23 ottobre 2009
Magnificat di Maria

Contemplo la Vergine che ha Magnificato Dio mentre era in questo mondo in più modi,ma almeno in cinque.
Primo lo magnificò come Signore nell'Incarnazione, quando disse nella sua umiltà:"Eccomi sono la serva del Signore" abbassandosi come farebbe la serva dinanzi al suo padrone
Secondo lo Magnificò nella circoncisione, come Padre obbedendogli.
Terzo lo Magnificò nella Passione, seguendolo come sposo, con la fede, in un momento in cui nessuno l'aveva interamente.
Quarto lo Magnificò come Figlio nella Resurezione, attendendolo con quell'amore e con quella letizia che avrebbe una Madre per il suo Figlio.
Quinto lo Magnificò nella venuta dello Spirito Santo come Redentore. Quantunque Gesù ci avesse già redenti sul legno della croce, ciò non era stato ancora reso pubblico e predicato per il mondo, essendo gli Apostoli pieni di paura e molto timidi prima della venuta dello Sirito Santo, non avendoli ancora riempiti di sè, e questo è il terminee il sigillo della nostra redenzione.
Santa Maria Maddalena de Pazzi, carmelitana scalza
giovedì 22 ottobre 2009
Il vano parlare
Mettete un freno potente alla vostra lingua e ai vostri pensieri, portate il vostro affetto abitualmente verso Dio, allora l'ardore dello Spirito di Dio diventerà grande in voi.
Massime 128
San Giovanni Della Croce
Massime 128
San Giovanni Della Croce
L'aridità nella preghiera
Qualche volta, se il mio spirito è in un'aridità così grande che mi è impossibile trarne un pensiero per unirmi al buon Dio, recito molto lentamente un Padre nostro e poi il saluto angelico; allora queste preghiere mi rapiscono, nutrono l'anima mia ben più che se le avessi recitate precipitosamente un centi-naio di volte. La Santa Vergine mi mostra che non è affatto sdegnata con me, non manca mai di proteggermi appena l'invoco. Se mi sopravviene una preoccupazione, una difficoltà, subito mi vol-go a lei, e sempre, come la più tenera delle madri, ella prende cura dei miei interessi. Quante volte parlando alle novizie mi è accaduto di invocarla e sentire i benefizi della sua protezione materna.
Santa Teresa di Lisieux
Storia di un'anima
SCRITTO AUTOBIOGRAFICO C
Diretto a Madre Maria di Gonzaga n 318
Santa Teresa di Lisieux
Storia di un'anima
SCRITTO AUTOBIOGRAFICO C
Diretto a Madre Maria di Gonzaga n 318
mercoledì 21 ottobre 2009
La potenza della preghiera.
Come è grande la potenza della preghiera! La si direbbe una regina la quale abbia ad ogni istante libero àdito presso il re e possa ottenere tutto ciò che chiede. Non è affatto necessario per essere esaudite leggere in un libro una bella for-mula composta per la circostanza; se così fosse, ahimè! come sarei da compatire! Al di fuori dell'Ufficio divino, che sono indegnissima di recitare, non ho il coraggio di sforzarmi a cercare nei libri le belle preghiere: ciò mi fa male alla testa, ce ne sono tante! E poi sono tutte belle, le une più delle altre. Non ce la farei a dirle tutte, e, non sapendo quale sceglie-re, faccio come i bimbi che non sanno leggere, dico molto semplicemente al buon Dio quello che gli voglio dire, senza far belle frasi, e sempre mi capisce. Per me la preghiera è uno slancio del cuore, è un semplice sguardo gettato verso il Cielo, è un grido di gratitudine e di amore nella prova come nella gioia, insomma è qualche cosa di grande, di soprannaturale, che mi dilata l'anima e mi unisce a Gesù.
Santa Teresa di Lisieux
Storia di un'anima
SCRITTO AUTOBIOGRAFICO C
Diretto a Madre Maria di Gonzaga n 317
Santa Teresa di Lisieux
Storia di un'anima
SCRITTO AUTOBIOGRAFICO C
Diretto a Madre Maria di Gonzaga n 317
lunedì 19 ottobre 2009
Teresa D'avila e Pietro D'alcantara
Oggi la Chiesa propone, insieme ad altri santi, la figura di San Pietro di Alcantara.
Appena quattro giorni fa è stata celebrata quella di Teresa D'Avila.
Ecco una santa che presenta la figura di un santo del suo tempo:
" Si va dicendo che il mondo non è più capace di tanta perfezione, che i fisici moderni sono troppo deboli e che i tempi sono cambiati. Eppure questo santo era del nostro tempo. Ma se teneva il mondo sotto i piedi era perchè aveva il fervore dei tempi antichi. Certo non è necessario andare a piedi scalzi, nè far così aspra penitenza come lui per calpestare il mondo: come ho già detto altre volte, vi sono molti altri modi che il Signore è semprepronto ad insegnarci qualora ci veda con coraggio. Quanto ne dovette dare a questo santo se per quarantasette anni potè durare in quella si aspra penitenza che tutti sanno! Ne voglio dire qualche particolare, appreso da me e da un'altra persona dalla sua stessa bocca, e di cui posso assicurare la verità.
Mi disse che da quarant'anni, mi pare, non dormiva, fra notte e giorno,che un'ora e mezza e che da principio la sua più dura penitenza era stata questa di vincere il sonno, al quale scopo stava sempre in piedi o in ginocchio. Per dormire si metteva a sedere e appoggiava la testa ad un piuolo impiantato nel muro.
Del resto,non poteva coricarsi neppure volendolo, lungamente, perchè la sua cella, com'è noto, non era più lunga di quattro piedi, e mezzo. Per tutto quel tempo no si coprì mai con il capuccio, per quanto ardente fosse i sole e abbondante la pioggia.
Non usò calzature nè biancheria di sorta, ma solo un abito di rozzo bigello direttante sulla carne ed anche quello strettissimo più di un mantello della medesima stoffa che recava sulle spalle. Mi diceva che nei grandi freddi se lo toglieva, apriva la porta e il finestrino della cella, poi contentava il corpo col rimettersi il mantello, chiudere la porta e starsene un po a riparo.
Di solito non mangiava che ogni tre giorni, e siccome io ne stupivo, mi disse che, una volta presane l'abitudine, lo si fa facilmente. Seppi da un suo compagno che alle volte stava senza mangiare per otto giorni. Ciò doveva essere quando era in orazione, perchè so che andava soggetto a rapimenti e a grandi trasporti di amor di Dio, ai quali una volta fui anch'io presente.
Estrema la sua povertà. Mortificatissimo fin da giovane, mi raccontò che non alzava mai gli occhi, tanto che, essendo stato tre anni in una casa del suo Ordine, non conosceva i religiosi che per la voce. Quando doveva recarsi in qualche luogo, lo faceva seguendo gli altri. E così nei viaggi che faceva.
Erano molti anni che non guardava donne. Anzi, mi diceva che per lui vedere o non vedere era lo stesso. Quand io lo conobbi, era molto vecchio e così estenuato che sembrava fatto di radiconi d'albero. Ciò nonstante era molto affabile. Parlava poco, e solo per rispondere a chi l'interrogava. Ma le sue parole erano assennate, perchè d'ingegno acutissimo."
Fonte:Vita di Teresa di Gesù cap 27, 16 17 18
Appena quattro giorni fa è stata celebrata quella di Teresa D'Avila.
Ecco una santa che presenta la figura di un santo del suo tempo:
" Si va dicendo che il mondo non è più capace di tanta perfezione, che i fisici moderni sono troppo deboli e che i tempi sono cambiati. Eppure questo santo era del nostro tempo. Ma se teneva il mondo sotto i piedi era perchè aveva il fervore dei tempi antichi. Certo non è necessario andare a piedi scalzi, nè far così aspra penitenza come lui per calpestare il mondo: come ho già detto altre volte, vi sono molti altri modi che il Signore è semprepronto ad insegnarci qualora ci veda con coraggio. Quanto ne dovette dare a questo santo se per quarantasette anni potè durare in quella si aspra penitenza che tutti sanno! Ne voglio dire qualche particolare, appreso da me e da un'altra persona dalla sua stessa bocca, e di cui posso assicurare la verità.
Mi disse che da quarant'anni, mi pare, non dormiva, fra notte e giorno,che un'ora e mezza e che da principio la sua più dura penitenza era stata questa di vincere il sonno, al quale scopo stava sempre in piedi o in ginocchio. Per dormire si metteva a sedere e appoggiava la testa ad un piuolo impiantato nel muro.
Del resto,non poteva coricarsi neppure volendolo, lungamente, perchè la sua cella, com'è noto, non era più lunga di quattro piedi, e mezzo. Per tutto quel tempo no si coprì mai con il capuccio, per quanto ardente fosse i sole e abbondante la pioggia.
Non usò calzature nè biancheria di sorta, ma solo un abito di rozzo bigello direttante sulla carne ed anche quello strettissimo più di un mantello della medesima stoffa che recava sulle spalle. Mi diceva che nei grandi freddi se lo toglieva, apriva la porta e il finestrino della cella, poi contentava il corpo col rimettersi il mantello, chiudere la porta e starsene un po a riparo.
Di solito non mangiava che ogni tre giorni, e siccome io ne stupivo, mi disse che, una volta presane l'abitudine, lo si fa facilmente. Seppi da un suo compagno che alle volte stava senza mangiare per otto giorni. Ciò doveva essere quando era in orazione, perchè so che andava soggetto a rapimenti e a grandi trasporti di amor di Dio, ai quali una volta fui anch'io presente.
Estrema la sua povertà. Mortificatissimo fin da giovane, mi raccontò che non alzava mai gli occhi, tanto che, essendo stato tre anni in una casa del suo Ordine, non conosceva i religiosi che per la voce. Quando doveva recarsi in qualche luogo, lo faceva seguendo gli altri. E così nei viaggi che faceva.
Erano molti anni che non guardava donne. Anzi, mi diceva che per lui vedere o non vedere era lo stesso. Quand io lo conobbi, era molto vecchio e così estenuato che sembrava fatto di radiconi d'albero. Ciò nonstante era molto affabile. Parlava poco, e solo per rispondere a chi l'interrogava. Ma le sue parole erano assennate, perchè d'ingegno acutissimo."
Fonte:Vita di Teresa di Gesù cap 27, 16 17 18
Memoria di San Paolo della Croce
L’amore é virtù unitiva e fa proprie le pene dell’amato Bene. Un tal fuoco, che penetra fin nelle midolla delle ossa, trasforma l’amante nell’amato e unsce in modo così sublime l’amore col dolore, il dolore coll’amore, da formare un insieme di amore e di dolore tanto unito che non si distingue né l’amore dal dolore, né il dolore dall’amore. L’anima amante gioisce nel suo dolore e fa festa nel suo doloroso amore.
Seconda lettura della Liturgia delle ore
Dalle «Lettere» di san Paolo della Croce, sacerdote
Predichiamo Cristo crocifisso
Seconda lettura della Liturgia delle ore
Dalle «Lettere» di san Paolo della Croce, sacerdote
Predichiamo Cristo crocifisso
O Vergine eccelsa
O Vergine eccelsa,so bene che tu, essendo la regina dell'universo, sei anche la mia regina; ma in modo patrticolare voglio dedcarmi tutto al tuo servizio, affinchè si disponga di me come ti piace. Perciò ti dico con San Bonaventura: "O Signora, voglio affidarmi alla tua potestà, perchè tu mi sostenga e governi ogni cosa. Non mi abbandonare a me stesso".Comandami, serviti di me a tuo arbitrio, castigami quando non ti ubbidisco:quanto saluari saranno per me i tuoi castighi che mi verranno dalle tue mani.
Fonte: San Alfonso M.de Liguori,Le glorie di Maria ed San Paolo,19966, pag 48
Fonte: San Alfonso M.de Liguori,Le glorie di Maria ed San Paolo,19966, pag 48
domenica 18 ottobre 2009
Santa Teresa D'Avila- La misera sapienza dei mortali
Come è misera la sapienza dei mortali e incerta la loro provvidenza! Somministratemi Voi, nella provvidenza Vostra, i mezzi necessari per servirvi, non come voglio io, ma come volete Voi. Non castigatemi col darmi quanto voglio e desidero, a meno che le mie brame non siano informate dal Vostro amore. Oh, esso regni semprein me!Muoia ormai questo io, e viva in me Colui che è più grande di me, migliore per me di me stessa, onde possa servirlo. Egli viva e mi dia vita; Egli regni e mi tenga sua schiava: la mia anima non vuole altra libertà.
Eclamazioni 17,3
Eclamazioni 17,3
sabato 17 ottobre 2009
L'umiltà di S.Teresa d'Avila
"Solo l'umiltà può fare qualcosa, ma non l'umiltà che si acquista a forza di ragionamenti, bensì quella che deriva dalla contemplazione della stessa Verità,nella quale in n attimo si comprende assai di più che non in molto tempo di faticose riflessioni sopra la miseria del nostro nulla e la grandezza di Dio"
Cammino di perfezione 32,13
Cammino di perfezione 32,13
In cammino con Maria
l santo anacoreta Onorio diceva che il nome di Maria è pieno di ogni dolcezza divina. Sant'Antonio da Padova trovava nel nome di Maria le stesse dolcezze che san Bernardo trovava nel nome di Gesù. «Il nome di Gesù», diceva san Bernardo; «Il nome di Maria», riprendeva sant'Antonio, «è gioia per il cuore, miele per la bocca, melodia per l'orecchio» dei suoi devoti. Il venerabile Giovenale Ancina, vescovo di Saluzzo, come è scritto nella sua Vita, nel nominare Maria gustava una dolcezza sensibile così grande, che «si lambiva le labbra». Allo stesso modo, leggiamo che una donna di Colonia disse al vescovo Marsilio che ogni volta che pronunziava il nome di Maria sentiva nella bocca un sapore più dolce del miele. Marsilio seguì la stessa pratica e provò anch'egli quella dolcezza. Il Cantico dei Cantici fa pensare che al momento dell'assunzione della Vergine gli angeli chiesero tre volte il suo nome: «Chi è costei che sale dal deserto come colonna di fumo?» (Ct 3,6). «Chi è costei che sorge come l'aurora?» (Ct 6,10). «Chi è costei che sale dal deserto ricolma di delizie?» (Ct 8,5 Vulg.). Riccardo di san Lorenzo domanda: perché gli angeli chiedono tante volte il nome di questa Regina? E risponde che anche per gli angeli era così dolce sentir risuonare il nome di Maria e che perciò fanno tante domande.
Ma io non parlo qui della dolcezza sensibile, che non è concessa comunemente a tutti. Parlo della salutare dolcezza di conforto, di amore, di letizia, di fiducia e di forza che il nome di Maria dà comunemente a quelli che lo pronunziano con devozione. Dice l'abate Francone: «Dopo il nome di Gesù, il nome di Maria è così ricco di beni, che sulla terra e nel cielo non risuona altro nome da cui le anime devote ricevano tanta grazia, tanta speranza, tanta dolcezza. Infatti il nome di Maria racchiude in sé un certo che di ammirabile, di dolce e di divino che quando risuona nei cuori amici, esala in essi un odore di santa soavità. E la meraviglia di questo nome è che, udito mille volte dai devoti di Maria, si ascolta sempre come nuovo», perché essi provano sempre la stessa dolcezza nel sentirlo.
S.Alfonnso M. de Liguori, Le glorie di Maria
O DOLCE VERGINE MARIA
Quanto è dolce in vita e in morte il nome di Maria
Capitolo X
Edizioni San Paolo
Ma io non parlo qui della dolcezza sensibile, che non è concessa comunemente a tutti. Parlo della salutare dolcezza di conforto, di amore, di letizia, di fiducia e di forza che il nome di Maria dà comunemente a quelli che lo pronunziano con devozione. Dice l'abate Francone: «Dopo il nome di Gesù, il nome di Maria è così ricco di beni, che sulla terra e nel cielo non risuona altro nome da cui le anime devote ricevano tanta grazia, tanta speranza, tanta dolcezza. Infatti il nome di Maria racchiude in sé un certo che di ammirabile, di dolce e di divino che quando risuona nei cuori amici, esala in essi un odore di santa soavità. E la meraviglia di questo nome è che, udito mille volte dai devoti di Maria, si ascolta sempre come nuovo», perché essi provano sempre la stessa dolcezza nel sentirlo.
S.Alfonnso M. de Liguori, Le glorie di Maria
O DOLCE VERGINE MARIA
Quanto è dolce in vita e in morte il nome di Maria
Capitolo X
Edizioni San Paolo
venerdì 16 ottobre 2009
In cammino con Maria
Così grande insomma è la bontà di Maria che, come dice l'abate Guerrico, le sue viscere amorose non desistono mai dal produrre frutti di pietà. E san Bernardo esclama: «Che altro può scaturire da una fonte di pietà se non pietà?». Perciò Maria fu paragonata all'ulivo: «Come un ulivo maestoso nei campi» (Sir 24,14), perché come dall'ulivo non esce altro che olio, simbolo della misericordia, così dalle mani di Maria non escono che grazie e misericordie. Perciò il venerabile Luigi da Ponte dice: «Giustamente Maria può essere chiamata Madre dell'olio, poiché è madre della misericordia». Quindi, se ricorriamo a questa buona Madre per chiederle l'olio della sua pietà, non possiamo temere che ce lo neghi, come lo negarono le vergini prudenti alle stolte rispondendo: «Che non abbia a mancare per noi e per voi» (Mt 25,9). No, poiché Maria è ricca di quest'olio di misericordia, come afferma san Bonaventura. Perciò la santa Chiesa la chiama Vergine non solo prudente, ma prudentissima, affinché, dice Ugo di san Vittore, noi comprendiamo che Maria è così piena di grazia e di pietà, che basta a provvederne tutti, senza che a lei ne manchi: «Se le vergini prudenti insieme alle lampade presero anche dell'olio nei vasi, tu, Vergine prudentissima, portasti un vaso sovrabbondante e inesauribile, versando dal quale l'olio della misericordia, potessi illuminare le lampade di tutti».
Ma perché si dice che quest'ulivo sta in mezzo ai campi e non piuttosto in mezzo a un orto circondato da muri o da siepi? Ugo di san Vittore risponde: «Affinché tutti possano facilmente vederlo e ricorrervi per ottenere rimedio ai loro bisogni». Questo bel pensiero è confermato da sant'Antonino: «Ad un ulivo che sta esposto in un campo aperto tutti possono avvicinarsi e coglierne il frutto. A Maria tutti possono ricorrere, giusti e peccatori, per ottenere la sua misericordia». E il santo aggiunge: «Quante sentenze di castighi questa santa Vergine ha saputo revocare con le sue pietose preghiere in favore dei peccatori che sono ricorsi a lei!». Il devoto Tommaso da Kempis scrive: «Quale altro rifugio più sicuro possiamo noi trovare che il seno pietoso di Maria? Là il povero trova il suo alloggio, là l'infermo trova la sua medicina, l'afflitto il sollievo, il dubbioso il consiglio, l'abbandonato il soccorso».
S.Alfonnso M. de Liguori, Le glorie di Maria
O CLEMENTE, O PIA
Quanto è grande la clemenza e la pietà di Maria
Capitolo IX
Edizioni San Paolo
Ma perché si dice che quest'ulivo sta in mezzo ai campi e non piuttosto in mezzo a un orto circondato da muri o da siepi? Ugo di san Vittore risponde: «Affinché tutti possano facilmente vederlo e ricorrervi per ottenere rimedio ai loro bisogni». Questo bel pensiero è confermato da sant'Antonino: «Ad un ulivo che sta esposto in un campo aperto tutti possono avvicinarsi e coglierne il frutto. A Maria tutti possono ricorrere, giusti e peccatori, per ottenere la sua misericordia». E il santo aggiunge: «Quante sentenze di castighi questa santa Vergine ha saputo revocare con le sue pietose preghiere in favore dei peccatori che sono ricorsi a lei!». Il devoto Tommaso da Kempis scrive: «Quale altro rifugio più sicuro possiamo noi trovare che il seno pietoso di Maria? Là il povero trova il suo alloggio, là l'infermo trova la sua medicina, l'afflitto il sollievo, il dubbioso il consiglio, l'abbandonato il soccorso».
S.Alfonnso M. de Liguori, Le glorie di Maria
O CLEMENTE, O PIA
Quanto è grande la clemenza e la pietà di Maria
Capitolo IX
Edizioni San Paolo
giovedì 15 ottobre 2009
Gli scribi e i farisei cominciarono a trattarlo ostilmente
Con timore misto alla gioia, ritengo dunque auspicabile dire qui qualcosa delle sofferenze che per me Tu hai sofferto, o Dio di tutti !
In piedi davanti al tribunale della creatura,
in una natura che era mia,
non hai parlato, tu che doni la parola,
non hai alzato la voce, tu che crei la lingua,
non hai gridato, tu che scuoti la terra...
Non hai abbandonato alla confusione
chi ti abbandonava ai tormenti della morte,
non hai opposto resistenza quando ti legavano,
e quando ti schiaffeggiavano non ti sei indignato ;
quando ti coprivano di sputi, tu non hai ingiuriato,
e quando ti davano pugni, tu non hai fremuto.
Quando si facevano burle di te, non ti sei corrucciato,
e quando ti schernivano, non hai alterato il tuo viso...
Lungi dal darti un attimo di tregua, o fonte di vita,
ti hanno apprestato per portarlo,
lo strumento di morte.
Con magnanimità tu l'hai accolto,
l'hai preso con dolcezza,
l'hai sollevato con pazienza.
Ti sei caricato, come fossi un colpevole,
del legno dei dolori !
Gregorio di Narek (circa 944 - vers 1010), monaco e poeta armeno
Il Libro di preghiere, 77, 1ss
Fonte: http://vangelodelgiorno.org/
In piedi davanti al tribunale della creatura,
in una natura che era mia,
non hai parlato, tu che doni la parola,
non hai alzato la voce, tu che crei la lingua,
non hai gridato, tu che scuoti la terra...
Non hai abbandonato alla confusione
chi ti abbandonava ai tormenti della morte,
non hai opposto resistenza quando ti legavano,
e quando ti schiaffeggiavano non ti sei indignato ;
quando ti coprivano di sputi, tu non hai ingiuriato,
e quando ti davano pugni, tu non hai fremuto.
Quando si facevano burle di te, non ti sei corrucciato,
e quando ti schernivano, non hai alterato il tuo viso...
Lungi dal darti un attimo di tregua, o fonte di vita,
ti hanno apprestato per portarlo,
lo strumento di morte.
Con magnanimità tu l'hai accolto,
l'hai preso con dolcezza,
l'hai sollevato con pazienza.
Ti sei caricato, come fossi un colpevole,
del legno dei dolori !
Gregorio di Narek (circa 944 - vers 1010), monaco e poeta armeno
Il Libro di preghiere, 77, 1ss
Fonte: http://vangelodelgiorno.org/
Santa Teresa d'Avila
1 - Delizia mia, Signore del creato e Dio mio, fino a quando dovrò aspettare per vedervi di presenza? Che rimedio offrite a chi quaggiú ne ha cosí poco per avere un po' di sollievo fuor di Voi? Oh, vita lunga! vita amara! vita che non si vive! Oh, desolata solitudine che non ha rimedio! Quando, dunque, Signore? Quando? quando?…
Che farò io; mio Bene, che farò? Desidererò forse di non piú desiderarvi? Ah, mio Dio e creator mio! Voi ferite e non date il rimedio; piagate e le piaghe non si vedono; uccidete per lasciare piú vivi! In una parola, Signore, fate quello che vi piace, dimostrandovi onnipotente. E insieme volete, o mio Dio, che un verme cosí spregevole provi in sé stesso tanti contrari sentimenti!…
Sia cosí, Signore, perché Voi lo volete. Io non voglio altro che amarvi.
Fonte: Esclamazioni dell'anima 6,1
Che farò io; mio Bene, che farò? Desidererò forse di non piú desiderarvi? Ah, mio Dio e creator mio! Voi ferite e non date il rimedio; piagate e le piaghe non si vedono; uccidete per lasciare piú vivi! In una parola, Signore, fate quello che vi piace, dimostrandovi onnipotente. E insieme volete, o mio Dio, che un verme cosí spregevole provi in sé stesso tanti contrari sentimenti!…
Sia cosí, Signore, perché Voi lo volete. Io non voglio altro che amarvi.
Fonte: Esclamazioni dell'anima 6,1
SANTA TERESA DI GESÙ vergine dottore monaca
In che cosa consiste la volontà del Maestro divino? Nell'essere noi così perfetti da formare una cosa sola con il Figlio e col Padre, come egli ci ha chiesto. Ma quanto ci manca per arrivare a questo punto! Vi confesso che scrivendo queste cose, lo faccio con grandissima pena, perché vedo che per mia colpa ne sono ancora molto lontana. Per arrivarvi non è necessario che il Signore ci dia grandi consolazioni; basta che ci abbia dato suo Figlio per insegnarcene la strada.
Non crediate però che la conformità al volere di Dio consista nel non sentire dispiacere se muore mio padre o mio fratello oppure nel sopportare con gioia eventuali tribolazioni o infermità. Sarebbe buona cosa, ma alle volte potrebbe essere frutto di sapienza umana, che in mali senza rimedio fa di necessità virtù. Quanti atti di questo genere e altri simili seppero fare sapienti filosofi dell'antichità!
Per noi la volontà di Dio non consiste se non in due cose: amare lui e amare il prossimo. Qui devono convergere tutti i nostri sforzi. Se lo compiamo fedelmente, faremo la sua volontà e saremo uniti a lui.
6
Credo che il segno più sicuro per conoscere se pratichiamo questi due precetti è vedere con quale perfezione osserviamo quello che riguarda il prossimo. Benché vi siano moltissimi indizi per conoscere se amiamo Dio, tuttavia non possiamo mai esserne sicuri; invece lo possiamo essere in ordine all'amore del prossimo. State sicuri che più farete progressi nell'amore del prossimo, più ne farete nell'amore di Dio.
È così grande l'amore di Dio per noi, che in ricompensa di quello che noi avremo per il prossimo, egli farà crescere anche quello che nutriamo per lui, valendosi di mille espedienti. E di ciò non vi è dubbio. Di grande importanza per noi è osservare attentamente come amiamo il prossimo, perché se questo amore è perfetto, abbiamo compiuto quanto andava fatto. Ma per la miseria della nostra natura credo che non arriveremo mai ad avere un perfetto amore del prossimo, se non lo faremo nascere dalla medesima radice dell'amore di Dio.
Perciò, siccome l'affare è importantissimo, procuriamo di esaminare noi stessi fin nelle più piccole cose, senza far conto di certe idee che alle volte ci vengono in massa durante l’orazione; allora immaginiamo di essere pronti per amore del prossimo a intraprendere e a fare cose molto grandi anche perla salvezza di un'anima sola. Se le nostre opere non vi corrispondono, non abbiamo motivo di credere all’efficacia di tali risoluzioni.
Dal "Castello interiore" di santa Teresa di Gesù.
Castillo interior. Moradas quintas, cap. III, 3-9. 11-12. Obras, Ed. del p. Silverio de Santa Teresa, Burgos, 1939, 550-554.
Fonte: www.certosini.org
Lezionario di Mattutino per le feste dei Santi . Ciclo A
Non crediate però che la conformità al volere di Dio consista nel non sentire dispiacere se muore mio padre o mio fratello oppure nel sopportare con gioia eventuali tribolazioni o infermità. Sarebbe buona cosa, ma alle volte potrebbe essere frutto di sapienza umana, che in mali senza rimedio fa di necessità virtù. Quanti atti di questo genere e altri simili seppero fare sapienti filosofi dell'antichità!
Per noi la volontà di Dio non consiste se non in due cose: amare lui e amare il prossimo. Qui devono convergere tutti i nostri sforzi. Se lo compiamo fedelmente, faremo la sua volontà e saremo uniti a lui.
6
Credo che il segno più sicuro per conoscere se pratichiamo questi due precetti è vedere con quale perfezione osserviamo quello che riguarda il prossimo. Benché vi siano moltissimi indizi per conoscere se amiamo Dio, tuttavia non possiamo mai esserne sicuri; invece lo possiamo essere in ordine all'amore del prossimo. State sicuri che più farete progressi nell'amore del prossimo, più ne farete nell'amore di Dio.
È così grande l'amore di Dio per noi, che in ricompensa di quello che noi avremo per il prossimo, egli farà crescere anche quello che nutriamo per lui, valendosi di mille espedienti. E di ciò non vi è dubbio. Di grande importanza per noi è osservare attentamente come amiamo il prossimo, perché se questo amore è perfetto, abbiamo compiuto quanto andava fatto. Ma per la miseria della nostra natura credo che non arriveremo mai ad avere un perfetto amore del prossimo, se non lo faremo nascere dalla medesima radice dell'amore di Dio.
Perciò, siccome l'affare è importantissimo, procuriamo di esaminare noi stessi fin nelle più piccole cose, senza far conto di certe idee che alle volte ci vengono in massa durante l’orazione; allora immaginiamo di essere pronti per amore del prossimo a intraprendere e a fare cose molto grandi anche perla salvezza di un'anima sola. Se le nostre opere non vi corrispondono, non abbiamo motivo di credere all’efficacia di tali risoluzioni.
Dal "Castello interiore" di santa Teresa di Gesù.
Castillo interior. Moradas quintas, cap. III, 3-9. 11-12. Obras, Ed. del p. Silverio de Santa Teresa, Burgos, 1939, 550-554.
Fonte: www.certosini.org
Lezionario di Mattutino per le feste dei Santi . Ciclo A
mercoledì 14 ottobre 2009
Santa Teresa D'Avila
3 - Rallégrati, ánima mia, per esserci chi ama il tuo Dio come merita; rallégrati per esserci chi conosce la sua bontà e potenza, e ringrazialo per aver Egli inviato sulla terra il suo unico Figliuolo che cosí bene lo conosce, con la protezione del Quale puoi avvicinarti al tuo Dio e pregarlo. Se Egli trova in te le sue delizie, non permettere che le cose della terra t'impediscano di trovare il Lui le tue e di rallegrarti delle sue grandezze. Giacché tanto merita di essere amato e lodato, pregalo che ti dia di contribuire almeno un poco nel far celebrare il suo nome, onde tu possa dire con verità: La mia ánima loda ed esalta il Signore.
Teresa D'avila, Esclamazioni dell'anima 7.3
Teresa D'avila, Esclamazioni dell'anima 7.3
In cammino con Maria
Così grande insomma è la bontà di Maria che, come dice l'abate Guerrico, le sue viscere amorose non desistono mai dal produrre frutti di pietà. E san Bernardo esclama: «Che altro può scaturire da una fonte di pietà se non pietà?». Perciò Maria fu paragonata all'ulivo: «Come un ulivo maestoso nei campi» (Sir 24,14), perché come dall'ulivo non esce altro che olio, simbolo della misericordia, così dalle mani di Maria non escono che grazie e misericordie. Perciò il venerabile Luigi da Ponte dice: «Giustamente Maria può essere chiamata Madre dell'olio, poiché è madre della misericordia». Quindi, se ricorriamo a questa buona Madre per chiederle l'olio della sua pietà, non possiamo temere che ce lo neghi, come lo negarono le vergini prudenti alle stolte rispondendo: «Che non abbia a mancare per noi e per voi» (Mt 25,9). No, poiché Maria è ricca di quest'olio di misericordia, come afferma san Bonaventura. Perciò la santa Chiesa la chiama Vergine non solo prudente, ma prudentissima, affinché, dice Ugo di san Vittore, noi comprendiamo che Maria è così piena di grazia e di pietà, che basta a provvederne tutti, senza che a lei ne manchi: «Se le vergini prudenti insieme alle lampade presero anche dell'olio nei vasi, tu, Vergine prudentissima, portasti un vaso sovrabbondante e inesauribile, versando dal quale l'olio della misericordia, potessi illuminare le lampade di tutti».
Ma perché si dice che quest'ulivo sta in mezzo ai campi e non piuttosto in mezzo a un orto circondato da muri o da siepi? Ugo di san Vittore risponde: «Affinché tutti possano facilmente vederlo e ricorrervi per ottenere rimedio ai loro bisogni». Questo bel pensiero è confermato da sant'Antonino: «Ad un ulivo che sta esposto in un campo aperto tutti possono avvicinarsi e coglierne il frutto. A Maria tutti possono ricorrere, giusti e peccatori, per ottenere la sua misericordia». E il santo aggiunge: «Quante sentenze di castighi questa santa Vergine ha saputo revocare con le sue pietose preghiere in favore dei peccatori che sono ricorsi a lei!». Il devoto Tommaso da Kempis scrive: «Quale altro rifugio più sicuro possiamo noi trovare che il seno pietoso di Maria? Là il povero trova il suo alloggio, là l'infermo trova la sua medicina, l'afflitto il sollievo, il dubbioso il consiglio, l'abbandonato il soccorso».
S.Alfonnso M. de Liguori, Le glorie di Maria
O CLEMENTE, O PIA
Quanto è grande la clemenza e la pietà di Maria
Capitolo IX
Edizioni San Paolo
Ma perché si dice che quest'ulivo sta in mezzo ai campi e non piuttosto in mezzo a un orto circondato da muri o da siepi? Ugo di san Vittore risponde: «Affinché tutti possano facilmente vederlo e ricorrervi per ottenere rimedio ai loro bisogni». Questo bel pensiero è confermato da sant'Antonino: «Ad un ulivo che sta esposto in un campo aperto tutti possono avvicinarsi e coglierne il frutto. A Maria tutti possono ricorrere, giusti e peccatori, per ottenere la sua misericordia». E il santo aggiunge: «Quante sentenze di castighi questa santa Vergine ha saputo revocare con le sue pietose preghiere in favore dei peccatori che sono ricorsi a lei!». Il devoto Tommaso da Kempis scrive: «Quale altro rifugio più sicuro possiamo noi trovare che il seno pietoso di Maria? Là il povero trova il suo alloggio, là l'infermo trova la sua medicina, l'afflitto il sollievo, il dubbioso il consiglio, l'abbandonato il soccorso».
S.Alfonnso M. de Liguori, Le glorie di Maria
O CLEMENTE, O PIA
Quanto è grande la clemenza e la pietà di Maria
Capitolo IX
Edizioni San Paolo
martedì 13 ottobre 2009
In cammino con Maria
Come riferisce Ludovico Blosio, il Signore rivelò a santa Caterina da Siena che per sua bontà aveva concesso a Maria, per riguardo al suo Unigenito di cui è Madre, che nessuno, anche se peccatore, che a lei devotamente si raccomanda, sia preda dell'inferno. Anche il profeta Davide pregava di essere liberato dall'inferno per l'amore che portava all'onore di Maria: «Signore, amo l'onore della tua casa... non perdere con gli empi l'anima mia» (Sal 25,8-9). Dice: «della tua casa», perché Maria fu quella casa che Dio stesso si fabbricò su questa terra come sua abitazione e per trovarvi il suo riposo, quando si fece uomo, come sta scritto nei Proverbi: «La sapienza si è fabbricata una casa» (Prv 9,1). «Certamente non si perderà, diceva sant'Ignazio martire, chi attenderà ad essere devoto alla Vergine Madre». San Bonaventura lo conferma: «Signora, quelli che ti amano godono grande pace in questa vita; la loro anima non vedrà la morte in eterno». Non è mai accaduto, «non può accadere - ci assicura il devoto Blosio - che un servo umile e attento di Maria si perda eternamente».
S.Alfonnso M. de Liguori, Le glorie di Maria
E MOSTRACI, DOPO QUESTO ESILIO, GESÙ, IL FRUTTO BENEDETTO DEL TUO SENO
Maria libera i suoi devoti dall'inferno
Capitolo VIII
Edizioni San Paolo
S.Alfonnso M. de Liguori, Le glorie di Maria
E MOSTRACI, DOPO QUESTO ESILIO, GESÙ, IL FRUTTO BENEDETTO DEL TUO SENO
Maria libera i suoi devoti dall'inferno
Capitolo VIII
Edizioni San Paolo
Santa Teresa D'Avila
2- Considera, ánima mia, con che gioia ed amore il Padre riconosce suo Figlio e il Figlio suo Padre; contempla l'ardore con cui lo Spirito Santo si unisce ad Essi, e come nessuno dei Tre possa separarsi da tanto amore e conoscenza, formando essi una cosa sola: si conoscono, si amano e si compiacciono a vicenda. Ora, che bisogno v'è del mio amore? Perché lo volete, o mio Dio? Che ci guadagnate con esso? - Oh, siate per sempre benedetto, mio Dio! Tutte le creature vi lodino, e con lodi senza fine, come senza fine siete Voi!
Teresa D'avila, Esclamazioni dell'anima 7.2
Teresa D'avila, Esclamazioni dell'anima 7.2
lunedì 12 ottobre 2009
Santa Teresa D'Avila
1 - Speranza mia, Padre mio, mio Creatore, mio vero Signore e Fratello, quando penso a quello che Voi dite, cioè, che le vostre delizie sono nell'abitare con i figliuoli degli uomini, la mia ánima s'inonda di gioia. Signore del cielo e della terra, ov'è il peccatore che dopo tali parole possa ancora disperare? Forse, Signore, che non avete altri con cui deliziarvi per venir da un verme cosí ributtante come son io? Quando vostro Figlio fu battezzato, si udí che Voi vi compiacevate in Lui. Gli siamo forse uguali Signore?
Oh, immensa misericordia! Oh, favore infinitamente superiore ai nostri meriti! E noi, mortali, ce ne scorderemo? - Signore, voi che conoscete ogni cosa, pensate alla nostra debolezza e non dimenticatevi della nostra immensa miseria!
Teresa D'avila, Esclamazioni dell'anima 7.1
Oh, immensa misericordia! Oh, favore infinitamente superiore ai nostri meriti! E noi, mortali, ce ne scorderemo? - Signore, voi che conoscete ogni cosa, pensate alla nostra debolezza e non dimenticatevi della nostra immensa miseria!
Teresa D'avila, Esclamazioni dell'anima 7.1
In cammino con Maria
San Pier Damiani così si rivolge a Maria: «Ma forse, beata Vergine, poiché sei stata innalzata ad essere regina del cielo, ti sei scordata di noi miserabili? Non sia mai che si pensi questo. Non si addice a una pietà così grande» che regna nel cuore di Maria «il dimenticare una così grande miseria» quale è la nostra. Non si può applicare a Maria il proverbio: «Gli onori cambiano i costumi». Esso vale per gli uomini di mondo che, innalzati a qualche dignità, s'insuperbiscono e si dimenticano dei vecchi amici rimasti poveri; Maria invece si rallegra di essere innalzata a maggiore dignità per poter così meglio soccorrere i miseri. Pensando a ciò san Bonaventura applica alla beata Vergine le parole dette a Rut: «Il tuo secondo atto di pietà è migliore del primo» (Rt 3,10). Egli dice: «Grande fu la pietà di Maria verso i miseri quando viveva nel mondo, ma molto maggiore è adesso che ella regna nel cielo». Il santo ne spiega la ragione: «La divina Madre dimostra ora con le innumerevoli grazie che ci ottiene una maggiore misericordia, perché ora conosce meglio le nostre miserie. Infatti come lo splendore del sole supera quello della luna, così la pietà di Maria ora che sta in cielo supera la pietà che aveva di noi quando viveva sulla terra. E chi mai vive nel mondo che non goda della luce del sole? Chi sopra il quale non risplenda la misericordia di Maria?».
S.Alfonnso M. de Liguori, Le glorie di Maria
RIVOLGI A NOI GLI OCCHI TUOI MISERICORDIOSI
Maria è tutt'occhi per compatire e soccorrere le nostre miserie
Capitolo VII
Edizioni San Paolo
S.Alfonnso M. de Liguori, Le glorie di Maria
RIVOLGI A NOI GLI OCCHI TUOI MISERICORDIOSI
Maria è tutt'occhi per compatire e soccorrere le nostre miserie
Capitolo VII
Edizioni San Paolo
domenica 11 ottobre 2009
Santa Teresa D'Avila

Cari amici del blog sete di infinito,
vorrei proporvi una breve antologia di testi tratta dalle opere di Santa Teresa D'Avila.
Potremo riscoprire una delle più belle figure della mistica femminile del cinquecento.
"Mio Dio e Misericordia mia, che devo fare per non distruggere le meraviglie che Voi compie in me?
Le vostre opere sono sante, sono giuste, sono di un valore inestimabile, rivelatrici di una sapienza profonda, perche Voi, Signore, siete la stessa Sapienza.
Ma se il mio intelletto cerca di contemplare, va incontro ai lamenti della volontà che non vuole avere ostacoli in amarvi. Perciò l'intelletto, pur in mezzo a prodigiose meraviglie, non può comprendere il suo Dio, mentre la mia anima desidera di goderlo, ma non ne trova la via, perchè stretta nella prigione penosa di questo corpo mortale e circondata da tanti ostacoli.
Eppure,in principio, quando voleva contemplare le vostre grandezze, trovava un aiuto colà dove più chiare apparivano le mie innumerevoli miserie."
Teresa D'avila, Esclamazioni dell'anima 2.1
sabato 10 ottobre 2009
Beati coloro che accolgono la Parola di Dio, il suo Verbo
E' prerogativa della Vergine Maria avere concepito Cristo nel suo seno, ma è retaggio universale di tutti gli eletti portarlo con amore nel proprio cuore. Beata, anzi beatissima la donna che ha portato in seno Gesù per nove mesi (Lc 11,27). Ma beati pure noi, se ci prendiamo cura di portarlo costantemente in cuore.
Fu causa di stupore sconfinato il concepimento di Cristo nel grembo di Maria, ma non deve stupire meno il vederlo diventare l'ospite del nostro cuore. E' questo il senso della testimonianza di Giovanni : « Ecco, sto alla porta e busso. Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò da lui, cenerò con lui ed egli con me » (Ap 3,20).
A questo punto, fratelli, consideriamo qual è la nostra dignità e la nostra somiglianza con Maria. La Vergine concepì Cristo nelle sue viscere di carne, e noi lo portiamo in quelle del cuore. Maria nutrì Cristo dando alle labbra di lui il latte del proprio seno, e noi possiamo offrirgli il cibo sempre nuovo di buone azioni che sono la sua delizia.
San Pier Damiani (1007-1072), eremita poi vescovo, dottore della Chiesa
Discorso 45, PL 144, 747
Fonte:http://vangelodelgiorno.org
Fu causa di stupore sconfinato il concepimento di Cristo nel grembo di Maria, ma non deve stupire meno il vederlo diventare l'ospite del nostro cuore. E' questo il senso della testimonianza di Giovanni : « Ecco, sto alla porta e busso. Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò da lui, cenerò con lui ed egli con me » (Ap 3,20).
A questo punto, fratelli, consideriamo qual è la nostra dignità e la nostra somiglianza con Maria. La Vergine concepì Cristo nelle sue viscere di carne, e noi lo portiamo in quelle del cuore. Maria nutrì Cristo dando alle labbra di lui il latte del proprio seno, e noi possiamo offrirgli il cibo sempre nuovo di buone azioni che sono la sua delizia.
San Pier Damiani (1007-1072), eremita poi vescovo, dottore della Chiesa
Discorso 45, PL 144, 747
Fonte:http://vangelodelgiorno.org
venerdì 9 ottobre 2009
Viver d'amor
Viver d'Amore è custodire Te,
Verbo Increato, Parola del mio Dio!
Ah, tu sai che t'amo, Gesù divino!
Lo Spirito d'Amor tutta m'infiamma.
È amando Te che io attiro il Padre:
il debole mio cuore lo trattiene.
O Trinità, tu ormai
sei prigioniera del mio Amore!!
S. Teresa di Gesù Bambino
Verbo Increato, Parola del mio Dio!
Ah, tu sai che t'amo, Gesù divino!
Lo Spirito d'Amor tutta m'infiamma.
È amando Te che io attiro il Padre:
il debole mio cuore lo trattiene.
O Trinità, tu ormai
sei prigioniera del mio Amore!!
S. Teresa di Gesù Bambino
Detti di Abba Poemen
Disse ancora:"Se l'uomo ricorderà quanto dice la scrittura "in base alle tue parole
sarai giustificato e in base alle tue parole sarai condannato”, (Mt 12,37) seglierà come cosa migliore il tacere”
Vita e detti dei Padri del deserto /2
A cura di L.Mortari, Città nuova
sarai giustificato e in base alle tue parole sarai condannato”, (Mt 12,37) seglierà come cosa migliore il tacere”
Vita e detti dei Padri del deserto /2
A cura di L.Mortari, Città nuova
In cammino con Maria
L'autorità che le madri hanno sui figli è così grande che, anche se questi sono monarchi e hanno dominio assoluto su tutte le persone dei loro regni, mai però le madri possono diventare suddite dei loro figli.
È vero che Gesù siede ora in cielo alla destra del Padre, anche come uomo, come spiega san Tommaso, in ragione dell'unione ipostatica con la persona del Verbo, e che ha il supremo dominio sopra tutte le creature, compresa Maria; tuttavia sarà sempre vero che un tempo, quando il nostro Redentore visse su questa terra, volle umiliarsi e sottomettersi all'autorità di Maria, come ci attesta san Luca: «Ed era loro sottomesso» (Lc 2,51). Anzi, dice sant'Ambrogio, Gesù Cristo, essendosi degnato di fare di Maria sua madre, come figlio era veramente obbligato ad ubbidirle. Perciò Riccardo di san Lorenzo scrive: «Degli altri santi si dice che essi sono con Dio, ma solo di Maria si può dire che ha avuto un privilegio più grande: non solamente di essere stata sottomessa alla volontà di Dio, ma che Dio stesso si sia sottomesso alla sua volontà». Lo stesso autore aggiunge: «Mentre delle altre sante vergini si dice che "seguono l'Agnello dovunque egli va" (Ap 14,4), di Maria Vergine può dirsi che l'Agnello seguiva lei su questa terra, poiché, secondo la parola di Luca, "le era sottomesso" (Lc 2,51)».
Diciamo quindi che se Maria in cielo non può più comandare al Figlio, tuttavia le sue preghiere saranno sempre preghiere di madre, perciò molto potenti per ottenere tutto quello che domanda. San Bonaventura afferma: «Maria ha il grande privilegio di essere potentissima presso suo Figlio». Perché? Proprio per la ragione che abbiamo accennato e che esamineremo a lungo più avanti: perché le preghiere di Maria sono preghiere di una madre. Per questa ragione san Pier Damiani dice alla Vergine: «Ti è stata data ogni potenza in cielo e sulla terra. Tu puoi tutto quello che vuoi, poiché ti è possibile sollevare alla speranza della salvezza anche i disperati». E aggiunge che quando la Madre va a chiedere per noi qualche grazia a Gesù Cristo - che egli chiama l'altare della misericordia, dove i peccatori ottengono il perdono da Dio -, il Figlio tiene così gran conto delle preghiere di Maria e ha tanto desiderio di accontentarla che, quando ella prega, sembra comandare più che pregare e più signora che ancella. Così Gesù vuole onorare la sua cara Madre che lo ha tanto onorato durante la sua vita, accordandole subito tutto ciò che domanda e desidera. San Germano lo conferma dicendo alla Vergine: «Madre di Dio, tu sei onnipotente per salvare i peccatori e non hai bisogno d'altra raccomandazione presso Dio, poiché sei la madre della vera vita».
«Tutti si sottomettono al comando della Vergine, anche Dio»; con queste parole san Bernardino da Siena non esita a dire che Dio esaudisce le preghiere di Maria come se fossero ordini. Perciò sant'Anselmo così si rivolge a Maria: «Vergine santa, il Signore ti ha innalzato a tal punto che con il suo favore puoi ottenere tutte le grazie possibili ai tuoi devoti», poiché, come dice Cosma Gerosolimitano, «la tua protezione è onnipotente». Sì, riprende Riccardo di san Lorenzo: «Secondo tutte le leggi la regina deve godere degli stessi privilegi del re. Perciò, avendo il figlio e la madre la stessa autorità, dal Figlio onnipotente la Madre è stata resa onnipotente». In tal modo, dice sant'Antonino, Dio ha posto tutta la Chiesa non solamente sotto il patrocinio, ma anche sotto il dominio di Maria.
S.Alfonnso M. de Liguori, Le glorie di Maria
ORSÙ DUNQUE, AVVOCATA NOSTRA
Maria è un'avvocata tanto potente da salvare tutti
Capitolo VI
Edizioni San Paolo
È vero che Gesù siede ora in cielo alla destra del Padre, anche come uomo, come spiega san Tommaso, in ragione dell'unione ipostatica con la persona del Verbo, e che ha il supremo dominio sopra tutte le creature, compresa Maria; tuttavia sarà sempre vero che un tempo, quando il nostro Redentore visse su questa terra, volle umiliarsi e sottomettersi all'autorità di Maria, come ci attesta san Luca: «Ed era loro sottomesso» (Lc 2,51). Anzi, dice sant'Ambrogio, Gesù Cristo, essendosi degnato di fare di Maria sua madre, come figlio era veramente obbligato ad ubbidirle. Perciò Riccardo di san Lorenzo scrive: «Degli altri santi si dice che essi sono con Dio, ma solo di Maria si può dire che ha avuto un privilegio più grande: non solamente di essere stata sottomessa alla volontà di Dio, ma che Dio stesso si sia sottomesso alla sua volontà». Lo stesso autore aggiunge: «Mentre delle altre sante vergini si dice che "seguono l'Agnello dovunque egli va" (Ap 14,4), di Maria Vergine può dirsi che l'Agnello seguiva lei su questa terra, poiché, secondo la parola di Luca, "le era sottomesso" (Lc 2,51)».
Diciamo quindi che se Maria in cielo non può più comandare al Figlio, tuttavia le sue preghiere saranno sempre preghiere di madre, perciò molto potenti per ottenere tutto quello che domanda. San Bonaventura afferma: «Maria ha il grande privilegio di essere potentissima presso suo Figlio». Perché? Proprio per la ragione che abbiamo accennato e che esamineremo a lungo più avanti: perché le preghiere di Maria sono preghiere di una madre. Per questa ragione san Pier Damiani dice alla Vergine: «Ti è stata data ogni potenza in cielo e sulla terra. Tu puoi tutto quello che vuoi, poiché ti è possibile sollevare alla speranza della salvezza anche i disperati». E aggiunge che quando la Madre va a chiedere per noi qualche grazia a Gesù Cristo - che egli chiama l'altare della misericordia, dove i peccatori ottengono il perdono da Dio -, il Figlio tiene così gran conto delle preghiere di Maria e ha tanto desiderio di accontentarla che, quando ella prega, sembra comandare più che pregare e più signora che ancella. Così Gesù vuole onorare la sua cara Madre che lo ha tanto onorato durante la sua vita, accordandole subito tutto ciò che domanda e desidera. San Germano lo conferma dicendo alla Vergine: «Madre di Dio, tu sei onnipotente per salvare i peccatori e non hai bisogno d'altra raccomandazione presso Dio, poiché sei la madre della vera vita».
«Tutti si sottomettono al comando della Vergine, anche Dio»; con queste parole san Bernardino da Siena non esita a dire che Dio esaudisce le preghiere di Maria come se fossero ordini. Perciò sant'Anselmo così si rivolge a Maria: «Vergine santa, il Signore ti ha innalzato a tal punto che con il suo favore puoi ottenere tutte le grazie possibili ai tuoi devoti», poiché, come dice Cosma Gerosolimitano, «la tua protezione è onnipotente». Sì, riprende Riccardo di san Lorenzo: «Secondo tutte le leggi la regina deve godere degli stessi privilegi del re. Perciò, avendo il figlio e la madre la stessa autorità, dal Figlio onnipotente la Madre è stata resa onnipotente». In tal modo, dice sant'Antonino, Dio ha posto tutta la Chiesa non solamente sotto il patrocinio, ma anche sotto il dominio di Maria.
S.Alfonnso M. de Liguori, Le glorie di Maria
ORSÙ DUNQUE, AVVOCATA NOSTRA
Maria è un'avvocata tanto potente da salvare tutti
Capitolo VI
Edizioni San Paolo
giovedì 8 ottobre 2009
In cammino con Maria
San Bernardo dice che come un uomo e una donna hanno cooperato alla nostra rovina, così fu conveniente che un altro uomo e un'altra donna cooperassero alla nostra riparazione: Gesù e Maria sua Madre. Senza dubbio, dice il santo, Gesù Cristo da solo sarebbe stato pienamente sufficiente per redimerci, ma «fu più conveniente che alla nostra redenzione collaborassero l'uno e l'altro sesso, non essendo stato estraneo alla nostra perdizione né l'uno né l'altro». Perciò il beato Alberto Magno chiama Maria la «cooperatrice della redenzione». La santa Vergine stessa rivelò a santa Brigida che, come Adamo ed Eva vendettero il mondo per una mela, così ella e il Figlio riscattarono il mondo con un solo cuore. Sant'Anselmo conferma: «Dio ha potuto creare il mondo dal nulla, ma essendosi perduto il mondo per il peccato, Dio non ha voluto ripararlo senza la cooperazione di Maria».
S.Alfonnso M. de Liguori, Le glorie di Maria
A TE SOSPIRIAMO, GEMENTI E PIANGENTI IN QUESTA VALLE DI LACRIME
Della necessità che abbiamo dell'intercessione di Maria per salvarci
Capitolo V
Edizioni San Paolo
S.Alfonnso M. de Liguori, Le glorie di Maria
A TE SOSPIRIAMO, GEMENTI E PIANGENTI IN QUESTA VALLE DI LACRIME
Della necessità che abbiamo dell'intercessione di Maria per salvarci
Capitolo V
Edizioni San Paolo
mercoledì 7 ottobre 2009
HO SETE.
"Per eccitare il mio zelo, Dio mi mostrò che i miei desideri gli piacevano. Intesi parlare d’un grande criminale, che era stato condannato a morte per dei delitti orribili, tutto faceva prevedere ch’egli morisse nell’impenitenza. Volli a qualunque costo impedirgli di cadere nell’inferno, e per arrivarci usai tutti i mezzi immaginabili; consapevole che da me stessa non potevo nulla, offersi al buon Dio tutti i meriti infiniti di Nostro Signore, i tesori della santa Chiesa, finalmente pregai Celina di far dire una Messa secondo la mia intenzione, non osando chiederla io stessa per timore d’essere costretta a confessare ch’era per Pranzini, il grande criminale. Non volevo dirlo nemmeno a Celina, ma lei mi fece domande così tenere e pressanti, che le confidai il mio segreto; ben lungi dal prendermi in giro, mi chiese di aiutarmi a convertire il mio peccatore; accettai con riconoscenza, perché avrei voluto che tutte le creature si unissero con me per implorare la grazia a favore del colpevole. Sentivo in fondo al cuore la certezza che i desideri nostri sarebbero stati appagati; ma, per darmi coraggio e continuare a pregare per i peccatori, dissi al buon Dio che ero sicura del suo perdono per lo sciagurato Pranzini: e che avrei creduto ciò anche se quegli non si fosse confessato e non avesse dato segno di pentimento, tanta fiducia avevo nella misericordia infinita di Gesù, ma che gli chiedevo solamente «un segno» di pentimento per mia semplice consolazione... La mia preghiera fu esaudita alla lettera! Nonostante la proibizione che Papà ci aveva posta di leggere giornali, non credetti disobbedire leggendo le notizie su Pranzini. il giorno seguente alla sua esecuzione capitale mi trovo in mano il giornale: «La Croix». L’apro con ansia, e che vedo? Ali, le mie lacrime tradirono la mia emozione, e fui costretta a nascondermi. Pranzini non si era confessato, era salito sul patibolo e stava per passare la testa nel lugubre foro, quando a un tratto, preso da una ispirazione subitanea, si volta, afferra un Crocifisso che il sacerdote gli presentava, e bacia per tre volte le piaghe divine! Poi l’anima sua va a ricevere la sentenza misericordiosa di Colui che dice: «Ci sarà più gioia in Cielo per un solo peccatore il quale faccia penitenza che per novantanove giusti i quali non ne hannobisogno...».
136 – Avevo ottenuto «il segno» richiesto, e quel segno era la riproduzione fedele delle grazie che Gesù mi aveva fatte per attirarmi a pregare in favore dei peccatori. Non era davanti alle piaghe di Gesù, vedendo cadere il suo Sangue divino, che la sete delle anime mi era entrata nel cuore? Volevo dar loro da bere quel Sangue immacolato che avrebbe purificato le loro macchie, e le labbra del «mio primo figlio» andarono a posarsi sulle piaghe sante!!! Quale risposta dolcissima! Ah, dopo quella grazia unica, il mio desiderio di salvare anime crebbe giorno per giorno; mi pareva udire Gesù che mi dicesse, come alla Samaritana: «Dammi da bere». Era un vero scambio di amore; alle anime davo il Sangue di Gesù, a Gesù offrivo quelle anime stesse rinfrescate dalla rugiada divina; mi pareva così di dissetano, e più gli davo da bere più la sete della mia povera anima cresceva, ed era quella sete ardente che egli mi dava come la bevanda più deliziosa del suo amore."
STORIA DI UN’ANIMA
di SANTA TERESA DI LISIEUX
Scritto autobiografico A
diretto a madre Agnese di Gesù (la sorella Paolina)
136 – Avevo ottenuto «il segno» richiesto, e quel segno era la riproduzione fedele delle grazie che Gesù mi aveva fatte per attirarmi a pregare in favore dei peccatori. Non era davanti alle piaghe di Gesù, vedendo cadere il suo Sangue divino, che la sete delle anime mi era entrata nel cuore? Volevo dar loro da bere quel Sangue immacolato che avrebbe purificato le loro macchie, e le labbra del «mio primo figlio» andarono a posarsi sulle piaghe sante!!! Quale risposta dolcissima! Ah, dopo quella grazia unica, il mio desiderio di salvare anime crebbe giorno per giorno; mi pareva udire Gesù che mi dicesse, come alla Samaritana: «Dammi da bere». Era un vero scambio di amore; alle anime davo il Sangue di Gesù, a Gesù offrivo quelle anime stesse rinfrescate dalla rugiada divina; mi pareva così di dissetano, e più gli davo da bere più la sete della mia povera anima cresceva, ed era quella sete ardente che egli mi dava come la bevanda più deliziosa del suo amore."
STORIA DI UN’ANIMA
di SANTA TERESA DI LISIEUX
Scritto autobiografico A
diretto a madre Agnese di Gesù (la sorella Paolina)
martedì 6 ottobre 2009
Ave Maria
Nella vigilia del SS. Rosario dedico questo video a tutti quelli che conosco e soprattutto a quanti si affidano alle mie preghiere. La Vergine MAria le possa esaudire
Detti di Abba Agatone
Il Padre Agatone passeggiava un giorno con i suoi discepoli, quando uno di essi vide per terra una piccola cicerchia verde. E gli chiese: "Padre permetti che la prenda ?"
L'anziano lo guardò stupito:" Sei stato tu a metterla qui?" "No" rispose il fratello.
L'anziano gli disse : "Come vuoi dunque prendere ciò che non hai messo tu?"
Vita e detti dei Padri del deserto /1
A cura di L.Mortari, Città nuova
L'anziano lo guardò stupito:" Sei stato tu a metterla qui?" "No" rispose il fratello.
L'anziano gli disse : "Come vuoi dunque prendere ciò che non hai messo tu?"
Vita e detti dei Padri del deserto /1
A cura di L.Mortari, Città nuova
In cammino con Maria
Si narra nell'Antico Testamento che il Signore guidava il suo popolo dall'Egitto alla terra promessa «di giorno con una colonna di nube e di notte con una colonna di fuoco» (Es 13,21). Questa colonna, ora di nube ora di fuoco, dice Riccardo di san Lorenzo, è figura di Maria e dei due offici che ella esercita continuamente a nostro favore: «come nube ci protegge dall'ardore della giustizia divina e come fuoco ci protegge dai demoni». Colonna di fuoco, aggiunge san Bonaventura, perché «come la cera si liquefa davanti al fuoco, così i demoni perdono le forze davanti a quelle anime che si ricordano spesso del nome di Maria, devotamente la invocano e cercano diligentemente di imitarla».
......Come tremano i demoni al sentir proferire il nome di Maria! «Al nome di Maria ogni ginocchio si piega e i demoni non solo sono spaventati ma, all'udire tale nome, sono terrorizzati», afferma san Bernardo. Tommaso da Kempis aggiunge: «Al nome di Maria i demoni fuggono come inseguiti dal fuoco. Come gli uomini cadono a terra per timore, quando un tuono dal cielo cade vicino a loro, così cadono abbattuti i demoni al sentir nominare Maria». Quante belle vittorie su questi nemici hanno riportato i devoti di Maria in virtù del suo santo nome! Così li vinse sant'Antonio da Padova, così il beato Enrico Suso, così tanti altri servi fedeli di Maria. Leggiamo nelle relazioni dei missionari in Giappone che in quel paese apparvero a un cristiano molti demoni in forma di animali feroci per spaventarlo e minacciarlo, ma egli disse loro: «Io non ho armi che voi possiate temere; se l'Altissimo ve lo permette, fate di me quel che volete. In mia difesa ho soltanto i dolcissimi nomi di Gesù e di Maria». Aveva appena detto ciò, che al suono dei temibili nomi la terra si aprì inghiottendo quegli spiriti superbi. Sant'Anselmo attesta per sua esperienza di aver veduto e udito molti che pronunciando il nome di Maria sono stati subito liberati da ogni pericolo.
«O Maria, esclama san Bonaventura, glorioso e ammirabile è il tuo nome; quelli che lo pronunciano in punto di morte non temono l'inferno, poiché i demoni al sentir nominare Maria subito abbandonano l'anima». Il santo aggiunge che «i nemici visibili non temono un grande esercito di armati quanto le potestà dell'inferno temono il nome di Maria e la sua protezione». «Tu Signora, dice san Germano, con la sola invocazione del tuo nome onnipotente rendi sicuri i tuoi servi da tutti gli assalti del nemico». Se i cristiani avessero cura nelle tentazioni d'invocare con fiducia il nome di Maria, è certo che non cadrebbero in peccato. Dice il beato Alano: «Fugge il demonio e trema l'inferno quando dico: Ave Maria». La nostra regina rivelò a santa Brigida che anche dai peccatori più induriti, più lontani da Dio e più posseduti dal demonio, il nemico fugge atterrito appena li sente invocare in loro aiuto, con sincera volontà di emendarsi, il nome di Maria. Ma la Vergine aggiunse che, se l'anima non si emenda e con il pentimento non allontana da sé il peccato, subito i demoni ritornano e continuano a possederla.
S.Alfonnso M. de Liguori, Le glorie di Maria
A TE RICORRIAMO, ESULI FIGLI DI EVA
Quanto è pronta Maria ad aiutare chi la invoca
Capitolo IV
Edizioni San Paolo
......Come tremano i demoni al sentir proferire il nome di Maria! «Al nome di Maria ogni ginocchio si piega e i demoni non solo sono spaventati ma, all'udire tale nome, sono terrorizzati», afferma san Bernardo. Tommaso da Kempis aggiunge: «Al nome di Maria i demoni fuggono come inseguiti dal fuoco. Come gli uomini cadono a terra per timore, quando un tuono dal cielo cade vicino a loro, così cadono abbattuti i demoni al sentir nominare Maria». Quante belle vittorie su questi nemici hanno riportato i devoti di Maria in virtù del suo santo nome! Così li vinse sant'Antonio da Padova, così il beato Enrico Suso, così tanti altri servi fedeli di Maria. Leggiamo nelle relazioni dei missionari in Giappone che in quel paese apparvero a un cristiano molti demoni in forma di animali feroci per spaventarlo e minacciarlo, ma egli disse loro: «Io non ho armi che voi possiate temere; se l'Altissimo ve lo permette, fate di me quel che volete. In mia difesa ho soltanto i dolcissimi nomi di Gesù e di Maria». Aveva appena detto ciò, che al suono dei temibili nomi la terra si aprì inghiottendo quegli spiriti superbi. Sant'Anselmo attesta per sua esperienza di aver veduto e udito molti che pronunciando il nome di Maria sono stati subito liberati da ogni pericolo.
«O Maria, esclama san Bonaventura, glorioso e ammirabile è il tuo nome; quelli che lo pronunciano in punto di morte non temono l'inferno, poiché i demoni al sentir nominare Maria subito abbandonano l'anima». Il santo aggiunge che «i nemici visibili non temono un grande esercito di armati quanto le potestà dell'inferno temono il nome di Maria e la sua protezione». «Tu Signora, dice san Germano, con la sola invocazione del tuo nome onnipotente rendi sicuri i tuoi servi da tutti gli assalti del nemico». Se i cristiani avessero cura nelle tentazioni d'invocare con fiducia il nome di Maria, è certo che non cadrebbero in peccato. Dice il beato Alano: «Fugge il demonio e trema l'inferno quando dico: Ave Maria». La nostra regina rivelò a santa Brigida che anche dai peccatori più induriti, più lontani da Dio e più posseduti dal demonio, il nemico fugge atterrito appena li sente invocare in loro aiuto, con sincera volontà di emendarsi, il nome di Maria. Ma la Vergine aggiunse che, se l'anima non si emenda e con il pentimento non allontana da sé il peccato, subito i demoni ritornano e continuano a possederla.
S.Alfonnso M. de Liguori, Le glorie di Maria
A TE RICORRIAMO, ESULI FIGLI DI EVA
Quanto è pronta Maria ad aiutare chi la invoca
Capitolo IV
Edizioni San Paolo
lunedì 5 ottobre 2009
Detti di Padre Arsenio
Un giorno il Padre Arsenio sottopose i suoi pensieri a un pafre egiziano. Uno che lo vide gli disse . " Padre Arsenio, come mai tu che possiedi una tale cultuta greco-romana interroghi sui tuoi pensieri questo sempliciotto?" Rispose: Certo possiedo la cultura greco-romana, ma non ho ancora imparato l'alfabeto di questo semplice contadino!"
Vita e detti dei Padri del deserto /1
A cura di L.Mortari, Città nuova
Vita e detti dei Padri del deserto /1
A cura di L.Mortari, Città nuova
In cammino con Maria
Quanti superbi hanno trovato l'umiltà nella devozione a Maria! Quanti iracondi hanno trovato la mansuetudine! Quanti ciechi la luce! Quanti disperati la fiducia! Quanti perduti la salvezza! È quel che Maria aveva predetto quando in casa di Elisabetta proruppe nel suo sublime cantico: «D'ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata» (Lc 1,48). San Bernardo riprende: «Tutte le generazioni ti chiameranno beata, perché a tutte le genti hai dato la vita e la gloria; poiché in te i peccatori trovano il perdono e i giusti trovano la perseveranza nella grazia divina». Il devoto Lanspergio fa parlare così il Signore: Uomini, poveri figli di Adamo, che vivete in mezzo a tanti nemici e a tante miserie, «abbiate cura di venerare con particolare affetto la Madre mia» e vostra. «Io l'ho data al mondo come esempio di purezza» affinché da lei impariate a vivere come si deve; «e come rifugio sicuro affinché ricorriate a lei nelle vostre afflizioni. Questa mia figlia l'ho fatta tale che nessuno possa temerla o possa esitare a ricorrere a lei. Perciò l'ho creata di natura così benigna e pietosa che non sa disprezzare nessuno e non sa negare il suo favore a nessuno che lo domanda. Ella tiene aperto a tutti il manto della sua misericordia e non permette che nessuno parta sconsolato dai suoi piedi». Sia dunque sempre lodata e benedetta la bontà immensa del nostro Dio che ci ha dato una madre così grande e un'avvocata così tenera e amorevole.
Fonte: Sam Alfonso M. de Liguori
Le glorie di Maria
Capitolo III Speranza nostra,salve
Maria è la speranza di tutti
Edizioni san Paolo
Fonte: Sam Alfonso M. de Liguori
Le glorie di Maria
Capitolo III Speranza nostra,salve
Maria è la speranza di tutti
Edizioni san Paolo
domenica 4 ottobre 2009
Preghiera Semplice.
Questa preghiera, spesso attribuita erroneamente a San Francesco, anche se richiama la sua spiritualità non è stata scritta da lui. È stata trovata in Normandia nel 1915, scritta sul rovescio di un santino di San Francesco e se ne ignora l'autore.
Signore, fa di me
uno strumento della Tua Pace:
Dove è odio, fa ch'io porti l'Amore,
Dove è offesa, ch'io porti il Perdono,
Dove è discordia, ch'io porti l'Unione,
Dove è dubbio, ch'io porti la Fede,
Dove è errore, ch'io porti la Verità,
Dove è disperazione, ch'io porti la Speranza,
Dove è tristezza, ch'io porti la Gioia,
Dove sono le tenebre, ch'io porti la Luce.
Maestro, fa che io non cerchi tanto
Ad esser consolato, quanto a consolare;
Ad essere compreso, quanto a comprendere;
Ad essere amato, quanto ad amare.
Poiché, così è:
Dando, che si riceve;
Perdonando, che si è perdonati;
Morendo, che si risuscita a Vita Eterna.
Fonte: http://www.diocesidicapua.it/erasmo/Biblioteca/francesco/PreghieraSemplice.htm
Signore, fa di me
uno strumento della Tua Pace:
Dove è odio, fa ch'io porti l'Amore,
Dove è offesa, ch'io porti il Perdono,
Dove è discordia, ch'io porti l'Unione,
Dove è dubbio, ch'io porti la Fede,
Dove è errore, ch'io porti la Verità,
Dove è disperazione, ch'io porti la Speranza,
Dove è tristezza, ch'io porti la Gioia,
Dove sono le tenebre, ch'io porti la Luce.
Maestro, fa che io non cerchi tanto
Ad esser consolato, quanto a consolare;
Ad essere compreso, quanto a comprendere;
Ad essere amato, quanto ad amare.
Poiché, così è:
Dando, che si riceve;
Perdonando, che si è perdonati;
Morendo, che si risuscita a Vita Eterna.
Fonte: http://www.diocesidicapua.it/erasmo/Biblioteca/francesco/PreghieraSemplice.htm
sabato 3 ottobre 2009
In cammino con Maria
"Ben ci esorta dunque san Bernardo: «Cerchiamo la grazia e cerchiamola per mezzo di Maria». Se abbiamo avuto la sventura di perdere la grazia divina, cerchiamo di ricuperarla, ma cerchiamola per mezzo di Maria, poiché se noi l'abbiamo perduta, ella l'ha ritrovata e perciò il santo la proclama: «Colei che ritrova la grazia». Per nostra consolazione l'arcangelo Gabriele lo aveva già dichiarato quando disse alla Vergine: «Non temere, Maria, perché tu hai trovato grazia» (Lc 1,30). Ma se Maria non era mai stata priva della grazia, come poteva dire l'arcangelo che l'avesse trovata? Si trova ciò che non si aveva prima. La Vergine fu sempre unita a Dio, sempre in stato di grazia, come l'arcangelo manifestò salutandola: «Ti saluto, o piena di grazia, il Signore è con te» (Lc 1,28). Se dunque Maria non trovò la grazia per sé, perché sempre ne era stata piena, per chi mai la trovò? Per i peccatori che l'avevano perduta, risponde il cardinale Ugo, commentando questo passo. «Corrano dunque a Maria i peccatori, che hanno perduto la grazia peccando e la troveranno presso di lei. Dicano con sicurezza: Signora, la cosa perduta deve essere restituita al suo proprietario. Questa grazia che hai trovato non è tua, poiché tu non l'hai mai perduta. È nostra perché abbiamo avuto la disgrazia di perderla: restituisci il nostro bene che hai trovato». S. Riccardo di san Lorenzo conclude nello stesso senso: «Se desideriamo trovare la grazia del Signore, andiamo a Maria, che l'ha trovata e sempre la trova». E poiché ella è stata e sempre sarà cara a Dio, se a lei ricorriamo, certamente la troveremo. Al capitolo 8 del Cantico dei Cantici Maria dice che Dio l'ha posta nel mondo per essere la nostra difesa: «Io sono un muro e i miei seni come torri». Per questo è stata costituita mediatrice di pace fra i peccatori e Dio: «Perciò sono diventata ai suoi occhi come una che trova pace» (Ct 8,10). Quindi san Bernardo incoraggia il peccatore dicendo: «Va' a questa madre di misericordia e mostrale le piaghe che porti nell'anima per le tue colpe». Allora certamente ella pregherà il Figlio di perdonarti «ricordandogli che lo ha nutrito con il suo latte. E il Figlio che tanto la ama certamente esaudirà sua Madre». La santa Chiesa, infatti, ci fa chiedere al Signore di concederci il potente aiuto dell'intercessione di Maria per risorgere dai nostri peccati, con questa preghiera: «O Dio misericordioso, soccorri la nostra debolezza, affinché noi che facciamo memoria della santa Madre di Dio, possiamo con l'aiuto della sua intercessione risorgere dal peccato»."
S.Alfonnso M. de Liguori, Le glorie di Maria
VITA, DOLCEZZA
Maria è la nostra vita, perché ci ottiene il perdono dei peccati
Capitolo II
Edizioni San Paolo
S.Alfonnso M. de Liguori, Le glorie di Maria
VITA, DOLCEZZA
Maria è la nostra vita, perché ci ottiene il perdono dei peccati
Capitolo II
Edizioni San Paolo
venerdì 2 ottobre 2009
Ama e fa quel che vuoi
Una volta per tutte ti è dato questo precetto: "Ama e fa quel che vuoi". Se taci, taci per amore. Se parli, parla per amore. Se correggi, correggi per amore. Se perdoni, perdona per amore. Metti in fondo al cuore le radici dell'amore. Da questa radice non può che maturare del bene."
Sant’Agostino
Sant’Agostino
Detti di Abba Antonio
Il padre Antonio, volgendo lo sgardo all'abbisso dei giudizi di Dio,chiese: " O Signore, come mai alcuni muoiono giovani giovani, altri vecchissimi? Perchè alcuni sono poveri e altri ricchi? Perchè gli empi sono ricchi e i giusti sono poveri?". E giunse alui una voce che disse "Antonio bada a te stesso. Sono giudizi di Dio questi: non ti giova conoscerli"
Vita e detti dei Padri del deserto /1
A cura di L.Mortari, Città nuova
Vita e detti dei Padri del deserto /1
A cura di L.Mortari, Città nuova
In cammino con Maria
Si legge nel secondo libro di Samuele (2 Sam 14) che la saggia donna di Tekoa disse a Davide: «Signore, io avevo due figli e per mia disgrazia l'uno ha ucciso l'altro. Sicché ho già perduto un figlio; ora la giustizia vuol togliermi anche il solo che mi è rimasto. Abbi pietà di una povera madre, fa' che io non resti priva di tutti e due i miei figli». Allora Davide, avendo compassione di questa madre, liberò il colpevole e glielo restituì. La stessa cosa sembra dire Maria quando vede Dio sdegnato contro un peccatore che si raccomanda a lei: «Mio Dio, io avevo due figli, Gesù e l'uomo; l'uomo ha fatto morire il mio Gesù sulla croce; ora la tua giustizia vuol condannare il colpevole. Signore, il mio Gesù è già morto, abbi pietà di me e se ho perduto l'uno, non mi far perdere anche l'altro figlio». Certamente Dio non condanna quei peccatori che ricorrono alla santa Vergine e per cui ella prega, poiché Dio stesso li ha raccomandati a Maria come figli. «Io, fa dire al Signore il devoto Lanspergio, ho raccomandato i peccatori a Maria come figli. Perciò è talmente solerte nell'adempiere il suo ufficio, che non lascia perire nessuno di quelli che le sono affidati, soprattutto di quelli che la invocano e tutti, per quanto può, li riconduce a me».
S.Alfonnso M. de Liguori, Le glorie di Maria
SALVE, REGINA, MADRE DI MISERICORDIA
Maria è madre anche dei peccatori pentiti
Capitolo I
Edizioni San Paolo
S.Alfonnso M. de Liguori, Le glorie di Maria
SALVE, REGINA, MADRE DI MISERICORDIA
Maria è madre anche dei peccatori pentiti
Capitolo I
Edizioni San Paolo
Detti di Abba Antonio
Un giorno il santo padre Antonio, mentre sedeva nel deserto, fu preso da sconforto e da una fitta tenebra di pensieri. E diceva a Dio “O Signore! Io voglio salvarmi, ma i pensieri me lo impediscono. Che posso fare nella mia afflizioni?” Ora, sporgendosi un po’, Antonio vede un altro come lui, che sta seduto e lavora, poi interrompe il lavoro, si alza in piedi e prega, poi di nuovo si mette seduto a intrecciare corde, e poi di nuovo si mette seduto a intrecciare corde, e poi ancora si alza e prega. Era un angelo del Signore, mandato per correggere Antonio e dargli forza. E udì l’angelo che diceva: “Fa così e sarai salvo”. A udire quelle parole fu preso dagrande gioia e coraggio e si salvò.
Vita e detti dei Padri del deserto /1
A cura di L.Mortari, Città nuova
Vita e detti dei Padri del deserto /1
A cura di L.Mortari, Città nuova
giovedì 1 ottobre 2009
In cammino con Maria
Spero, per l'ntercessione di Maria, di ripercorrere insieme a voi, in questo mese mariano e missionario il grande mistero dell'amore che Maria ha per noi.
"....Il beato Alberto Magno fa una felice applicazione della storia della regina Ester alla nostra regina Maria, della quale Ester fu figura. Si legge nel libro di Ester al capitolo 4 che, sotto il regno di Assuero, fu pubblicato nei suoi stati un decreto con cui si ordinava la morte di tutti i Giudei. Allora Mardocheo, che era uno dei condannati, raccomandò la loro salvezza a Ester, affinché s'interponesse presso il re, allo scopo di ottenere la revoca della sentenza. Dapprima Ester ricusò quest'incarico, temendo di accrescere la collera di Assuero. Ma Mardocheo la rimproverò e le mandò a dire che non pensasse a salvare solo se stessa, mentre il Signore l'aveva posta sul trono per ottenere la salvezza a tutti i Giudei: «Non pensare di salvare solo te stessa fra tutti i Giudei, perché tu sei nella casa del re» (Est 4,13). Così disse Mardocheo alla regina Ester e così possiamo dire anche noi poveri peccatori alla nostra regina Maria, se mai esitasse ad impetrare da Dio la liberazione dal castigo giustamente da noi meritato: «Non pensare di salvare solo te stessa fra tutti gli uomini, perché tu sei nella casa del re. Non pensare, Signora, che Dio ti abbia esaltata ad essere la regina del mondo solo per provvedere al tuo bene, ma affinché tu, fatta così grande, possa più compatire e meglio soccorrere noi miseri».
Assuero, allorché vide Ester alla sua presenza, le domandò con amore che cosa fosse venuta a chiedergli: «Qual è la tua domanda?». La regina rispose: «Se mai ho trovato grazia agli occhi tuoi, o re, donami il popolo mio, per cui ti prego» (Est 7,2.3). Assuero l'esaudì, ordinando subito che si revocasse la sentenza.
Ora, se Assuero accordò a Ester, perché l'amava, la salvezza dei Giudei, come potrà Dio non esaudire Maria, poiché la ama immensamente, quando lo prega per i miseri peccatori che a lei si raccomandano e gli dice: «Mio re e Dio, se mai ho trovato grazia presso di te (ma ben sa la divina Madre di essere stata la benedetta, la beata, la sola fra tutti gli uomini a trovare la grazia perduta dagli uomini; ben sa di essere la diletta del suo Signore, amata più di tutti i santi e angeli insieme), donami il popolo mio, per cui ti prego. Se mai mi ami, donami, Signore, questi peccatori per cui ti supplico». È possibile che Dio non l'esaudisca? E chi non sa la forza che le preghiere di Maria hanno presso Dio? «La legge della clemenza è sulla sua lingua» (Prv 31,26 Vulg.). Ogni sua preghiera è come una legge stabilita dal Signore, che si usi misericordia a tutti coloro per cui intercede Maria.
Chiede san Bernardo: «Perché la Chiesa chiama Maria Regina di misericordia?». E risponde: «Perché noi crediamo che ella apre l'abisso della misericordia di Dio a chi vuole, quando vuole e come vuole; così che non vi è peccatore, per quanto iniquo sia, il quale si perda, se Maria lo protegge».
Ma possiamo noi temere che Maria disdegni d'interporsi per qualche peccatore, vedendolo troppo carico di peccati? Ci deve forse spaventare la maestà e la santità di questa grande regina? «No, dice san Gregorio, la grandezza e la santità di Maria la rendono ancor più dolce e pietosa verso i peccatori che vogliono emendarsi e a lei ricorrono». I re e le regine con l'ostentazione della loro maestà incutono timore e fanno sì che i sudditi temano di andare alla loro presenza. «Ma che timore, dice san Bernardo, può avere l'umana fragilità di andare verso questa regina della misericordia, poiché in lei non vi è nulla di terribile o di austero, ma si dimostra tutta dolcezza e affabilità? Maria non solo dona, ma ella stessa offre a tutti noi latte e lana»: latte di misericordia per animarci alla fiducia e lana di rifugio per ripararci dai fulmini della divina giustizia."
S.Alfonnso M. de Liguori, Le glorie di Maria
SALVE, REGINA, MADRE DI MISERICORDIA
Quanta deve essere la nostra fiducia in Maria, perché è la regina della misericordia
Capitlo I
edizioni San Paolo
"....Il beato Alberto Magno fa una felice applicazione della storia della regina Ester alla nostra regina Maria, della quale Ester fu figura. Si legge nel libro di Ester al capitolo 4 che, sotto il regno di Assuero, fu pubblicato nei suoi stati un decreto con cui si ordinava la morte di tutti i Giudei. Allora Mardocheo, che era uno dei condannati, raccomandò la loro salvezza a Ester, affinché s'interponesse presso il re, allo scopo di ottenere la revoca della sentenza. Dapprima Ester ricusò quest'incarico, temendo di accrescere la collera di Assuero. Ma Mardocheo la rimproverò e le mandò a dire che non pensasse a salvare solo se stessa, mentre il Signore l'aveva posta sul trono per ottenere la salvezza a tutti i Giudei: «Non pensare di salvare solo te stessa fra tutti i Giudei, perché tu sei nella casa del re» (Est 4,13). Così disse Mardocheo alla regina Ester e così possiamo dire anche noi poveri peccatori alla nostra regina Maria, se mai esitasse ad impetrare da Dio la liberazione dal castigo giustamente da noi meritato: «Non pensare di salvare solo te stessa fra tutti gli uomini, perché tu sei nella casa del re. Non pensare, Signora, che Dio ti abbia esaltata ad essere la regina del mondo solo per provvedere al tuo bene, ma affinché tu, fatta così grande, possa più compatire e meglio soccorrere noi miseri».
Assuero, allorché vide Ester alla sua presenza, le domandò con amore che cosa fosse venuta a chiedergli: «Qual è la tua domanda?». La regina rispose: «Se mai ho trovato grazia agli occhi tuoi, o re, donami il popolo mio, per cui ti prego» (Est 7,2.3). Assuero l'esaudì, ordinando subito che si revocasse la sentenza.
Ora, se Assuero accordò a Ester, perché l'amava, la salvezza dei Giudei, come potrà Dio non esaudire Maria, poiché la ama immensamente, quando lo prega per i miseri peccatori che a lei si raccomandano e gli dice: «Mio re e Dio, se mai ho trovato grazia presso di te (ma ben sa la divina Madre di essere stata la benedetta, la beata, la sola fra tutti gli uomini a trovare la grazia perduta dagli uomini; ben sa di essere la diletta del suo Signore, amata più di tutti i santi e angeli insieme), donami il popolo mio, per cui ti prego. Se mai mi ami, donami, Signore, questi peccatori per cui ti supplico». È possibile che Dio non l'esaudisca? E chi non sa la forza che le preghiere di Maria hanno presso Dio? «La legge della clemenza è sulla sua lingua» (Prv 31,26 Vulg.). Ogni sua preghiera è come una legge stabilita dal Signore, che si usi misericordia a tutti coloro per cui intercede Maria.
Chiede san Bernardo: «Perché la Chiesa chiama Maria Regina di misericordia?». E risponde: «Perché noi crediamo che ella apre l'abisso della misericordia di Dio a chi vuole, quando vuole e come vuole; così che non vi è peccatore, per quanto iniquo sia, il quale si perda, se Maria lo protegge».
Ma possiamo noi temere che Maria disdegni d'interporsi per qualche peccatore, vedendolo troppo carico di peccati? Ci deve forse spaventare la maestà e la santità di questa grande regina? «No, dice san Gregorio, la grandezza e la santità di Maria la rendono ancor più dolce e pietosa verso i peccatori che vogliono emendarsi e a lei ricorrono». I re e le regine con l'ostentazione della loro maestà incutono timore e fanno sì che i sudditi temano di andare alla loro presenza. «Ma che timore, dice san Bernardo, può avere l'umana fragilità di andare verso questa regina della misericordia, poiché in lei non vi è nulla di terribile o di austero, ma si dimostra tutta dolcezza e affabilità? Maria non solo dona, ma ella stessa offre a tutti noi latte e lana»: latte di misericordia per animarci alla fiducia e lana di rifugio per ripararci dai fulmini della divina giustizia."
S.Alfonnso M. de Liguori, Le glorie di Maria
SALVE, REGINA, MADRE DI MISERICORDIA
Quanta deve essere la nostra fiducia in Maria, perché è la regina della misericordia
Capitlo I
edizioni San Paolo
Santa Teresa di Lisieux

Oggi la Chiesa celebra la meravigliosa figura di Santa Teresa di Lisieux
Dottore della Chiesa Patrona delle Missioni
"Durante l'orazione, i miei desideri mi facevano soffrire un vero martirio: aprii le epistole di san Paolo per cercare una risposta. I capitoli XII e XIII della prima epistola ai Corinzi mi caddero sotto gli occhi. Lessi, nel primo, che tutti non possono essere apostoli, profeti, dottori, ecc.; che la Chie-sa è composta di diverse membra, e che l'occhio non potrebbe essere al tempo stesso anche la mano. La risposta era chiara, ma non colmava il mio desiderio, non mi dava la pace. Come Maddalena chinandosi sempre sulla tomba vuota finì per tro-vare ciò che cercava, così, abbassandomi fino alle profondità del mio nulla, m'innalzai tanto in alto che riuscii a raggiungere il mio scopo. Senza scoraggiarmi, continuai la lettura, e trovai sollievo in questa frase: «Cercate con ardore i doni più perfetti, ma vi mostrerò una via ancor più perfetta». E l'Apostolo spiega come i doni più perfetti sono nulla senza l'Amore. La Carità è la via per eccellenza che conduce sicuramente a Dio.
Finalmente avevo trovato il riposo. Considerando il corpo mistico della Chiesa, non mi ero riconosciuta in alcuno dei membri descritti da san Paolo, o piuttosto volevo ricono-scermi in tutti. La Carità mi dette la chiave della mia vocazio-ne. Capii che, se la Chiesa ha un corpo composto da diverse membra, l'organo più necessario, più nobile di tutti non le manca, capii che la Chiesa ha un cuore, e che questo cuore arde d'amore. Capii che l'amore solo fa agire le membra della Chiesa, che, se l'amore si spegnesse, gli apostoli non annunce-rebbero più il Vangelo, i martiri rifiuterebbero di versare il loro sangue... Capii che l'amore racchiude tutte le vocazioni, che l'amore è tutto, che abbraccia tutti i tempi e tutti i luoghi, in una parola che è eterno. Allora, nell'eccesso della mia gioia delirante, esclamai: Gesù, Amore mio, la mia vocazione l'ho trovata finalmente, la mia vocazione è l'amore! Sì, ho trovato il mio posto nella Chiesa, e questo posto, Dio mio, me l'avete dato voi! Nel cuore della Chiesa mia Madre, io sarò l'amore. Così, sarò tutto... e il mio sogno sara attuato!
Dagli “Scritti Autobiografici di santa Teresa di Gesù Bambino vergine.
Manoscritto B nn 253-254
Apoftegma n 29
Un fratello raccontava che in una laura dell’Egitto, vi fu una discussione. Tutti, grandi piccoli,presero la parola, soltanto uno non disse nulla.
Quando furono usciti un fratello chiese a quello che era rimasto in silenzio : ”Come mai non hai parlato?”. E d egli costretto dal fratello disse: “Perdonami, ma ho detto al mio pensiero: -Se la stuoia che è sotto di te non parla,non parlerai neanche tu.
E così sono rimasto in silenzio senza proferire parola”.
Detti inediti dei Padri del deserto
Quando furono usciti un fratello chiese a quello che era rimasto in silenzio : ”Come mai non hai parlato?”. E d egli costretto dal fratello disse: “Perdonami, ma ho detto al mio pensiero: -Se la stuoia che è sotto di te non parla,non parlerai neanche tu.
E così sono rimasto in silenzio senza proferire parola”.
Detti inediti dei Padri del deserto
Iscriviti a:
Post (Atom)